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Rifiniture dopo la sabbiatura

1 settembre 2010

Signori siamo a settembre. A rimboccarsi le maniche! Agosto è passato in men che non si dica tra piccoli lavoretti al fresco, incursioni su ebay e qualche gitarella nei mercati, il tutto sempre da seduti. Il lavoro è tutt’altra cosa. Alcuni di questi, quelli tosti (p.e. pulizia e rifiniture a sabbiatura fatta) sono stati eseguiti ma non documentati; altri (lattonatura) si trascinano da luglio – e ci daranno da fare ancora per un bel po’ -; altri ancora sono stati appena impostati in quest’ultima settimana di agosto, per cui è ancora presto per parlarne.

Andiamo con ordine: ributtiamoci  a pesce sulla scocca. Secondo voi, a sabbiatura fatta, basta strofinarsi un po’ i piedi, liberarsi degli ultimi granelli per indossare subito le scarpe di vernice? Eh no. Perché anche un’accurata sabbiatura non ci toglie definitivamente dalla scarpa il macigno della ruggine! Date un’occhiata a questo parafango: da mezzo metro sembra perfettamente ripulito… a guardarlo da vicino invece ecco spuntare piccoli, quasi invisibili ad occhio nudo focolai di ruggine; se disturbati, esplodono come una carie nascosta. E si sa, in questi casi, se non si interviene subito prima o poi sono dolori.

Il fatto è che durante la sabbiatura, per via della visibilità ridotta generata dalla polvere, qualcosa può sempre sfuggire. Bisogna correre subito ai ripari. Ecco dunque cosa ho fatto: con il polso del dentista e la pazienza dell’ergastolano ho esaminato ogni cintimetro quadro della scocca e, impugnato il Dremel, ho scavato, molato e spazzolato con meticolosità psicotica i punti rimasti, fino alla loro completa eliminazione. Non vi dico che fatica! Solo dopo ho segnato le parti da lattonare e dato l’antirruggine.

Ma l’ispezione è necessaria non soltanto perché “qualcosa può sempre sfuggire”. Il fatto è che ci sono dei punti in cui nemmeno la sabbia può arrivare, o perché schermati dai risvolti di altri lamierati oppure perché, data la configurazione della scocca, riesce impossibile puntare il getto con l’angolatura giusta.

Tra i primi, per fare qualche esempio, c’è la sede della pedaliera. Ovviamente, per quanto mi possa dar da fare, rimarrà della rugine anche dietro ai punti di saldatura nella parte superiore e ai lati; lì non ci arrivano nemmeno le punte più sottili del mio “lisciacalli” 😀 L’unica soluzione in questi casi (e ce ne sono molti altri) è spazzolare l’interstizio con un disco sottile a punte di acciao e iniettarci poi a pressione del convertitore.

Un esempio del secondo caso sono alcuni punti dei longheroni sotto il pianale. Lì la sabbia, se ci arriva, lo fa di striscio o rimbalzo e quindi riesce sì a scalfire la vecchia vernice, ma se c’è della ruggine… quella rimane lì per il prossimo restauro, ammesso che qualcosa da restaurare rimanga in piedi.

E come questi tanti altri anfratti vanno accuratamente ispezionati, ripuliti e rifiniti prima di dare antirruggine e fondo, sotto la scocca (attacchi ponte p.e.) e sopra (duomi e compagnia). La cosa importante però è, una volta eliminata la ruggine (e la sabbia residua) pulire, sgrassare e immediatamente applicare antirruggine e, dove non c’è altro rimedio, anche convertitore. Lasciar passare una giornata fra carteggiatura e applicazione della protezione antirruggine è un errore: l’acciaio è un materiale dannatamente vulnerabile: il processo di ossidazione inizia nel momento stesso in cui viene esposto all’ossigeno contenuto nell’aria… l’Alfa ne sa qualcosa 🙂

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5 commenti leave one →
  1. marco permalink
    1 settembre 2010 7:13 pm

    parole sante….. ne so qualcosa… dove tocco faccio buchi….help..

    • 2 settembre 2010 11:28 am

      Se domenica sei libero potrei fare un salto su… non ti porto le toppe ma tra ‘colabrodisti’ ci si consola a vicenda 😀

  2. 7 febbraio 2013 3:59 pm

    Ciao!! Condivido pienamente per quello che riguarda l’ossidazione dell’acciaio.
    A me in passato è capitato di utilizzare anche la sabbiatrice ad acqua, non so se l’hai mai provata…praticamente si tratta di una pistola come quella delle sabbiatrici normali che vanno ad aria compressa, solo che questa si collega ad un idropulitrice e al posto della sabbia normale si usano delle microsfere di vetro.
    Devo proprio dire che funziona benissimo, l’acqua aiuta a rimuovere ancora meglio la ruggine ma bisogna utilizzarla solo su piccoli pezzi, uno per volta, e al sole d’estate, in modo da far evaporare l’acqua subito altrimenti se si aspetta che il pezzo si asciughi da solo si ricomincia gia’ a formare la ruggine!

    • 8 febbraio 2013 11:49 am

      Ciao Andrea, benvenuto
      Brutta bestia la ruggine…
      L’acqua sembra essere ormai la soluzione migliore per rimuovere vernice, stucco, ruggine e schifezze varie. Acqua pura però, senza aggiunta d’altro, sparata fino a 3100 bar. Lo fanno quelli della Water Works a Cordignano in Veneto. Ho visto i risultati alle fiere (e li ho filmati: min. 06.52 del video) e c’è proprio da stupirsi di quanto riesca a fare l’acqua a pressione. Non so come le asciugano dopo però 😀

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