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750 marchigiana tagliuzzata

25 novembre 2011

L’avevo già vista questa estate a Porto Recanati, io in costume da bagno, lei abbotonatissima: i cofani erano bloccati, non era certo il momento di un’ispezione accurata. Ci siamo dunque ripresentati al ritorno dalle Puglie… beh credetemi era meglio tirare dritto.

Poco importa cosa ha da raccontarci la targhetta: questa 750 del ’58, americana trapiantata nelle Marche, ha perso per sempre il suo motore di primo equipaggiamento, i sedili, i paraurti, baffi e sottobaffi, sostituiti tutti con delle repliche, il telaio capote e, insomma, anche qualcos’altro… Forse proprio il senso del pudore.

A guardarla a distanza di sicurezza non si direbbe… sembrava addirittura un bel restauro. Offerta poi (su ebay, ora scaduta o ritirata) a € 25.000… caspita, c’era anche l’affare! Certo, persino un bambino avrebbe capito che si trattava di una macchina spogliata di tutto e strapazzata in pista, ma dopo tutto è pur sempre un passo corto a fine restauro: botta in più pezzo in meno, insomma si poteva anche fare.

Senonché, abbiamo osato aprire i cofani 😀

C’è poco da ridere: dal lato sinistro il pianale del cofano bagagliaio risulta stranamente schiacciato, al punto da far quasi scomparire le scanalature, come se la lamiera fosse stata raddrizzata a randellate senza il minimo riguardo. Coerentemente, nella stessa area la pelle posteriore presenta uno squarcio malamente rabberciato, che assieme al piano testimonia di un urto non da poco.

“L’ha restaurata un carrozziere di Ancona”, mi dicono. Carrozziere? Macellaio! Perché non è tutto: il pezzo forte è sotto il cofano motore. Non ci crederete, e purtroppo foto dello scempio non ne abbiamo, ma 4 occhi, sgomenti, hanno visto. Ebbene pare che nei suoi giorni corsaioli la poveraccia abbia ricevuto un motore più potente e una trasmissione all’altezza. Così all’altezza che non c’era verso di ficcarla nell’angusto spazio a disposizione. Cosa si son fatti venire in mente sti geniacci? Semplice: tagliare di netto la traversa appoggiata al parafiamma, che assieme ai longheroni e al tubo frontale conforma il quadrilatero strutturale superiore del vano motore!

Ma insomma dico, è mai possibile, primo, che qualcuno abbia pensato di portare in pista un telaio mutilato? E secondo, come si spiega che nessuno abbia suggerito al macellaio, prima di portare la macchina in verniciatura, prima di montare il nuovo motore, di riparare quella traversa, che guarda caso non è un mero ornamento, ma un elemento soggetto a sollecitazioni dinamiche non indifefrenti?

Misteri. Eccola lì, a fine restauro, da ri-restaurare subito. Gli offerenti d’altra parte – bisogna darne atto – sembrano pienamente consapevoli dei limiti dell’esemplare, tant’è che la richiesta appare cautamente commisurata. Chi se la sentirebbe però di rimettere le mani, smontare e lattonare, una macchina “teoricamente” a fine restauro? E’ quanto andrebbe fatto, ma qualcuno potrebbe trovare delle “soluzioni” alternative…. Occhio alla targhetta allora: potrebbe ancora servire a qualcosa 😉

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