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Restauro Specchio Interno Spider III serie

20 novembre 2013

La cosa non riguarda specificamente la mia giulietta, che è un esemplare di transizione, ma siccome nel tempo mi sono passati per le mani svariati specchi interni per Giulietta spider III serie e Giulia, e alcuni li ho restaurati con buoni risultati, ho pensato di scrivere questo tutorial o guida al restauro, nel caso qualcuno voglia fare da sé, che si fa prima e meglio. Ecco intanto il frutto delle mie fatiche 🙂

giulietta-spider-restored-dash-mirror

Non è fra i migliori, ma è l’ultimo che ho restaurato. Era messo davvero male e non sarà mai un pezzo da concorso ma tant’è: ora è pronto per tornare in servizio. Ok veniamo al tutorial.

Premessa. Nel Manuale delle parti di ricambio, vol. 2 Carrozzerie, gli specchi interni con scatto notte/giorno sono contrassegnati dal seriale 101.03.61.004.00, fino alla vettura 169057, e da lì in avanti con il 101.30.61.015.00. Non ne sono del tutto sicuro ma la diversa numerazione potrebbe corrispondere ai due diversi tipi di specchietti per III serie a me noti, che beninteso sono esternamente identici: cambia all’interno il supporto dello specchio stesso e della leva per lo scatto notte/giorno. Nel primo tipo abbiamo una piastra di metallo zincato e due graffette in acciaio:

Giulietta-spider101-giulia-dash-mirror-int_04Giulietta-spider101-giulia-dash-mirror-int_support-01Giulietta-spider101-giulia-dash-mirror-int_03

Nel secondo tipo il supporto è fornito da due pezzi in plastica tenuti insieme da un anello in acciaio temperato: un altro filo di acciaio molto sottile (v. 3), innestato sui perni del supporto superiore poggia sul relaio e tiene lo specchio in posizione. Un discorso a parte va fatto per un terzo tipo, montato su alcune berline e riconoscibile da un particolare soltanto: sul telaio vi è stampato il marchio del produttore (Vif). Ovviamente cambia il gambo, poiché sulla berlina va fissato a tetto, ma per il resto è identico in tutto, quindi, trovato il gambo giusto, si adatta perfettamente anche allo spider.

giulietta_mirror_supportspecchio-berlinagambo_specchio-berlinaQui prenderemo in condirerazione entrambi i tipi di supporto. Elenco sotto le varie fasi del lavoro, indicando fin da subito il livello di difficolta, per riprendere in seguito punto per punto in maniera più approfondita. Aggiungo anche materiali e attrezzi necessari.

1) Telaio [facile. Serve una molatrice o trapano con disco a spazzole, eventualmente qualche prodotto per rimuovere la ruggine].

2) Vetro e specchio [not so easy… :-/ Rivolgetevi a un vetraio].

3) Meccanismi interni [facile. Come sopra, se c’è della ruggine].

4) Parti in gomma / platica [moderata, ma se manca la leva son dolori];

5) Verniciatura [difficile. Vernice nera raggrinzante, un forno o pistola d’aria calda].

6) (Cromatura cornice e) Rimontaggio [per niente facile: servono guanti in latex, spray antistatico, panno anti polvere e tanta pazienza].

1) Telaio. Per prima cosa bisogna, ovviamente, smontare completamente lo specchietto per verificarne le condizioni e valutare gli interventi da fare.

giulietta-101_mirror_on-the-make

La prima raccomendazione è: cercate di salvare la vernice originale! Anche se non è perfetta, alle volte può bastare una rinfrescata con del nero opaco per alte temperature. Se invece è andata, molatela esternamente con una spazzola e ripulite con solvente. La parte interna, a meno che la lamiera non sia arrugginita, di solito è ben conservata, ma una spruzzata di nero non guasta; in ogni caso è importante che all’interno sia pulito; in particolare non deve rimanere un solo granello di polvere! (V. sotto, 6).

2) Vetro e specchio. Anche se di solito il vetro esterno si conserva meglio dello specchio vero e proprio, sempre alla frutta, è buona pratica sostituirli entrambi. Lo spessore è per l’uno come per l’altro di 2 mm, il che pone subito un problema perché molte vetrerie non trattano più lastre così sottili. Se ne trovate dello spessore giusto, ritagliare con un cutter per vetro i due pezzi necessari non è una scienza, ma ve lo sconsiglio perché nel caso dello specchio il taglio è solo la prima operazione, poi bisogna molare sopra e sotto e per un lavoro ben fatto ci vuole una molatrice professionale ad acqua.

La riduzione dello spessore ai bordi inferiore e superiore dello specchio (che andrà ottenuta molando dalla parte frontale vetrata dello specchio e non, chiaramente, su quella rivestita dalla pellicola riflettente) è necessaria per poter alloggiare il vetro negli appositi supporti, che tanto nel primo come nel secondo tipo non ammettono spessori di oltre 1 – 1,5 mm.

specchietto_III-serieIl vetro non richiede molatura, ma un suggerimento che vale per entrambi riguarda le misure, che devono essere esattamente quelle del vetro e dello specchio originali: un paiodi millimetri in più (ancora e soprattutto nel caso dello specchio) e il rischio di inceppare lo scatto notte / giorno sarà in agguato. Se invece il vetro è sovradimensionato penerete come dannati a farcelo stare nella guarnizione.

3) Meccanismi interni. Se il meccanismo interno è del primo tipo è probabile che la condensa abbia agito negli anni portando la piastrina ad arrugginire. In quel caso ripulite il pezzo (con EvapoRust, aceto e sale, cocacola o altro). L’ideale sarebbe poi zincare la piastra ma un buon antirruggine e poi vernice allo zinco come finitura possono andare altrettanto bene (vedi sopra).

giulietta_101-mirror-internal-bitsSe invece il meccanismo è del secondo tipo, sulla plastica poco ma sicuro non troverete ruggine, ma suggerisco di controllare i due perni su cui poggia l’astina di acciaio, la quale, essendo sottile come un ago, a forza di muoversi ogni volta che lo specchio viene spostato da una posizione all’altra, tende a perforare i supporti lasciando passare l’astina che assume la posizione distesa e, di conseguenza, lo specchio rimane senza il punto d’appoggio per la rotazione.

4) Parti in gomma e plastica. La guarnizione in gomma è solitamente il componente meglio conservato, e guai se non lo fosse: per riprodurla la spesa non varrebbe la candela. In ogni caso, se la gomma appare un po’ rinsecchita, potete dare uno spray ravvivante per gomme oppure della vasellina (evitate il diluente nitro che alla lunga potrebbe sortire l’effetto opposto).

Un altro pezzo che non dovrebbe mancare ma purtroppo tende a spezzarsi è la leva notte/giorno.

giulietta-101_mirror-lever-originalgiulietta-101_mirror-levergiulietta-101_mirror-lever-01Se rotta, non perdete tempo a cercare di ripararla, tanto si spezza subito: ci ho provato con le colle industriali più tenaci senza successo. L’unica soluzione è riprodurla con un kit per prototipizzazione rapida come quelli forniti dalla Prochima, oppure cercarne una riproduzione già pronta: Terry Rushbrook (link a fianco) una volta le riproduceva. Ora non saprei… io le ho finite.

5) Verniciatura. Come anticipato è la parte più delicata: la vernice raggrinzante richiede particolare attenzione sia nella fase di applicazione che durante l’essiccazione… vediamo subito perché.

wrinkle-paint

Anzitutto bisogna trovare quella giusta al giusto prezzo; in rete ne troverete diverse e un buon compromesso tra convenienza e risultati potrebbe essere la VHT: l’ho presa dalla American Wheels e ne sono soddisfatto.

Dunque la prima cosa, come al solito, è pulire e sgrassare bene la superficie. Poi suggerirei di dare una mano di fondo, sempre con nero opaco per alte temperature, e infornare a 250 gradi. Se non disponete di un forno è possibile ricorrere a una pistola di calore, ma dovete proprio insistere senza risparmiare sforzi (né corrente), altrimenti il fondo potrebbe non essiccare completamente.

Una volta pronti si passa al raggrinzante: va applicato con passaggi rapidi cercando di ottenere una distribuzione omogenea della vernice: l’accumulo disomogeneo potrebbe determinare effetti decisamente antiestetici non appena il composto incomincia a reagire al calore (a proposito, nell’immagine sopra, accanto alla bomboletta avete una prova andata a male: vernice in eccesso, effetto raggrinzante troppo carico… tutto da rifare).

giulietta-101_mirror--original-wrinkle-paintSe invece l’applicazione è corretta e la quantità giusta l’effetto sarà molto vicino a quello originale. Non identico, ma la differenza andrà rilevata semmai con una lente d’ingrandimento: a occhio nudo l’effetto è quello. Ora, una volta applicato il VHT, da manuale l’essiccazione prevede tre fasi, la prima con riscaldamento a 120°C per 30 minuti, wrinklepaintpoi raffreddamento, ancora riscaldamento a 200°C per altri 30 min. e di nuovo raffreddamento, infine un ultimo passaggio in forno a 340°C per altri 30 minuti. Questo per garantire una resistenza fino a 1300°C nell’applicazione a testate e altri organi in grado di sviluppare alte temperature. Il nostro specchietto invece al massimo rimarrà un po’ sotto il sole, per cui in realtà potremmo usare una scorciatoia molto più rapida. Eccola.

Appena finita l’applicazione, con una pistola di calore incominciate a sventagliare uniformemente da una distanza di almeno 30 cm fino al momento in cui incominciate a vedere il raggrinzante reagire al flusso d’aria calda. Di solito ci vogliono meno di 5 minuti e noterete che parti della supeficie incominciano a sollevarsi. Quindi indirizzate il flusso sulle parti non ancora attive a quando l’intera superficie apparirà ‘raggrinzita’ interrompete immediatamente. A quel punto riponete il telaietto in luogo pulito e asciutto e, IMPORTANTISSIMO, non toccatelo più per almeno 48 ore!  L’essiccazione sarà completa solo dopo 6 giorni e l’oggetto non sarà manipolabile prima di 48 ore: provate a farlo e butterete nel cesso ore di lavoro! 😯

6) Rimontaggio. Beh prima ci sarebbe da valutare se la cornice richiede ricromatura: fatelo soltanto se è messa davvero male. Spesso una cromatura troppo spenta e/o con graffi superficiali può essere riportata in condizioni più che accettabili molandola con un disco morbido e la pasta appropriata, per intenderci il disco più ‘gentile’ della Lux Metal e pasta B o C. Lo stesso kit può essere usato anche per il gambo in alluminio. Ok, passiamo al rimontaggio.

Giulietta-spider101-giulia-dash-mirror-int_supportChe come anticipato è un lavoretto tutt’altro che simpatico 😀 Intanto spostatevi in un ambiente privo di polvere e ben illuminato. Munitevi di guanti e pulite accuratamente vetro e specchio. Applicate un po’ di spray antistatico per tenere lontana la polvere: se assemblate impaninando anche un solo granello di polvere tra specchio e vetro dovrete smontare tutto, e ogni volta che montate e smontate aumenta il rischio di lesionare la vernice. Per prima cosa rimontate il supporto, di metallo o plastica che sia, e istallate lo specchio interponendo tra questo e il suo supporto un pezzetto di carta da guarnizioni o anche da forno, purché sia resistente all’umidità: è il pezzo marcio che si vede qui a fianco e serve a evitare che con le vibrazioni il supporto possa graffiare la parte posteriore dello specchio.

giulietta_101-mirror-glassPoi inserite il vetro nella sua guarnizione. Probabilmente non vorrà starci… ecco il trucco: con un ago prendete un nonnulla di colla rapida e depositatelo su 3 o 4 punti tra vetro e guarnizione. Sistemateli entrambi nella cornice cromata. Tornate sul telaio, che intanto avrete fissato su una morsa stringendolo dal perno del gambo. Inserite la levetta e il gruppo specchio + suporto. Appoggiate sopra il vetro già incorniciato, inserendo due delle quattro linguette nelle apposite fessure del telaio e preparatevi a chiudere. Per farlo è necessario sollevare leggermente e con la massima cura la cornice acanto alle restanti due levette e, facendo leva con un cacciavite, spingere la cornice finché non va in posizione. Il tutto, ancora, senza graffiare la vernice. Provate se la levetta fa il suo dovere e, se sì, avvitate il gambo e godetevi lo spettacolo 😉

Troppa fatica? Sono da poco disponibili repliche a buon mercato, intorno a EUR 180, ma l’occhio allenato se ne accorge e poi la vernice non è precisamente raggrinzante: sembra piuttosto il micaceo della Fernovus.

A proposito, la cavia protagonista di questo tutorial a me non serve. La trovate nel mercatino.

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2 commenti leave one →
  1. francesco permalink
    28 novembre 2013 1:02 pm

    Io ho usato l’additivo texturizzante della tedesca “spies hecker” per ottenere la vernice, non lo so’ quanto e’ costata la bomboletta ma tra additivo e vernice bi-componente si arriva a max 60,00 euro al kg.
    Anche perche’ avendo una berlina dovro’ verniciare anche parte del cruscotto con quel nero e ho bisogno di uno smalto resistente.

    • 5 dicembre 2013 3:06 pm

      Ciao Francesco
      anche io dovrò verniciare con raggrinzante parte del cruscotto e il bordo. In questo caso però userò un prodotto di qualità superiore, tipo la Rioplast della Sokema 😉

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