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Roberto su Automobilismo D’Epoca

2 febbraio 2014

Diciamo anzi la sua bellissima Giulietta Spider II serie, grigio graffite con interni rossi. E’ lei l’indiscussa protagonista del servizio a pp. 98-105 del numero di febbraio di Automobilismo d’Epoca. Un’altra giulietta Salvata! Rimpatriata, restaurata in conformità alle specifiche di fabbrica e direi anche in maniera eccelsa; quindi, giustamente, balzata agli onori della cronaca.

spider-roberto-automobilisto-depoca

E dire che quando conobbi Roberto, nell’ormai lontano giugno 2011, la “femmina”… ehem la signorina era… come dire, a pezzi e inscatolata, rinchiusa in uno scantinato in attesa di una scocca che non voleva saperne di uscire dal reparto lattonatura. Quattro anni è durato il restauro; 1200 ore di lavoro! Ma ne è valsa la pena, altroché. Guardatela.

spider-roberto-restored-01spider-roberto-restored-02Non sto a riportarvi l’articolo di Luca Gastaldi, corredato di un bel servizio fotografico di Gianluca Bucci: se non siete il tipo da accumulare carta, il mese prossimo potete sfogliarlo on-line. Roberto però dice una cosa che vorrei riprendere partendo proprio dalle sue parole: mi ha fatto riflettere sull'”onerosità” del restauro, non in termini economici – tanto si sa, il salasso c’è e non si scappa -, ma fuor di metafora in termini di energie fisiche:

spider-roberto-restored-03Il risultato è stato per me notevole, ma molto oneroso in termini di energia fisica. La giulietta è restaurabile con la certezza di trovare sul mercato molti ricambi, sicuramente molte repliche, ma con molta pazienza e perseveranza su internet e nei mercatini se ne trovano di originali [p. 104]”

Pazienza e perseveranza. Molta, moltissima. Perché alle fiere bisogna andarci e magari presto, girarle. Perché davanti al PC bisogna starci, delle ore, e magari anche fare notte in attesa della chiusura di un’asta. E poi beh, se ci mettete le mani voi stessi, come ha fatto il nostro amico, lì c’è davvero da sgobbare. Nel complesso insomma, presto detto, un impegno devastante.

1200 ore? Qualche tempo fa ho letto sull’AlfaBB una riflessione semiseria sul quantitativo di ore richiesto per restaurare a regola d’arte una Giulietta. Semiseria dico – ma non ci scherzerei più di tanto – perché lì si faceva entrare nel computo anche il tempo impiegato a cercare il pezzo giusto, tra fiere e internet appunto. Infatti una cosa è alzare il telefono e farsi spedire una quintalata di repliche, un’altra ben diversa è setacciare a 360 gradi il mercato alla ricerca del ricambio originale in buono stato, non una volta ma 10, 100, per tre, quattro anni. C’è poco da scherzare: parliamo del discrimine fra un restauro ‘plasticato’ e un percorso tra la filologia e l’alto artigianato.

A dieci passi le giuliette son belle tutte; è da questa distanza poi che il mercato le guarda. Lo sappiamo, ma non ci frega niente, della fatica, dello sbattimento, del tempo sacrificato a questa passione. Ecco, qui, il mito della passione alfista non è un luogo comune: ancora un passo avanti e la si può vedere e sentire, tutt’uno con la rinata spider grigia di Roberto!

12 commenti leave one →
  1. nino permalink
    3 febbraio 2014 1:09 am

    grigio GRAFITE…
    Ciao Ale

  2. 3 febbraio 2014 1:39 am

    Gran bel restauro, conosco Roberto che mi ha inviato alcune foto delle fasi del restauro.
    Confermo il lavoro certosino sui particolari ricercando l’originalità.
    Saluti a tutti, Emanuele -Fr-

    • 3 febbraio 2014 9:50 am

      un gran bel restauro infatti. Sulle foto del servizio le targhe sono nere, le stesse ma nere.
      Si può fare?😎

      • Emanuele permalink
        3 febbraio 2014 2:55 pm

        In teoria no ma in pratica lo fanno tutti. Su queste signorine poi guardano proprio bene!🙂
        Caro Ale sono convinto che farai anche tu una versione nera!!!🙂

  3. Riccardo permalink
    5 febbraio 2014 12:02 am

    Stupendo restauro, complimenti!!
    Spero non andare troppo off topic chiedendo una delucidazione/curiosità sulla tinta del coperchio punterie, che noto è quel “verdino”.
    C’è un riferimento storico, un numero di telaio o una data, che indichi se e a partire da quando va di quella tinta?
    Riccardo

  4. 8 febbraio 2014 7:05 pm

    Bella veramente complimenti, corretta l’affermazione “oneroso in termini fisici”, ne so qualcosa con la mia Siata Amica, alcune parti le ho dovute per forza far ricostruire ma quando trovo un particolare dell’epoca ecco che le energie ritornano, COMPLIMENTI, Alejandro che ci si riesca a vedere a Villa d’Este quest’anno?

    • 9 febbraio 2014 12:38 pm

      Ieri ad Automotoretrò ho visto una Amica blue scuro conservata molto bella, anche se forse sta meglio nei colori chiari.

      Sicuramente Paolo, quest’anno cercherò di esserci😉

      • 9 febbraio 2014 2:05 pm

        La conosco molto bene, è di un amico di Torino, è conservata, i sedili però non sono in pelle, sembrano dell’epoca ma sono in plastica!! Ci vediamo a Villa d’Este CIAO

  5. paolo permalink
    3 marzo 2014 7:13 pm

    Scusate se mi intrometto nella discussione anche io sto restaurando una Giulietta Spider 3 serie:la tapezzeria dei sedili la seconda serie non dovrebbe avere i cordoncini del colore della carrozzeria?

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