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Raritat: Giulietta Spider del 1956

2 Maggio 2021

Parliamo di un progetto di restauro, impegnativo certo, come le foto – esplicite che più non si può (endoscopie a parte) – testimoniano ampliamente. E’ la rarità dell’esemplare a renderlo interessante.

Per far mente locale bisogna anzitutto ricordare due dati: a) che nel 1956 – primo anno di produzione in serie – furono prodotte (tra “normali” e veloci) solo 1007 spider; b) che quasi tutta la prima produzione andò in America. Perciò, se una Spider italiana del ’56 è una mosca bianca – e chi ce l’ha se la tiene stretta – qualunque altro esemplare di quell’anno rimane comunque una rarità molto appetibile.

L’esemplare in questione, una 750D – quindi va da sé, passo corto – è stato costruito sul telaio #00833 e proviene appunto dall’America, anche se al momento è proposto con documenti europei. Interessante, dicevamo. Decisamente interessante anzi, perché, dettaglio non da poco, il motore montato non è – come spesso accade per auto di tale veneranda età – uno qualsiasi purché ci stia nel vano, e nemmeno uno “corretto” per il periodo. Eh no, questo esemplare monta il motore con cui è uscito dalla fabbrica, è cioè un matching numbers.

Eccovelo. All’occhio esperto non sfuggiranno quei due particolari che, fra gli altri, distinguono a colpo d’occhio il vano motore delle spider di prima produzione: il passacavi disposto verticalmente sul parafiamma, e i bordi del cofano sprovvisti di risvolto sgocciolatoio. Per il resto, sembra tutto a posto: propulsore in bella forma, scatola sterzo giusta, carburatore solex, radiatore IPRA, pompa benzina in coppa e via dicendo. Quello che c’è; ciò che manca, manca, ma ci dicono che la macchina è “quasi completa”, per cui semmai portatevi il temperino per aprire gli scatoloni.

Capitolo lattonatura. Inutile nascondercelo, qui c’è parecchio da fare. Eppure, non più di quanto non vi sia in qualsiasi altra Giulietta, persino in talune “caramellate” per il mercato, dove la fregatura è sempre in agguato. Perché il lavoro – conviene saperlo – si concentra soprattutto su ciò che non si vede: i sottoporta, p.e., dove la condensa ha lavorato indisturbata per decenni: sono sempre da sostituire. E il pianale? In questo caso, un lattoniere monta-smonta vi dirà ‘via tutto’. Io invece salverei la croce, vale a dire il tunnel trasmissione e la parte centrale con le modanature radiali, e sostituirei i 4 pozzetti. Nota a margine: la leva cambio è corretta (non così il pomello), il che mi fa pensare che anche la trasmissione sia quella montata da mamma Alfa.

Sorpresona! C’è anche il telaio capotte, e la traversa sembra salvabile, se ricostruita alle estremità. Dietro, i pianalini del vano, sono da rifare completamente. Il combo originale – prima della spruzzata di rosso – era Celeste PF con interni neri: decisamente uno dei più raffinati.

Insomma se andate alla ricerca di uno spiderino speciale da riportare in vita e farlo proprio come dite voi; se non siete un feticista delle targhe nere e preferite invece la medaglia della soprintendenza ai beni culturali per aver rimpatriato un’opera d’arte nostrana, allora potreste farci un pensierino. (Azz, questa è una bella idea, ne riparleremo: il raduno di quelli che… La targaccia? Sì, portata con orgoglio).

L’esemplare è inserzionato su Subito e la richiesta è d Euro 28.500. Conosco l’inserzionista, Riccardo, titolare (a proposito arte su 4 ruote) della Classic Art di Padova, che di queste ne ha rimpatriato a dozzine. Se a noi andasse davvero una medaglia, per lui dovremmo pensare al cavalierato 🙂

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