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Autovelox all’italiana

30 gennaio 2022

Un affare di 2 miliardi di euro l’anno bello nascosto tra le pieghe della sacrosanta sicurezza stradale. Una truffa a volte nemmeno tanto “legalizzata”, tant’è che negli ultimi anni 146 comuni e 367 funzionari pubblici sono finiti davanti al giudice.

Questa la punta dell’iceberg, la squallida storia di veri e propri delinquenti in divisa, dediti a taroccare gli strumenti di rilevazione, a inventarsi violazioni inesistenti, a vessare i cittadini con verbali illegittimi, da Brescia a Salerno.

Sappiamo tuttavia che a preoccupare le associazioni dei consumatori, a impegnare gli operatori di giustizia alle prese con piogge di ricorsi, e non da ultimo a far incazzare il cittadino automobilista – com’è noto già abbondantemente tartassato – non è tanto l’iniziativa sfacciatamente truffaldina di qualche mela marcia, bensì la malapratica capillarmente diffusa in Italia dell’uso improprio degli strumenti di rilevazione, non ai fini di incrementare la sicurezza stradale, nemmeno come meri strumenti di repressione, ma prosaicamente per fare cassa. In una parola, l’autovelox all’italiana.

Il problema è complesso. Basti dire che la distinzione appena tracciata – complice una legislazione frammentaria – è tutt’altro che chiara ed ha anzi svariati gradienti, che vanno dal penalmente rilevante, come sopra, all’eticamente discutibile, passando, come vedremo, per il politicamente idiota. E’ di quest’ultimo aspetto che ci occuperemo in questo post, e lo faremo esaminando un caso recente quanto emblematico, quello della Strada Statale 77 Val di Chienti in provincia di Macerata, Marche.

Lasciamo dunque ai nostri legali il compito di valutare di volta in volta se fare o meno ricorso (Ma mi raccomando: facciamolo!). Affidiamo agli esperti in materia le discussioni sulle condizioni di utilizzo e delle apparecchiature e delle risorse umane, sulla destinazione dei ricavi e quant’altro; sorvoliamo sulle diatribe lessicali su “approvazione” e “omologazione”; ignoriamo tranquillamente i cavilli e controcavilli legali su cui si discute e ci si scorna da anni senza cavare un ragno dal buco.

Veniamo al punto invece, perché al di là degli aspetti giuridici della questione, ci vuole davvero una miopia politica senza precedenti per non capire come quell’uso irresponsabile e spregiudicato dell’autovelox – a dispetto dei lauti eppure mai sufficienti introiti che procura alle casse comunali – possa rivelarsi invece, alla lunga, un vero e proprio boomerang per l’economia di un intero territorio.

Miopia? Cecità, nel caso specifico. Perché si sa, ci ostiniamo a non voler imparare nulla dalla storia, ma un occhio a quanto è capitato al vicino l’altro ieri, ce lo vogliamo buttare? Di fatto il precedente c’è: è già successo insomma, nemmeno tanto tempo addietro, nella Riviera di Ulisse: in 4 anni, tra il 2015 e il 2019, da quelle parti l’autovelox all’italiana è riuscito a mettere in fuga quasi il 60% dei turisti.

RIVIERA DI ULISSE ADDIO, TURISTI IN FUGA PER RAFFICHE DI MULTE DA MONDRAGONE, CELLOLE E MINTURNO

Sono centinaia di migliaia i turisti e villeggianti che negli ultimi anni hanno dato l’addio a rinomate perle della Costa di Ulisse come Formia, Gaeta, Sperlonga.
Il Rapporto Eures mette nero su bianco i numeri della debacle nel comparto turistico, settore un tempo trainante per l’intera economia pontina. Da 2013 al 2018 si registra infatti un netto tracollo nelle presenze, pari al 26,7%, ed una brusca flessione negli arrivi (-7,7%). Il calo riguarda anche i turisti stranieri nell’ultimo anno (-8,1%) come pure le loro presenze (-4,6%). Un dato ancor più più marcato in rapporto a 4 anni prima (-58,8% nelle presenze e -20,9% negli arrivi di turisti dall’estero). E tutto questo, a danno degli imprenditori turistici locali, che vedono vanificati i loro sforzi, pur avendo investito per creare nuovi posti letto nelle strutture alberghiere (+ 0,6%) e in quelle complementari (+ 3,3).

Bene, anzi male, malissimo. Dal 2019 veniamo all’oggi; dalla costa dove Ulisse si lasciò irretire dalla maga Circe spostiamoci in montagna, nelle Marche, sui Monti azzurri cantati da Leopardi, dove la Sibilla vaticinava futuro e destino.

Ebbene, diradate le suggestive nebbie del mito, cosa ci troviamo? Troviamo un territorio devastato da due calamità naturali: il terremoto del 2016 e la pandemia ancora in corso; una ricostruzione sbandierata e mai partita, quindi una crisi del sistema produttivo senza precedenti; un tessuto sociale in piena disgregazione.

“Le difficoltà del sistema produttivo del cratere” afferma il segretario Cna Marche Otello Gregorini pregiudicano la tenuta del tessuto sociale, con un lento spopolamento di aree che rischiano di non riprendersi più. Particolarmente inquietante la chiusura di tante imprese dei servizi di prossimità, piccoli negozi, edicole, bar che non erano solo attività economiche, ma anche centri di aggregazione e di socialità“.

Se poi finalmente da quelle vette scendiamo a valle, troviamo la Strada Statale 77 Val di Chienti, scenario del nostro caso studio. Beninteso non è da ieri che lungo quella strada avvengono regolarmente “agguati” pianificati in nome della sacrosanta lotta per la sicurezza stradale.

Senza arretrate più di tanto – ché torneremmo tra le nebbie, del tempo stavolta – diciamo che da quelle parti, già nel 2015, dall’indignazione popolare si era passati a forme di denuncia e a iniziative di resistenza – certo, a quanto pare poco efficaci, tant’è che i segni di quel che allora poté apparire un accanimento non più tollerabile si sarebbero poi palesati, con tempistica non certo felice, l’indomani del terremoto.

Possibile?! Mah, sarà stata una svista: sono cose che, in un periodo di riorganizzazione, possono capitare. Proprio nel 2015 infatti, alcuni dei comuni del cratere sismico (15 all’inizio) si riunivano nella Unione Montana dei Monti Azzurri [UMMA]. L’Unione, che come da Statuto “ispira la propria azione ai principi di sussidiarietà, adeguatezza e solidarietà, si sarebbe impegnata nella “tutela e valorizzazione dei territori montani e [nel]la programmazione dello sviluppo sociale ed economico della comunità locali”. Non solo. di lì a poco, nel 2018, si sarebbe dotata di un proprio corpo di Polizia locale, ponendo fine alla diffusa malapratica dell’autovelox all’italiana nell’area.

Ed è così che è andata: l’autovelox è finalmente sparito: al suo posto è comparso il Telelaser. Per il resto, tutto come prima. Tanto per cambiare, si cambia per non cambiare nulla o per fare, se possibile, ancora peggio. A cancellare con la mano sinistra quel che fa con la destra ci riesce benissimo, l’Unione, affidando alla propria polizia locale il compito di raggiungere vette mai attinte – se non altro in termini qualitativi – da nessun’altra amministrazione comunale italiana, per quanto ottusamente vorace se ne possa immaginare la gestione.

Siamo alla fine del 2020, in mezzo alla seconda calamità: la sindemia globale da covid-19. Le misure di contrasto (si fa per dire) del governo dei peggiori su succedono a raffica ad avvelenare l’atmosfera natalizia, strozzando ulteriormente le attività commerciali nell’area, come detto già in grave difficoltà; a completare il quadro si annuncia la stangata di gennaio sull’energia. Potrebbe bastare, ma volete che non ci sia la ciliegina sulla torta?

(Photo credit should read JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Ci pensano i nostri montanari in divisa, stemma e gonfalone, che in tempi di magra s’inventano una strategia infallibile, tra l’orso furbo (che il salmone preferisce pescarlo nelle secche, mica nelle rapide) e lo sciacallo famelico (che per diventare invisibile all’olfatto della preda è pure capace di sguazzare tra carcasse ed escrementi di foca).

Eccoli, i nostri si appostano – sempre sulla SS77, all’altezza di Belforte del Chienti e armati dei nuovissimi bancomat d’assalto – non nei tratti dove gli automobilisti sfrecciano ad alta velocità e il pericolo c’è ed è concreto, ma nei restringimenti di carreggiata causa cantiere, piazzando il limite di 40 all’ora – e giù tutto un fioccare di contravvenzioni, a centinaia, comminate agli spericolati conducenti colpevoli di essersi spinti addirittura i 46, 48 e oltre K/h!

Rigore, prevenzione, senso del dovere? Macché, semplicemente, roba “da banditi“, tuona ancora l’ex assessore Torresi, fondatore di un gruppo facebuk e figura in prima linea conto questo genere di abusi (Cronache Maceratesi):

E siccome lì, a 40, il pericolo non c’è affatto, per non farci mancare nulla le occasioni di pericolo le creano loro stessi, i controllori:

Si potrebbe andare avanti, ma direi che ormai ci siamo. La Polizia locale dell’Unione Montana dei Monti Azzurri si candida dunque all’infelice primato nazionale nell’esercizio della truffa legalizzata a mezzo autovelox (o telelaser). E ciò non tanto per il “coraggio” in materia di innovazione:

Nemmeno per le modalità sciagurate di messa in opera dei controlli (secondo una forzarura delle norme che scivola facilmente nell’ambito della “ineffettività antinomica” [ottiene esattamente il contrario di ciò che, almeno in teoria, ci si poteva attendere come risultato]), ma per le ragioni di contesto cui si accennava sopra, che sono ragioni non di ordine pubblico o di sicurezza, ma socio-politiche.

Mettere in atto – spacciandolo per un “servizio” – un programma di vessazione sistematica del cittadino-automobilista; infierire contro una popolazione allo stremo, senza peraltro uno straccio di valutazione sull’impatto a medio e lungo termine di tale prassi sulla comunità tutta e sull’economia, è qualcosa che ci auguravamo di trovare in qualche scenario distopico da commedia trash americana, dove l’ottusità e la sciatteria vengono elevati a paradigmi dell’azione politica. E invece no: la realtà supera ancora una volta la fantasia.

Inutile prendersela con gli agenti, semplici esecutori materiali: dietro ci sono decisioni politiche quanto meno malaccorte, che hanno finito col delegare a un carrozzone guidato da funzionari e burocrati ciò che dovrebbe essere compito precipuo di ciascun amministratore: la cura del bene pubblico. E qualcuno, tutt’a un tratto, se n’è accorto.

Eccolo. No, non è un testimonial della Proraso, simpaticissimo in ogni caso 🙂 è il primo cittadino di Belforte del Chienti, Alessio Vita, e anche il primo sindaco a staccarsi dal “servizio convenzionato di Polizia Locale dell’Unione Montana dei Monti Azzurri”. A stretto giro, il comune di Caldarola ha seguito l’esempio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso? Fra le tante differenze bla bla bla la raffica di multe consegnate tra Natale e capodanno, a oscurare il danno con la beffa. La misura è colma.

Meno due. E speriamo che nei tempi a venire i rimanenti comuni aderenti valutino attentamente se sia o meno il caso di porre un freno oppure scendere anche loro dal carrozzone. Se ciò non avverrà, la prossima mossa dovremo farla noi, comuni cittadini vessati, ognuno per conto proprio al tempo di rieleggere i nostri amministratori.

Un’idea di qualcosa da fare nel frattempo però io ce l’ho: ve ne parlo appena arriva l’esito del ricorso 🙂

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One Comment leave one →
  1. fabio permalink
    31 gennaio 2022 11:17 am

    A parte le normali tasse che paghiamo, questo è un altro balzello dello stato per i comuni, eppoi basta guardare quello che viene fatto per sanità, scuola, ricerca, per i giovani ecc. ecc. una vergogna.

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