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My next classic

25 settembre 2022

Non sarà una cabrio; non sarà un due posti secchi (anzi di spazio me ne servirà tanto); non sarà una vettura insomma, ma un pick-up. E non sarà un Alfa, perché questa è solo sulla carta, purtroppo.

Bella muscolosa eh? Sarebbe senz’altro un instant classic… Peccato che sia solo un concept, una chimera insomma: perché su questo segmento – Matta a parte, che poi è un’altra cosa – l’Alfa non ci è mai entrata, e oggi la FCA ci appiccicherebbe un marchio diverso, FIAT, provo a indovinare, o al massimo monterebbe un Frankentein come questo:

Ecco, qualcuno ha pensato a prendere il FIAT Toro – bruttarello di suo – e cucirci davanti il muso dello Stelvio e voilà, un’altro concept (peggio mi sento), che speriamo di non vedere mai girare per le strade. Ci vogliamo provare addirittura con la Giulia?

Mah, lasciamo perdere… In ogni caso, sappiamo che nei piani della Casa c’è un po’ di tutto, ma nessun pick-up; quindi, né classico né instant classic: dovrò buttarmi sulla tradizionale “camioneta” americana, ford, chevrolet o altro, e in questo caso c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Scartiamo subito i modelli recenti, che per stazza e prezzo sforano nella categoria camion. Mi sono sempre piaciute le pick-up degli anni ’50, o anche più anziane, come questa Ford del 1948

Ma tenuto conto che il veicolo dovrà anche rendere un servizio, forse sarà meglio orientarsi su modelli più recenti, diciamo anni ’60. Che ne dite di una Chevrolet Apache del ’59?

Bellissima. E poi non monta nemmeno un vorace V8, ma un 6 cilindri in linea da 135 cv, sempre a benzina, ma non è un problema: fessi che sborsano 2 euro al litro si trovano solo da questa parte dell’Atlantico – me per primo, ci mancherebbe: ho sempre avuto auto a benzina. Oppure che ne dite di fare un salto di 10 anni e buttarsi su una Ford F100?

Vedremo. Intanto la prima cosa è togliersi dalla testa che questi muli vengano a poco. Anzi, sembra siano il business del momento: la rossa sopra ha toccato il u$s 31.000 all’asta ma senza raggiungere il prezzo di riserva.

In Argentina di queste ce ne sono a bizzeffe, ma i prezzi – a meno che non si prenda un colabrodo da restauro completo – sono allineati al mercato internazionale. Basta dare un’occhiata su arcar.com.ar per farsene un’idea. Ci troverete anche i prodotti costruiti là, come la Institec del ’55, una “chata” peronista 😀

A dicembre, dunque, si parte a caccia di una utilitaria con voglia di buttarsi addosso qualche tonnellata in grappoli di Malbec.

Con un occhio agli svariati relitti appetitosi che ho già avvistato nell’area 😉

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