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AR1495 F 05980 all’Asta

12 maggio 2019

Sarà battuta domani dalla Finarte di Milano questa Giulietta Spider Veloce Celeste Pininfarina AR 301 del 1959. La base d’asta è a Euro 80k con allungo, come da stima, fino a 110. Come è subito evidente (niente ripetitori laterali) si tratta di una vettura americana immatricolata in Italia, ci dicono, nel 1999.

La vettura, restaurata non di recente, appare in buone condizioni generali ed è equipaggiata con il propulsore AR1315*31364 il quale, stando al Fusi, dovrebbe provenire da un esemplare del 1958. Non appartiene all’equipaggiamento originale neanche il cambio attualmente montato (che però viene fornito nel lotto) e nemmeno i carburatori, che sono DCOE2. A proposito di questi ultimi nella descrizione c’è scritto che viene fornito anche il “carburatore [sic] d’origine”. Speriamo si tratti di un refuso e che anche i costosissimi DCO3 siano lì da qualche parte.

Per quanto sia azzardato giudicare dalle foto, direi che chiunque l’abbia restaurata ha fatto un bel lavoro: le fughe, cofani o portiere, sono perfette ovunque la si guardi. Proprio per questo, andrebbero rivisti alcuni dettagli, a incominciare dallo specchio retrovisore a ventosa sul parabrezza, che proprio non si può vedere. Il portapacchi… mah, vedete voi: io lo porterei di corsa in cantina.

Così, mentre lascerei lì dov’è il pulsante volante, anche se un po’ malandato, sostituirei appena possibile i fanali posteriori, di concorrenza oltreché piuttosto stanchi, non con i Lucas d’origine, ma con un bel paio di Altissimo, che si trovano facilmente. Stesso discorso per lo stemma griglia: mentre il cipollone sfoggia un bellissimo smaltato, davanti abbiamo un plasticato improponibile.

Non male gli interni. La tappezzeria appare un po’ schiacciata e sul sedile guida, lì a destra, spunta uno strappo. Il punto dolente però è la strumentazione, che probabilmente non ha mai visto un vero e proprio restauro. E’ stata ‘nazionalizzata’ a metà e in modo dilettantesco diverso tempo fa, per cui oltretutto mostra tutti i segni del tempo.

E siamo al comparto motore, che come vedete si presenta benone. Salta agli occhi l’isolamento termico del parafiamma che, ammetto, non avevo mai visto su una Giulietta. Non tornano né il motorino di avviamento né la bobina, ma si sa, è difficile trovare una Magneti Marelli che non minacci l’incendio. Per il resto c’è tutto: è una veloce quasi completa.

Per finire, alla Finarte farei un appuntino. Nel mettere all’asta una vetturetta di circa 100k euro mi sarei prodigato in una toilettatura un po’ più approfondita. Ancora, mi sarei accertato di includere, nella documentazione fotografica, immagini dei numeri di telaio e motore. Ci fidiamo, certo, ma fa piacere vederli, questi “particolari”. Per il resto, un bel esemplare di Giulietta Spider Veloce che, salvo imprevisti, con una spesuccia abbastanza contenuta potrebbe tornare al Top.

Vediamo come si comporta domani, il grande giorno.

 

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Quotazioni Giulietta: scenderanno!

5 maggio 2019

Ci sono buone ragioni per ritenere che le quotazioni della Giulietta scenderanno ancora nei prossimi anni, soprattutto in Italia. Non si tratta tanto della controtendenza del mercato dopo il boom dell’ultimo decennio, ma del contraccolpo di logiche piuttosto sfumate legate alle decisioni d’acquisto. Non è la scoperta dell’acqua calda, anzi: per molti sarà una doccia gelata. Va da sé, la flessione dei prezzi a livello internazionale è uno dei fattori in gioco e riguarda quasi tutte le vetture d’epoca della stessa fascia, ma la situazione italiana ha alcune peculiarità che vanno opportunamente sottolineate e, al suo interno, la Giulietta costituisce un caso esemplare. Quanto sto per dire riguarda infatti nello specifico il mercato della Giulietta, laddove tale specificità risiede nello status particolare del modello, vale a dire la sua collocazione nell’immaginario collettivo quale vetturetta desiderabile per antonomasia, icona di stile e simbolo della “dolce vita”, condizione che ha contribuito in maniera determinante, nell’ultimo decennio, ad aumentarne la richiesta e a far lievitare i prezzi ben oltre la media di mercato.

In parole povere, tra appassionati dell’ultima ora, commercianti e speculatori, negli ultimi anni la Giulietta l’hanno comprata cani e porci. Cosa accadrà nei prossimi anni è presto detto, per le ragioni che vediamo subito.

  1. Voglia di Giulietta. Come si diceva sopra con espressione tendente all’ossimoro, alla base di molte delle decisioni d’acquisto che hanno interessato la Giulietta ci sono ‘logiche sfumate’, basate cioè non precisamente su un calcolo di convenienze (e come potrebbe essere diversamente, vista la natura dell’oggetto!), ma nemmeno supportate (ecco il guaio) da un’adeguata conoscenza delle caratteristiche del modello e più in generale dall’impegno richiesto – in termini di manutenzione – dall’auto d’epoca: specie nel caso delle prima serie, notoriamente più rognosette delle successive ancorché più ricercate. Ebbene chi sull’onda del puro entusiasmo (e questa tipologia d’acquirente è cresciuta consistentemente negli ultimi anni) si è messo in garage uno di questi esemplari potrebbe scoprire presto che la gita fuori porta ha i suoi costi in termini di sbattimento, stancarsi e decidere di disfarsene.
  2. Giulietta assegno circolare. Chi invece sospinto dal crescere di una bolla all’apparenza inarrestabile ha puntato sull’investimento a breve e medio termine, se non l’ha già scoperto sta per scoprire che con l’affievolirsi della componente di cui sopra viene meno anche il compratore finale sicché il cerchio non si chiude. Per costoro le opzioni sono due: o tenere duro il più a lungo possibile sulle cifre pre-assestamento del mercato (e molti lo fanno) oppure abbassare i prezzi e ridimensionare le proprie aspettative pur di far girare il cash (e in molti… beh, alcuni l’hanno già fatto).
  3. Ottanta ragioni in più. So da fonti attendibili che al momento in Italia ci sono circa 80 giuliette sotto i ferri. Esemplari appartenenti, in parte, ad appassionati che difficilmente se ne separeranno, ma per la maggior parte restauri finalizzati alla vendita, i quali si riverseranno sul mercato nei prossimi anni.

Ecco perché le quotazioni della Giulietta scenderanno: semplicemente, perché l’offerta, che già oggi supera la domanda, finirà presto col sovrastarla. Se a ciò si aggiunge che nel frattempo, dopo scottature e fregature varie, il cliente è diventato più informato e consapevole, è lecito concludere che avranno un mercato solo alcuni esemplari, o per caratteristiche proprie: pre-’57 e dunque candidabili MM; con passato sportivo documentato; celebrity owned (ma come ci pensi 🙂 ); conservate (trovatemi quella mosca bianca!) o magistralmente restaurate; oppure perché si tratta di modelli non hanno mai dato segni di cedimento.

Non serve infatti precisare che queste considerazioni non valgono per la SZ (caso Avalle a parte) e nemmeno per le Alleggerite: hanno entrambe un mercato a parte. E’ però il caso di notare che nemmeno la Sprint Speciale ha accusato il colpo. Non solo: a mio modesto avviso il modello, nonostante l’aumento esponenziale delle quotazioni dell’ultimo decennio, non ha ancora esaurito il suo potenziale e potrebbe crescere ancora nel giro di pochi anni.

Il tutto senza la sfera di cristallo, basato semplicemente sull’osservazione dell’andamento del mercato. Mercato che poi, detto francamente, mi interessa molto relativamente, perché come molti altri appassionati del modello, a casa mia di vendere non se ne parla nemmeno per scherzo.

D’altra parte, proprio per questo motivo, sarei addirittura felice di avere ragione: una giulietta ‘accessibile’ incontrerebbe più facilmente il vero appassionato, non necessariamente un nababbo.

Romeo 2 Uso e Manutenzione

28 aprile 2019

Aggiungiamo un titolo importante alla nostra collezione di documenti tecnici Alfa Romeo, questa volta nel reparto ‘Veicoli commerciali’: il Manuale Uso e Manutenzione del Romeo 2, versione benzina. E chi non lo vorrebbe un minibus che ha il cuore della Giuiletta!

Alfa--Romeo--Romeo-2-manovella

Ma anche un Furgone o l’Autocarro o, ancora, una delle svariate versioni, ancor più rare, allestite da carrozzieri ispirati quali Boneschi, Bonfanti, colli etc. In una parola un “Autotutto”, una qualunque versione insomma di quel veicolo che ha rischiato di chiamarsi così, o ancor peggio T10, ma che alla fine è stato giustamente battezzato Romeo. E chi non lo vorrebbe…

Ora che il treno è passato, tutti. Al tempo giusto, pochi o nessuno. Colpisce infatti rilevare che se volessimo acquistarne uno, con ogni probabilità dovremmo rivolgerci al mercato internazionale. Il Romeo Register – che intanto non parla mica milanese ma inglese – ne propone diversi: nemmeno uno con targhe italiane.

Interesse su scala planetaria che, insieme alla scarsità di esemplari superstiti, ha portato a un rialzo stellare delle quotazioni, tant’è che il simpatico pulmino di cui sopra (foto in mezzo) è stato battuto dalla Bonhams (nel 2016) a € 63k e rotti! Occupiamoci di letteratura va là, che è meglio.

Il PDF che oggi vi propongo è stato ripreso da un manuale originale in ottime condizioni, per la precisione una R2, che se non vado errato sta per 2° Ristampa, in 2500 copie, del 1962. Include anche l’allegato del 1966: un pieghevole di 4 pagine riportante le poche ‘varianti’ apportate in corso d’opera, tutte intese a rendere le nuove unità più confortevoli.

Il file è stato digitalizzato a 300 dpi, pesa 8.40 Mb per totale di 63 pagine. Lo trovate come al solito nella pagina DOCS, al titolo ‘Veicoli Commerciali’, giusto sopra il suo successore, l’F12.

ps. le immagini sono tratte dal web, compresa la prima, che riporta una pagina de ‘La Manovella’, aprile 2012, p. 76.

 

Auguri di buon lavoro dotto’

21 aprile 2019

Ce ne voleva uno bravo per davvero, perché il malato è messo così male che verrebbe da dire, come i contadini dalle mie parti… “se spomidora non sbroccola”. Si ride per non piangere cari amici, ma la cosa è serissima. Facciamo un bel respiro, contiamo fino a 10… buio, anzi Scuro.

Dottore il paziente è pronto. La purga ci stava tutta, come da protocollo prima di interventi importanti. L’emorragia era stata tamponata nell’interregno (ebbravo Maurizio!): quella provocata dal parassita di Rignano per intenderci; non però l’altra, più preoccupante, dei soci, dimezzati in breve tempo da 240.000 a poco più di 120 (fonte). Mila s’intende; eppure, da come è stato gestito l’Ente negli ultimi tempi, c’è da stupirsi che a seguire l’estinto in mesto corteo lungo un sentiero di cipressi non ci fossimo trovati in quattro.

E invece no: per quanto provato da una stagione di sofferenze e vessazioni, proprio in limine mortis l’infermo riacquista la sua tempra e reagisce. Diciamocelo, la ‘manomortopoli’ presidenziale è stata solo la cigliegina avvelenata sopra una torta indigesta di suo, che però a quanto pare faceva gola a molti. E allora giù a dar di gomito, a pestarsi i piedi, a mollare il colpo basso pur di infilare il grugno nella panna, salvo accorgersi poi, a bocce ferme, che eravamo alla frutta. Intanto, però, la Mission si sgretolava tramutata in retorica tronfia; il codice etico – solo a volerlo rileggere alla luce dei fatti – in stimolante emetico. Ci piace pensare che questa stagione sia finita, anzi FI NI TA, una volta per sempre.

Lo scrivo, me lo dico e lo ripeto ma, chissà perché, fatico a impostare la voce a un qualsiasi entusiasmo. Il fatto è che da quanto leggo in giro, dai confronti con altri soci, da ciò che sento nell’aria qualche dubbio non posso che farmelo venire; anzi, per la precisione, 1627 dubbi.

sì il capitombolo c’è stato ma che squallore! […] una vera assemblea di gentlemen! Guardiamo i numeri: il 43% di voti a favore raccolti da Loi devono far riflettere… se ancora vale il proverbio “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” l’opera di bonifica inizia ora e sarà lunga e faticosa!
Carlo Valli

Mio il sottolineato, che mi pare esprima perplessità ampiamente condivise. Tutti quei ‘NO’ sono pronunciamenti agiti: dicono la misura di un’affermazione quasi risicata, ma soprattutto ‘fanno’. E qualcosa mi dice – stante l’orientamento inveterato di quell’agire, prono all’acquescenza e refrattario ad ogni salutare novità – che continueranno a fare per non far fare. Gioco di parole? Processo alle intenzioni? Né l’uno né l’altro. Non serve sforzarsi di leggere tra le righe per capire. L’immagine è plastica e potrebbe ispirare la scena mai scritta di un noto film: la ciurma zombi di Captain Barbossa, che con pervicace, paradossale insensatezza, osanna contro vento e marea il torvo condottiero mentre cerca di trascinare con sé negli abissi la propria nave fantasma. Ebbene, si è visto, i salvagenti non bastano mai.

Ma tra le righe ci sono anche i silenzi, talvolta assordanti. Giusto preoccuparsi del danno d’immagine, del rischio di esporsi agli attacchi del concorrente, persino ricamare su presunti complotti se si sospetta che a orchestrarli sia un bufalificio come Repubblica. Ma, con una sola eccezione, non mi sembra di aver sentito parole di solidarietà nei confronti della vittima del Presidente emerito, nonostante i fatti siano di pubblico dominio da un bel pezzo: figurarsi le scuse ufficiali!

In compenso, all’ASI sembra germogliare un’inedita sensibilità di genere. Il numero di aprile de La Manovella – molto bello come al solito – propone un articolo intitolato “Con eva per il sociale”, in cui l’autore, dopo essersi accertato che il povero Giacomo Leopardi si rivoltasse per benino nella tomba, si sofferma a sottolineare l’impegno sociale della manifestazione e concerto annesso, “legato alla solidarietà e alla sensibilizzazione contro la violenza nei confronti delle donne, spesso vittime dei loro stessi compagni” [spesso… non sempre ovviamente].

Tutto molto bello. Peccato che, nello stesso numero, in un editoriale che intanto fa a pugni con la coesione testuale, si scivoli con sconcertante ingenuità in uno di quegli stereotipi con cui le femministe vanno a nozze, col risultato che, volendo complimentarsi con una donna, si finisca con l’offenderle tutte.

[…] una bella ragazza […] romana, la quale – invece di pensare soltanto ad abiti, gioielli e profumi – si è appassionata alle storiche…

Caro Presidente Alberto Scuro, i miei migliori auguri di buon lavoro nell’impresa, ahinoi titanica, che incombe sulle sue spalle e su quelle del consiglio neo eletto.

CRS in casa

7 aprile 2019

Arrivato il Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica. Era ora direte voi. Concordo pienamente, ma le lungaggini non sono dovute, questa volta, a intoppi burocratici, bensì a problemi (di salute mannaggia!) prima miei e poi, a staffetta, del titolare dell’officina impegnata con il terzo certificato.

All’ASI invece sono stati decisamente veloci. Nonostante al mio club mi avessero avvertito che il periodo dell’anno non è il più favorevole per un celere disbrigo di queste pratiche, in un mesetto è partito il libercolo farcito di foto della mia bella ed è tornato indietro il CRS.

Domani stesso lo porto in agenzia, insieme alle poche scartoffie che questa povera sans papier ha conservato della sua vita precedente.

E’ lì che incomincia il calvario burocratico vero e proprio, ma sono fiducioso.

Non è vero… cerco di farmi coraggio 🙂

A presto.

 

Mercatino di Primavera 2019

31 marzo 2019

Mercatino ghiotto di occasioni quest’anno, non tanto per merito del sottoscritto (ma c’è anche qualcosa di mio) quanto di un amico del blog che a fine restauro ha deciso di dar via la sua Giulietta e ora si trova le rimanenze in garage. Pezzi rari che andranno a completare altri progetti in corso.

Il primo è questo cambio Borg Warner, a quattro velocità ovviamente, per tutte le versioni di Giulietta 750. Completo di carterino e staffa di montaggio. Tutti i dettagli dopo il primo contatto se interessati.

 

Non Alfa Romeo ma decisamente bello questo volante Nardi originale dell’epoca, per la precisione del 1963. In ottime condizioni, con corona di 40 cm e mille righe come indicato nella foto sotto.

Se siete in grado di stabilire su quale vettura / piantone andrebbe montato, fateci sapere grazie.

 

Bentornato crick! Fatta eccezione per i più comuni a base dentata, quelli a base piatta, fissa o mobile, sono diventati praticamente introvabili. Questo è del primo tipo, per Giulietta III serie o Giulia, spider, sprint, SS o berlina. Ingranaggi in buone condizioni: funzionante.

Fornito come in foto oppure restaurato, in ogni caso completo di ogni cosa: tappo, paracolpi e anche la decalcomania Battaini (non in foto).

 

L’impianto elettrico è in ogni caso il reparto più fornito. La fa da padrone questo rarissimo (e altrettanto costoso) Spinterogeno Magneti Marelli S73A per Giulietta Veloce.

In ottime condizioni come da fotografie, completo di tutto inclusa la staffa di montaggio. La targhetta è sbiadita? Niente paura, ecco una dritta per trovarne una nuova (ma io me lo terrei così).

Segue in ordine di rarità un’altro pezzo della veneranda Ditta che ha scritto un capitolo della nostra tradizione motoristica, disinvoltamente svenduta l’anno scorso a una cordata di squali del sol levante: un Motorino di avviamento MT40B, sempre per modelli Veloce.

Non meno rari questi fanali posteriori Carello per modelli europei di giulietta prima serie. (Disponibile anche una coppia di Altissimo [SOLD]). Infine ben due Scatole fusibili con staffa: ita e USA.

 

Un po’ di minuteria per chiudere. Finalmente restaurato internamente (specchio e vetro nuovi) lo specchietto per Giulietta spider III serie, 2000 o 2600 (due gambi a disposizione), con tanto di vernice raggrinzante e decalcomania dell’epoca conservate [SOLD].

Un kit serratura cofano motore; tubo e astina (cm 50) olio; un tappo serbatoio benzina restaurato [SOLD].

Come al solito, i pezzi fermi dopo la prima settimana di esposizione li ritrovate nel Mercatino.

 

 

Webers 40 DCOE2 ex Gasati

24 marzo 2019

I DCOE2 sono sempre più difficili da trovare e quando ne spunta un paio… beh, richieste alle stelle.  Questi poi sono di quelli più ricercati, con la costola sul fianco, per Giulietta Veloce II e III serie e per Sprint Speciale. Vero che non tutte le ciambelle riescono col buco, ma a volte ce ne sono pure troppi.

Tutta colpa del GPL, ovvero del parsimonioso, diciamo anche dello spilorcio che ha pensato di sforacchiare due Webers per adattarci il congegno e risparmiare qualche soldino in carburante. Ma si sa, al tempo della ‘riscoperta’ del gas – siamo nei primi anni ’90 – si ragionava in tutt’altro modo.

Eppure, a tutto c’è rimedio, tanto più quando i pezzi in questione – oltraggiose trapanature a parte – sono in grandissima forma, fuori e dentro, anche se da revisionare.

Non solo, il paio ha numeri di serie piuttosto ravvicinati, segno che hanno lavorato sempre in coppia.

Infatti qualcuno aveva già provveduto a otturare i fori clandestini, e l’ha fatto nel modo più sicuro: filettandoli e inserendo una brugola d’alluminio, fermata col frena filetti. Tant’è che li ha anche usati per anni e non più a gas ma con la vecchia buona benzina.

Così almeno ha detto il mio carburatorista di fiducia, e anche i meccanici consultati – cui la cosa non sorprese affatto – concordano. A quanto pare lo sfregio è più frequente di quanto avessi mai sospettato. Me lo conferma questo annuncio su ebay, in cui il problema, se non vado errato, è stato risolto con l’acciaio liquido (a proposito di stelle, qui, nonostante il groviera, la richiesta è di EURO 2.550).

In entrambi i casi viene tuttavia trascurato l’aspetto estetico. Certo, il problema è anzitutto funzionale, ma una volta risolto ci si potrebbe anche adoperare per rendere l’intervento di risanamento il meno appariscente possibile. Ci vuole olio di gomito e molta cura, ma si può fare.

La ricetta dei ragazzi dell’OFG – che ho incominciato a mettere in pratica (foto sopra) – è la seguente: muniti di dremel si spiana la brugola; quindi ci si spalma sopra una piccola quantità di alluminio liquido (bicomponente, NON fuso!) o comunque dello stucco d’alluminio di qualità. Poi si rasa con carta vetrata e infine, per uniformare l’area, si passa a una leggera sabbiatura con corindone o buccia di noce. In questo modo, mi dicono, i fori rimangono solo un ricordo e le tracce del fattaccio quasi invisibili.

Ecco, è in tal senso che mi sto dando da fare, ma se vi servono e li volete così come sono a un prezzo tra il simbolico e il giusto, fatemi sapere che vi cedo volentieri il Dremel 🙂

 

Hard Top passo corto vendesi

10 marzo 2019

Le spider che resistono all’aggiunta del tettuccio rigido si contano con le dita di una mano: la maggior parte, belle scoperte, copritele e diventano inguardabili. La linea dello spiderino del Portello invece è talmente pulita che riesce bellissima in ogni configurazione.

A patto di evitare certo after market, s’intende. Mentre alcune riproduzioni – anche in fibra di vetro – riprendono fedelmente le linee dei tettucci originali PF, in altri casi la “creatività” dello smanettone di turno produce autentici obbrobri, la cui applicazione su vettura andrebbe punita a norma di codice.

La versione più diffusa del tettuccio rigido originale – unico optional previsto al tempo – è quella, diciamo così, liscia in acciaio. Ve n’è un’altra, rarissima, con intelaiatura in acciaio e pelle d’alluminio, sagomata nella parte superiore tant’è che ricorda la doppia gobba di Zagato. Ecco, a scanso di equivoci, anche questa versione è opera di Pininfarina *.

Tra i possessori di Giulietta spider l’atteggiamento riguardo a questo accessorio è piuttosto variabile: c’è chi non lo vorrebbe nemmeno regalato e c’è invece chi lo cerca, chi lo trova e se lo compra, e tra questi chi lo tiene appeso al soffitto e chi lo usa pure.

Una categoria a parte – e io ci sto dentro – è quella di chi se lo prende e non finisce di restaurarlo. Infatti il mio è ancora alla GF di Tezze sul Brenta, già lattonato e in attesa del via per la verniciatura. Conto di farlo presto però, perché è un’ottima soluzione per far compiere alla macchina i suoi giretti invernali senza esporre la capottina all’intemperie anche nella stagione fredda. Eccola: il colpo d’occhio su una spider rossa passo lungo mi rinsalda nella convinzione di passare tra i ‘hardtoppisti’.

E’ chiaro dunque che quello in vendita non è il mio. Si tratta di uno degli amici del Blog che ha deciso di disfarsi del suo tettuccio originale PF passo corto in acciaio. La prima cosa da dire è che è più raro del passo lungo. Questo poi è ben conservato: cielo in buone condizione e completo di ganci di fissaggio. Infine è di colore nero, forse quello più indicato nel caso si decida per una livrea policroma. Ecco qualche fotografia. Lo trovate nel Mercatino: lasciatemi pure un messaggio qui o là e vi metto in contatto.

Per chiudere, qualche consiglio. Ricordate che il passo delle Giuliette, corto o lungo, è piuttosto variabile: controllate bene le misure. Se c’è ruggine (ma in questo caso non credo proprio) la trovate sotto il lunotto, nel punto di contatto fra tettuccio e carrozzeria: spostate le guarnizioni, quando ci sono, e dateci un’occhiata.

[ * Thanks to Gordon and racingswim2006 from AlfaBb for the pictures]

 

 

I vostri restauri

3 marzo 2019

Il post della settimana scorsa mi ha acceso una lampadina: perché non offrire a tutti l’occasione di pubblicare il proprio dossier di restauro? Va da sé, a tutti i possessori / restauratori / smanettoni con una Giulietta per le mani. Se siete fra questi, fatevi avanti.

Ovviamente non è necessario aver compiuto un “miracolo” come quello di cui alla foto sopra. A prescindere dalla base di partenza, basta che sia un restauro fatto a regola d’arte, rispondente alle specifiche di fabbrica. E, naturalmente, che disponiate di abbondante materiale fotografico.

Spider e sprint, normali o veloci che siano, sprint speciale o anche berlina, le giuliette sono tutte benvenute. Se siete interessati contattatemi e vi dirò il da farsi.

Ps. a proposito del post della settimana scorsa, è in attesa di altro materiale fotografico per completare la galleria fotografica relativa al rimontaggio.

 

 

 

Restauri d’autore: *AR 1495 F 05994*

24 febbraio 2019

La veloce AR 1495 F 05994 è una nostra vecchia conoscenza, e sono stato l’ultimo a saperlo. L’avevo avvistata bisognosa di ogni cura a Costa Mesa, California, nel dicembre del 2011; poi rivista a Padova l’anno scorso e giustamente proclamata ‘Regina della mostra’: merito di un restauro di altissimo livello.

Devo a Piero Poli, della Undici HP di Padova, e l’attenta segnalazione (ebbene sì: non mi ero accorto di aver parlato per ben due volte della stessa Giulietta!) e la ricca documentazione fotografica che vedrete nelle gallerie qui sotto.

Infatti vale la pena ripercorrere il lungo viaggio che ha riportato questo esemplare – nato il 21 febbraio 1959 – di nuovo in Italia e, soprattutto, dallo stato di progetto di restauro piuttosto impegnativo alle splendide condizioni in cui si presenta oggi. Ripartiamo dunque da dov’eravamo rimasti nel 2011: diamo un’occhiata a come si presentava allora il progetto.

Non male: meglio di quanto lasciassero presagire le foto in quel simpatico cortile californiano. A eccezione del gruppo propulsore, l’esemplare appare competo, con ruggine nei soliti punti: pianale – dunque sottoporta -, piano bagagliera, fondi porte e prese d’aria. Ci pensa il lattoniere.

 

Gran bel lavoro eseguito a regola d’arte, tutto in officina. Come sostengo ormai da tempo, poiché non c’è una giulietta uguale all’altra, un bravo lattoniere taglia, sagoma, prova, riprova e salda: non acquista i pezzi da una televendita. E qui la cura nei dettagli si vede, specialmente in quei particolari ostici come i sedili dello spiderino (vedi sopra). Si passa quindi in verniciatura.

 

Per ora solo la prima fase: primer e olio di gomito. Se avrò altre fotografie potrei integrare questa (per ora magra) galleria con altre immagini della nostra 750 nera appena uscita dal forno. Ma vediamo il reparto meccanica, punto dolente dell’esemplare in questione, mancante del propulsore di primo equipaggiamento. Problema che tuttavia è stato risolto nei migliore e più onesto dei modi, impiegando un monoblocco nuovo non numerato.

 

[ Lavori in corso ]