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Webers 40 DCOE2 ex Gasati

24 marzo 2019

I DCOE2 sono sempre più difficili da trovare e quando ne spunta un paio… beh, richieste alle stelle.  Questi poi sono di quelli più ricercati, con la costola sul fianco, per Giulietta Veloce II e III serie e per Sprint Speciale. Vero che non tutte le ciambelle riescono col buco, ma a volte ce ne sono pure troppi.

Tutta colpa del GPL, ovvero del parsimonioso, diciamo anche dello spilorcio che ha pensato di sforacchiare due Webers per adattarci il congegno e risparmiare qualche soldino in carburante. Ma si sa, al tempo della ‘riscoperta’ del gas – siamo nei primi anni ’90 – si ragionava in tutt’altro modo.

Eppure, a tutto c’è rimedio, tanto più quando i pezzi in questione – oltraggiose trapanature a parte – sono in grandissima forma, fuori e dentro, anche se da revisionare.

Non solo, il paio ha numeri di serie piuttosto ravvicinati, segno che hanno lavorato sempre in coppia.

Infatti qualcuno aveva già provveduto a otturare i fori clandestini, e l’ha fatto nel modo più sicuro: filettandoli e inserendo una brugola d’alluminio, fermata col frena filetti. Tant’è che li ha anche usati per anni e non più a gas ma con la vecchia buona benzina.

Così almeno ha detto il mio carburatorista di fiducia, e anche i meccanici consultati – cui la cosa non sorprese affatto – concordano. A quanto pare lo sfregio è più frequente di quanto avessi mai sospettato. Me lo conferma questo annuncio su ebay, in cui il problema, se non vado errato, è stato risolto con l’acciaio liquido (a proposito di stelle, qui, nonostante il groviera, la richiesta è di EURO 2.550).

In entrambi i casi viene tuttavia trascurato l’aspetto estetico. Certo, il problema è anzitutto funzionale, ma una volta risolto ci si potrebbe anche adoperare per rendere l’intervento di risanamento il meno appariscente possibile. Ci vuole olio di gomito e molta cura, ma si può fare.

La ricetta dei ragazzi dell’OFG – che ho incominciato a mettere in pratica (foto sopra) – è la seguente: muniti di dremel si spiana la brugola; quindi ci si spalma sopra una piccola quantità di alluminio liquido (bicomponente, NON fuso!) o comunque dello stucco d’alluminio di qualità. Poi si rasa con carta vetrata e infine, per uniformare l’area, si passa a una leggera sabbiatura con corindone o buccia di noce. In questo modo, mi dicono, i fori rimangono solo un ricordo e le tracce del fattaccio quasi invisibili.

Ecco, è in tal senso che mi sto dando da fare, ma se vi servono e li volete così come sono a un prezzo tra il simbolico e il giusto, fatemi sapere che vi cedo volentieri il Dremel 🙂

 

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