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Il Portachiavi di Carlo

15 ottobre 2017

E’ finalmente disponibile l’accuratissima riproduzione del portachiavi della Giulietta, fatta dall’amico Carlo di Milano. Ne avevo parlato a giugno dell’anno scorso, raccontandovi un po’ la storia del progetto. Ci è voluto un anno per ottimizzare in ogni suo aspetto questo piccolo gioiello. Eccovelo!

Per prima cosa ottenere un supporto il più possibile vicino a quello originale. Ebbene si è scelta pelle italiana conciata con prodotti vegetali e dunque verde di aspetto e di fatto, vale a dire ecologica. Poi la fabbricazione dei due inserti, in ottone nudo il primo e verniciato il secondo. Infine la cosa più difficile: riprodurre la matrice per lo stampaggio del logo Alfa Romeo.

Nelle prime due foto sopra il portachiavi è adagiato sulla mia pouche originale. L’osservatore attento dirà “be’ la pelle non è proprio identica; inoltre il portachiavi è più scuro”. Giusto, ma prima di palesarci più realisti del Re bisogna considerare due fatti, uno storico e l’altro, diciamo così, naturale. Anzitutto l’Alfa Romeo fece fare svariati modelli di pouche, con pelli diverse e variamente colorate.

Il discorso vale, presumo, anche per i portachiavi abbinati. In secondo luogo, se si osserva la busta verde a destra (che è nuova da fondo magazzino e prima di posare per la foto non aveva mai visto la luce) si noterà che appare infatti più scura rispetto alla mia: poco ma sicuro, la luce tende a scolorire le cose. So che Carlo ne era preoccupato e che provò a sentire in conceria se si potesse rendere la pelle più chiara. Beh secondo me è un falso problema e credo che abbia fatto bene a lasciarla così com’è.

Ancora, si potrebbe osservare che il logo non è stampato così netto come ci saremmo auspicati. Come prima, anche questa è un’obiezione disinformata. Non c’è da auspicarsi nulla: basta constatare che al tempo, considerata l’irregolarità del supporto, non andava diversamente. Il rischio nel riprodurre questi particolari è di farli meglio di quanto in realtà non fossero: si chiama ipercorrettismo ed è un errore.

Insomma io credo che con questo portachiavi siamo davvero al meglio che si può avere. L’unico difetto che ci trovo è che non è originale del tempo 🙂 Perciò mi congratulo con Carlo e lo ringrazio di cuore per quanto si è dato da fare per ottenere questo bel risultato. Come vedete, non tanto perché tendo a perdere le chiavi, ma perché mi piace l’oggetto, io ne ho ordinati due.

Se lo volete anche voi potete contattare Carlo attraverso il forum dell’AlfaBB. E in fretta, perché anche una mezza mucca, taglia oggi taglia domani (e gli alfisti americani ci hanno dato dentro di brutto), prima o poi finisce.

Ultima cosa. Prego non contattatemi per le pouches nuove di zecca di cui sopra: come voi, anch’io le ho viste solo in foto.

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Telaio capote appena sfornato

8 ottobre 2017

Il telaio capote della Giulietta è un oggetto composito progettato per cambiare configurazione; ciò significa che alcune sue parti sono soggette ad attrito. Se a ciò aggiungiamo che non è precisamente comodo da aprire e richiudere, e che pertanto verrà regolarmente maltrattato… ecco avete capito:

la vernice da impiegare su di esso dovrà essere il più possibile tenace e resistente. Ecco perché meglio verniciarlo a polveri e dargli una bella infornata. Se ne è occupato Fausto dell’OFG e devo dire che ha fatto un gran bel lavoro. Il colore è ovviamente nero, né lucido né opaco ma giustamente semilucido.

Certo, è partito da una buona base: un telaio praticamente del tutto privo di ruggine. Così ci siamo risparmiati estenuanti sessioni di applicazione di filler, levigatura, ancora filler e giù altro olio di gomito. In questo caso la superficie dei vari pezzi, dal tubo alle centine, era quasi perfetta.

E ciò che perfetto non è andrà corretto in fase di preparazione al montaggio definitivo, che non dovrebbe sollevare grossi problemi, dal momento che è stato già montato in prova prima della verniciatura.

Ho motivato a suo tempo la decisione di cambiare telaio, ma siccome pare che da qualche giorno io sia in odore di apostasia 😀 mi ripeto. Ho optato per una capote a scomparsa totale solo perché tale modifica era piuttosto comune al tempo, richiesta da “molti clienti” insoddisfatti dell’infelice innovazione introdotta con la II serie. Cito l’auctoritas:

Caratteristica peculiare di questa seconda generazione dello spider Alfa era la capote in tela che, se aperta, rimaneva alloggiata parzialmente anche all’esterno. Una scelta che si è rivelata non propriamente entusiasmante dal punto di vista estetico e, proprio per questa ragione, molti clienti chiedevano (e ottenevano) la modifica come nella prima versione [Gaetano Derosa (1994) 2007]

Difficile azzardare ipotesi su che cosa passasse allora per la testa a chi approvò questa modifica; ancora più difficile immaginare valide argomentazioni a sostegno dell’iniziativa stessa, soprattutto, come giustamente osserva il Derosa, sul piano estetico. Da un punto di vista strettamente visivo, infatti, quel corpo nero adagiato sulla lamiera sta come un pugno in un occhio. Come ho letto altrove e pienamente condivido: “spezza la linea filante dello spiderino”.

Il discorso non fa una piega: non dovrebbe farla nemmeno la capote. Giusto. Ma c’è di più, e qui sì, mi espongo a critiche: la mia (l’occhio allenato ne è già al corrente) è una capotte III serie, non una I serie modificata! Ebbene sì, ma, corretta la prima “svista” del progettista – e giustificati sul piano storico – perché non cogliere l’occasione di migliorare quella doppia gobba tesa della Giulietta a capote richiusa?

Detto fatto: vuoi mettere?

 

 

Il Volante la renderà unica

1 ottobre 2017

Una Giulietta restaurata in assoluta rispondenza alle specifiche di fabbrica rimane pur sempre una Giulietta anonima, come tante altre, belle, bellissime, fedeli ai dettami dell’autenticità, ma senza quel tocco che la fa veramente tua. Dev’esserci, secondo me, un dettaglio che la renda unica.

Quel ruolo personalizzante non può essere demandato a un componente qualsiasi; deve avere anzi uno status particolare, dev’essere, per così dire, il trattino in mezzo al connubio uomo-macchina, l’elemento attraverso il quale l’auto si consegna al suo felice possessore. In una parola, quell’elemento è il volante. Quale volante? Di solito il Nardi: scelta raffinata ma quasi scontata, quindi obiettivo raggiunto a metà.

Il volante che ho scelto per personalizzare la mia spider veloce è questo splendido tre razze in bachelite leggera, con pulsante centrale nero lucido e biscione oro: non assomiglia a nessun altro volante visto in giro (a eccezione di quello per Maserati 3500 gt), ed è nuovo in ogni sua parte.

Ma non è Maserati (perquanto quasi identico), e di Nardi non c’è traccia. E’ invece un volante con ogni probabilità commissionato dall’Alfa Romeo a fabbricante a me ignoto, forse destinato a qualche modello speciale, magari un 1900. Dire che è di pregevole fattura risulta quasi offensivo.

L’ho trovato a Torino un paio di anni fa, quando l’impiego di un componente non originale mi sembrava a tutti gli effetti un sacrilegio. Tant’è che acquistai un pulsante clacson Maserati compatibile e lo buttai su ebay. Successe che, come vi dicevo qualche mese fa, mi vidi offrire una cifra spropositata, eppure non riuscì a disfarmene: troppo bello, troppo raro… e poi, perché non montarlo sulla mia Giulietta?

E’ così che è andata, è così che andrà.  Ovviamente, la mia  bella avrà anche un suo bel volante originale, il tipico Vg a due razze con ghiera clacson, completamente sano e quindi non verniciato, da sfoggiare quanto meno in sede di omologazione.

A proposito, siamo di nuovo sul pezzo: è stata completata la parte elettrica, zincati e istallati gli introvabili relais Lucas (che sembrano indistruttibili: ve ne parlerò in un’altra occasione), la spia blue sul cruscotto e l’interruttore a pedale comando fari.

E’ in arrivo il materiale per tappezzeria e interni, lavoro che seguiremo passo passo. A presto.

 

 

Mercatino d’autunno [2017]

24 settembre 2017

Come anticipato la settimana scorsa eccovi il Mercatino aggiornato con diversi pezzi di ricambio, in parte miei doppioni, in parte messi a disposizione degli amici del Blog. Il più interessante (oltre, va da sé, al kit strumenti veloce anticipato la settimana scorsa) è questa serratura baule completa

Proviene – ultimo pezzo – dal lotto “cipolloni” restaurato da me: ramato a spessore, levigato, ri-ramato, quindi nichelato e infine cromato. Completo di serratura (non in foto) e con tanto di emblema in ceramica perfetto. Poche storie… qui ci vuole il grano 😀 Perché? Confrontatelo con una riproduzione, disinvoltamente sormontata da patacca cinese caramellata, trovata su ebay a circa 250 eurini:

Questo invece è originale fino all’ultima vitina, con qualche difettuccio perché si sa, la zama è una brutta bestia, ma tutto sommato nelle stesse splendide condizioni di quello montato sulla mia spider.


Se poi serve anche lo stemma per la griglia frontale c’è anche quello, con qualche piccola abrasione, ma si tratta del primo tipo, a foro tondo, che monta sulle prime 750, su 1900 e altre vecchie Alfa.

 

Per il cruscotto della Giulietta è disponibile sia lo Sportello portaoggetti completo che il kit di fregi per modelli 101 in ottime condizioni, più una maniglia da ricromare per la spider 750.

Per la terza serie (o la sprint 2000 e 2600: i piedi ci sono entrambi) un bellissimo specchietto interno con scatto notte / giorno restaurato da me, 100% originale e riverniciato a forno con il raggrinzante.

 

E giusto per continuare a sfoderare pezzi introvabili  eccovi una pulsantiera volante originale per Giulia Spider o Sprint Speciale in condizioni miracolate, ‘unmolested’ e senza un graffio; la leva cambio per Giulietta prima serie e una luce targa Carello, completa e  con la parte superiore ricromata.

Sempre nel reparto fanaleria ho deciso di tirare fuori un altro paio dei miei fanali posteriore Altissimo, questa volta completo delle piastre di fissaggio e relative staffe

 

E per finire (si fa per dire) alcuni doppioni su cui avevo incominciato a lavorare (come il tubetto sfiato serbatoio, risanato e imprimato), il serbatoio liquido freni e la molletta cofano motore (già zincata), o acquisti sbagliati come il supporto webbers (per Gt anziché Giulietta) o i distanziali scatola guida, per 750 anziché 101. Ah ecco, poi qualche cuscinetto NOS.

E tutto per ora. Intanto sono qui e non scappano. Poi ciò che resiste invenduto passa nel mercatino.

Se vi interessa qualcosa e volete risparmiarvi le spese di spedizione sappiate che sarò a Padova. A presto.

 

Imola 2017: no cars land

17 settembre 2017

O quantomeno non più. Di anno in anno a Imola abbiamo visto ridursi la presenza di auto storiche e relativa ricambistica, fino a questa edizione in cui – almeno il venerdì – la più blasonata autovettura esibita in pista era questa Giulia Spider del 1965, purtroppo ridotta a un rottame.

Esemplare di fine produzione, con tanto di freni a disco e quindi interessante, almeno in teoria. Nei fatti purtroppo senza il suo motore, il che a vederla dal vivo diventa il minore dei mali: il punto qui è la scocca, devastata dalla ruggine sotto e sopra e oggetto di interventi di ‘risanamento’ da dimenticare.

Beh almeno non possiamo lamentare che non ci fosse nemmeno una Giulietta. E con lei altre alfa, qualche bel cabrio targato FIAT, una simpatica bianchina trasformabile, l’Isetta al tendone ASI e poco altro, il tutto in questa mezza galleria fotografica:

E pensate un po’: se per puro caso non avessi incrociato le mie nipotine… chi se lo ricordava che a Novembre c’è Milano Autoclassica! 😀

Sì perché al momento la testa è tutta su Padova, e a Padova, se tutto va come nei piani (il che però da queste parti succede raramente), ci sarà una bella sorpresa. Intanto, con la Giulietta sulla soglia del reparto tappezzeria, abbiamo ancora parecchio lavoro da fare.

La settimana prossima aggiornerò il mercatino, ma voglio darvi subito un’anteprima, perché l’articolo è di quelli che si trovano raramente. Non un contagiri a 8000 rpm, non un tachimetro con fondo a 220 e nemmeno uno di quei (sempre più) rari strumenti a tripla funzione, ma tutti e tre insieme, italiani e funzionanti.

Li trovate appunto nel Mercatino, e dalla prossima settimana saranno in buona compagnia.

Buon compleanno 33 Stradale

3 settembre 2017

Lo scorso 31 agosto l’Alfa Romeo tipo 33 stradale ha compiuto i suoi primi 50 anni. Il Museo Storico Alfa Romeo di Arese le rende omaggio con una mostra temporanea dal titolo quanto mai azzeccato: “33 La bellezza necessaria”. Noi, nel nostro piccolo, con un post che racconta quel che i quotidiani non dicono.

Tra le formule celebrative a buon mercato che rimbalzano da una testata all’altra ce n’è una particolarmente avara nell’attribuire i meriti a dovere: “auto straordinaria uscita dalla penna di Franco Scaglione”.  Certo, è da lì si parte:

«Luraghi scelse uno dei bozzetti che aveva disegnato Scaglione e mi disse: ‘costruiamola”. Facemmo tutto all’Autodelta, a Settimo Milanese. Il telaio e il motore erano, a parte qualche modifica, gli stessi della 33 da corsa; la carrozzeria dei primi due esemplari, in alluminio, venne modellata nello stesso reparto dove si montavano i motori per le competizioni, con Scaglione che dirigeva i battilastra prestati da Zagato su come si doveva modellare il nuovo materiale [Carlo Chiti].

All’alfa Romeo si ritenne infatti…

…”che quel compito così impegnativo spettasse di diritto a Franco Scaglione, il designer che negli anni Cinquanta era assurto a fama internazionale per l’innovazione stilistica e il linguaggio anticonformistico che aveva conferito a decine di carrozzerie ricche di impareggiabile creatività… [Ruoteclassiche, AR 33 Stradale prototipo 1967, riportato in Massimo Grandi, Il paradigma Scaglione, p. 126]”

Ed ecco dunque che lo stilista toscano, con lettera all’Autodelta del 19 dicembre 1966, accetta l’incarico, non senza porre qualche condizione. Niente di strano intendiamoci, anzi: “…purché Voi mettiate a disposizione: locali e l’attrezzatura necessaria”.

Come sia andata veramente lo si può capire da un’altra lettera – al vetriolo questa, e ne aveva ben donde – indirizzata dallo stesso Scaglione alla direzione Alfa Romeo, con la quale si congeda definitivamente dalla casa, non senza descrive il suo calvario dal momento della stipula del contratto alla fine del progetto. (Locali e attrezzature necessarie? Sticazzi!).

“E’ assolutamente incomprensibile come la Vostra Direzione abbia potuto pensare di realizzare un lavoro delicato e impegnativo come la creazione di un prototipo in una officina che, come tutta attrezzatura poteva mettere a disposizione: un banco di lavoro con morsa in cattive condizioni, una saldatrice ad arco portatile, un carrello per saldatura autogena e l’unico saldatore (il Sig. Caffa) in forza all’Autodelta. In parecchie occasioni ore e ore erano perdute nell’attesa che il Sig. Caffa fosse libero per una saldatura! Non una piegatrice per lamiere, non una piegatubi, non una calandra, meno di quanto si potesse trovare in una piccola officina riparazioni! […] Dovetti assumermi tutti i ruoli possibili, sia in officina, riducendomi addirittura a lavori da operaio capo-squadra, sia per i contatti con i fornitori” [Da una lettera di Scaglione. I retroscena della genesi, Ruoteclassiche, Sett. 2016, p. 49].

Giuseppe Luraghi, Carlo Chiti, Giovanni Busso. Sono i nomi dietro alla saga delle 33. Di Scaglione viene ricordata la mirabile “penna”. In realtà, se oltre a mettere a disposizione il tratto delicato e l’estro creativo il buon Franco non si rimboccava le maniche e si faceva in 4 come testimoniato in questo sfogo, la 33 stradale sarebbe rimasta sulla carta. Altro che prototipo, altro che 18/50 costruite: all’Alfa avevano in mente la Montreal, che in confronto alla 33 era una carriuola inguidabile.  Produssero la prima e accantonarono la seconda, isolando il principale fautore.

All’ora di spegnere le candeline, ricordiamo anche e soprattutto quel genio assoluto che fu Franco Scaglione.

 

 

 

Quando i tagliandi erano Buoni

20 agosto 2017

Istruzioni per l’esecuzione dei buoni A e B. Vi è mai capitato di vederne una copia? Vi siete mai chiesti come si facevano al tempo i tagliandi, ovvero i “buoni”? Ecco in un libretto di appena 15 pagine tutte le risposte. O quasi: che c’entra infatti la 2600?

Pubblicato nell’Aprile del ’63 e stampato in 1500 copie, il documento è senz’altro raro in quanto destinato esclusivamente alle officine autorizzate, incaricate appunto di eseguire i primi due tagliandi gratuiti, tra gli 800 e i 1100 Km il primo e fra i 3000 e “non oltre” i 4000 Km di percorso il secondo.

Certo niente di esoterico nei contenuti: qualsiasi meccanico sa bene il da farsi. Nondimeno di sicuro interesse, storico in primo luogo, ma anche pratico per chi intenda fare da sé: le descrizioni – dal controllo pressione pneumatici (“su strada” e “su pista”!) al serraggio dei bulloni della testa – sono molto dettagliate e di agevole lettura. Che dire poi – per tornare sugli aspetti di interesse storico – di certe note di costume desumibili dal testo… Ecco una chicca: a p. 4 le raccomandazioni al collaudatore.

Ecco come si facevano una volta i tagliandi. Anzitutto e prima del tagliando vero e proprio, il giretto di prova (altro che: 10 km!): collaudatore al volante, cliente seduto accanto. A meno che (traduciamo quanto evidenziato sopra), il primo non rilevasse anomalie inspiegabili se non riferite al modo di guidare (“particolari abitudini di guida”) di quell’imbranato al suo fianco, indegno possessore di un’Alfa; nel qual caso si invitava quest’ultimo a fornire una prova pratica di come massacrasse su strada la sua Giulietta nuova di pacca. Ma che bei tempi 😀

Il Libretto è scaricabile alla solita pagina DOCS. Buona lettura.

Giulietta sul ponte

30 luglio 2017

Rieccola sul ponte, per gli ultimi collegamenti al sottoscocca e poi giù per ricevere i due Webers DCOE2, il radiatore e i dispositivi elettrici, tutti Magneti Marelli: la dinamo DN44E, il motorino di avviamento MT40B, lo spinterogeno S73A e la bobina B200B.

Tempi supplementari, certo; a fine luglio e con un’altra ondata di caldo africano alle porte, non credo che riusciremo a fare altri progressi prima di settembre, ma tant’è: fa piacere rivederla di nuovo sotto i ferri, tanto più che il 90% è fatto e tra breve i metalli lasceranno spazio alle stoffe.

Oggi però protagonista è ancora il 106 AR 00049 con i suoi due carburatori restaurati dal buon Vincenzo oramai 4 anni fa! Eccoli tornati a posto; leveraggi fatti, manca solo il tubetto di collegamento in attesa della crimpatura. E poi beh… certo, il cassonetto aspirazione, in sospeso fino all’ultimo momento e sempre più rassegnato a far posto – a ultimo momento appunto – a una replica.

Per il resto è tutto collegato, e all’impianto elettrico e a quello di riscaldamento, non ancora a quello di alimentazione.

Ma la pompa elettrica è già sotto, in attesa di essere collegata al filtro regolatore Fispa FRB-11 e poi ovviamente ai due Webers.

Fascette Roma Blok di tutte le misure (finché tengono), compresa quella che regge la rara staffa passacavi in gomma – trovata nuova da M. Rolando -, e cavi candela Cavis. Ed ecco i Magneti Marelli ancora “fotografabili”.

Lo spinte è nuovo di zecca; la bobina è stata testata ed è perfettamente funzionante, quindi una riverniciata e via: niente decalcomanie, grazie. Ho notato che sulla B200B hanno dimenticato di montare i due cappucci isolanti: forza ragazzi!

Il radiatore IPRA è del tipo con l’etichetta in piombo sul retro della vaschetta superiore.

A dare una rifinitura cosmetica alla vaschetta superiore prima della verniciatura è stato Fausto; le prove di montaggio le avevamo fatte a Tezze sul Brenta: Alessando ha pensato a rimetterlo al posto suo usando il kit NOS preso sempre da Ricambienonsolo.

E questo è quanto. Se nelle prossime settimane ce la faccio ad avvicinarmi al PC senza arrostire pubblicherò ancora un post prima di ferragosto. Ho infatti un documento piuttosto raro che vorrei condividere con voi. Altrimenti lasceremo sbollire “lucifero”.

Intanto buone vacanze a tutti.

Joseph’s Giulietta Spider

16 luglio 2017

Dal reparto lattonatura della Carrozzeria GF di Tezze sul Brenta ecco un’altra scocca di Giulietta tornata come nuova. E’ quella dell’amico Joseph di Malta, che ha voluto condividere alcune foto e soprattutto la gioia di vedere finalmente conclusa la fase più importante del suo progetto di restauro.

La sua spider del 1957, telaio 1495*02187, passa ora nelle mani di Moreno Campagnolo. I lavori erano stati avviati dal maestro Domenico in persona e poi, dopo la sua scomparsa in quel funesto dicembre 2015, ripresi dal suo allievo migliore, Tiziano Lago, che come Joseph sorride soddisfatto: ne hanno ben donde. E’ stato lui infatti a compiere il “miracolo” (guardate sotto e ditemi se sto esagerando).

Di fatto, la scocca era arrivata alla GF in condizioni pietose, se possibile peggio della mia; per dirla con una formula che renda immediatamente l’idea: “sotto la cintura… niente”. La ruggine si era divorata non soltanto i pianali; si era anche fatta strada verso le traverse portandosi via queste e ancora su verso i piantoni compromettendo i lamierini portanti al loro interno.

Per fortuna questa è storia, la storia di un esemplare a suo modo unico: è maltese intanto, e sull’isola altre non ce ne sono. Ma soprattutto è un ’57: ecco perché, valore affettivo a parte, il lungo e faticoso restauro in corso alla GF si giustifica su tutti i fronti, anche sul piano economico, visto che come si diceva qualche settimana fa, queste ‘normali’ vecchiette hanno ormai raggiunto le quotazioni delle Veloci.

Purché, s’intende, il lavoro sia condotto dall’inizio alla fine secondo standard qualitativi al top. E su questo – il Blog ne è la testimonianza – alla GF non scherzano. Date un’occhiata ai pianali nuovi:

Nel periodo in cui andavo spesso a Tezze per seguire il restauro della mia ho avuto modo di fotografare questa spider nelle varie fasi della lavorazione: senza il muso né pianali faceva un po’ specie. Questi bei scatti a lavoro ultimato mi rincuorano. Grazie Joseph: alla fin fine faremo un bel album prima e dopo.

Le prove generali però devo farle sulla mia, subito – questa volta sì – dopo l’estate.

Standby

2 luglio 2017

Bellissima la Osca! Niente male poi quanto si vede – e non si vede – sullo sfondo. Cosa ci sarà mai appunto sotto quel telo giallo, a destra della Montreal, tra l’Innocenti e la 356? C’è proprio lei, chi altri? La protagonista del Blog, l’oggetto di un restauro interminabile eppure, mi si dice, alla volata finale.

Non che all’OFG stiano a pettinare le bambole. Tutt’altro, di lavoro ce n’è tanto: la barchetta con un problemino urgente da risolvere; le Ferrari da tagliandare di un caro vecchio cliente; lo sceicco che si fa consegnare un paio di lambo nel villone preso per le vacanze… e tant’altro:

 

Insomma ci sono delle priorità nel cui merito non voglio entrare. Ma sta di fatto che la mia giulietta è in standby. E paradossalmente, non posso lamentarmi più di tanto. Eh sì, perché ogni delusione nel vedere il rimontaggio procedere a passo di lumaca viene in qualche modo compensata. E’ demenziale, lo so, ma per uno come me, poter seguire passo passo il lavoro di lastratura di un Osso 1750 Veloce o meglio ancora di una rara 2600 Zagato è qualcosa per cui pagherei un abbonamento. Quindi ecco, sono disarmato 😀

Ma, come dicevo in apertura, mi dicono che è questione di giorni e la mia bella sarà di nuovo sotto i ferri e non verrà mollata fino alla messa in strada. Ci aspetta un’estate calda… diamoci dentro.