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La bella e la bestia

11 aprile 2021

Poverina, bestia perché in quelle condizioni naturalmente sfigura accanto alla Giulietta, ma come ben sappiamo si tratta pur sempre di una berlinetta uscita dalla penna del grande Pinin Farina.

A parte questo, la foto riassume il mio programma per la bella stagione. Andare avanti con il rodaggio del 106 che batte – e a tratti incomincia a ruggire – sotto il cofano della Bella, e rientrato in garage, pian piano, un po’ alla volta, completare lo smontaggio della Bestiola, di modo che a settembre possa partire il restauro vero e proprio.

Strada e garage insomma, visto che per come butta – facili ottimismi a parte – anche quest’anno sulle vacanze c’è un bel punto interrogativo. Quindi mi porto avanti, intanto sul fronte del primo, faticoso 🙂 impegno, lungo le strade della mia Regione. Ecco come mi saluta la primavera, finalmente a cappottina abbassata.

E cosa fa il giuliettista non appena la stoffa rientra nel vano? Si mette a cercare eventuali segni lasciati dal bacio tra gomma e vernice, che ovviamente ci sono – più visibili a destra, altezza cerniere. Pignolerie certo, ma sulla vernice nuova fiammante si notano e richiederanno una passatina di polish.

Ma le magagne che di solito spuntano durante il rodaggio sono ben altre. Fatti altri 250 km circa sono tornato alla Car2001 e l’ho messa sul ponte: se il motore fa zero, il differenziale fa più di qualche goccia d’olio.

Ce ne occupiamo la settimana prossima.

Congiura pasquale

4 aprile 2021

Ci arrideva la primavera, fino a ieri; ma i Decreti ci tenevano il broncio: provare a uscire, anche per lavare l’auto, beh si rischiava una lavata di capo con shampoo a 400 euro e la messa in… piega.

Ora che il furor decretandi allenta giusto un pelo e le Marche, da martedì 6, passano in arancione, indovinate un po’… nemmeno a dirlo, colpo di coda dell’inverno, con minime sotto lo zero e pure la neve!

Che tempismo ragazzi: se questa non è una congiura…

Comunque, buona pasqua a tutti gli amici del Blog 🙂

Primer over Old Paint: Alarm!!!

28 marzo 2021

In questo post vi racconto l’incredibile storia di una IN-COOL-8 colossale, che poteva essere evitata prestando attenzione a pochi indizi ricavabili dal testo dell’inserzione stessa, anzi ne bastava uno.

Dopo il Post della settimana scorsa, in cui si parlava di aste on-line, è il caso di soffermarci sulle molte insidie che possono nascondersi sotto una presentazione ben confezionata. E occhio, non solo nelle aste on-line! Perché se è vero che pochi – forse nessuno – tra coloro che leggono, ha mai comprato un auto d’epoca on-line, sta di fatto che certe trappole possono funzionare anche de visu, se l’interessato (leggi malcapitato) non ha gli strumenti – concettuali e tecnici – per valutare i rischi.

Eccoci alla protagonista: la Giulietta Spider Veloce AR 1495 F 04381 passo corto del 1958. Un bel progetto di restauro messo all’asta su BAT nel settembre 2018 e battuta a USD $60,000 – così come la vedete (il resto in scatole). Ed ecco come viene riproposta qualche mese dopo, ad aprile 2019, sulla stessa piattaforma, dallo stesso compratore (ora venditore) la stessa auto.

Ops, come mai di nuovo spellacchiata a metallo nudo? Non doveva essere – come da descrizione – un restauro tutto in discesa, verniciatura e rimontaggio?

Ecco, precisiamo: sopra abbiamo presentato la protagonista; in realtà la protagonista non è quella scocca già bella imprimata, è sotto ciò si vede in foto: sotto quella mano di primer e, ancora più giù, sotto circa mezzo quintale di stucco.

Applicato a profusione per nascondere lavoracci di “restauro” da fare accapponare la pelle: parti completamente rovinate che andavano sostituite, saldature fatte da chi non ha la più pallida idea di come si tiene un cannello in mano. Certo, ma non solo. Un uso così abbondante rivela la necessità di far quadrare scocca, porte e cofani in una macchina abbananata dopo un urto violento. E infatti, c’era anche questo. E ancora, sottoporta completamente marci, sempre nascosti sotto lo stucco.

Come mai è potuto succedere? Come mai nessuno (non dico il diretto interessato / turlupinato, magari preso dall’entusiasmo etc. etc.), nemmeno i tanti che sono intervenuti con commenti alla discussione in calce all’annuncio, fra cui alcuni esperti ben noti nella comunità AR virtuale, si è fatto venire lo straccio di un sospetto? Dopotutto, l’esemplare era già noto fin dal 2005 almeno.

Infatti, a settembre di quell’anno era stato messo in vendita per interposta persona dallo stesso personaggio, titolare di una ditta di restauro in California. Ed era andato invenduto. Chiunque avesse letto quel post, qualche campanellino d’allarme avrebbe dovuto sentirlo, fin dalle prime righe:

I do not own this car which is currently in my shop, but the owner has decided he wants to sell. I have until Oct. 25 to find a buyer or the car will be turned over to a very interested buyer who is apparently willing to spend silly money even in its present unrestored condition.

Fammi capire Biba… dunque un cliente ha portato un progetto di restauro nella tua officina; poi, chissà perché, tutto a un tratto decide che non la vuole più, mo invece la vuole vendere. E tu giustamente gli fai questo servizio, la metti in vendita, anche se – dici – ci sarebbe già uno very interessato, disposto a sganciare una cifra assurda (“silly money”) per l’auto nelle condizioni in cui si trova. Mah, francamente non capisco: perché non lo vendi direttamente a questo tizio e ti risparmi la bega di metterla in vendita?

Forse perché hai la palla di vetro? Perché vedi già farsi avanti un altro interessato, disposto a svenarsi più di quanto non lo sia il very interessato silly spendaccione? Pare proprio di sì, tanto che aggiungi:

[…] the car is in surprisingly good condition and to use the cliche, a prime candidate for restoration. Engine [sic](AR*14880137) which is also a ’58 and am sure original to the car, is an unknown at the moment but will be dismantled in the next several days.

Peccato che a rintuzzare le certezze del mago Do Nascimento californiano ci siano i documenti della Casa, dove un motore con quel seriale è ancora tutto da costruire. Ma facciamo che nonostante tutto ci fidiamo. Perché? Perché c’è una clausola rassicurante: “Car is to stay at Biba Restorations until completed.” Perfetto, siamo in una botte di ferro! Eppure, nessuna risposta al post; zero interessati. Possibile? Chiudono la pagina due laconiche aggiunte dello stesso Biba, che fornisce qualche foto, poi ritirate.

Ecco, voglio dire, non occorre essere un esperto in pragmatica della comunicazione per capire che qui c’è qualcosa che non torna. E se proprio non si è bravi con le parole allora al minimo dubbio si cerchino le foto. Certo, ritirate appunto, ma non sfuggite all’occhio vigile di Chris aka Alfadoc, che le allega all’iscrizione dell’esemplare nel database del suo Veloce Register.

Bello il riflesso delle nuvole sul cofano bagagliaio celeste dello spiderino. Eppure, qualcosa mi dice che quelle dolci ondulazioni più che un paesaggio dovrebbero evocare un presagio. Nello specifico, che anziché il cofano bagagliera nuovo di pacca ostentato truffaldinamente a corredo dell’annuncio del 2018, al posto suo potremmo trovarci, come di fatto è avvenuto, quello maciullato venuto fuori nel 2019, dopo la sabbiatura.

Naturale che non chiuda bene, che le fughe siano un pelo sballate. La foto è piccola ma eloquente, come lo è quella accanto: quello sportello sembra un po’ troppo spesso (fattened by Bondo) e, di nuovo, lì sotto c’entra un dito. Nessuna sorpresa: stesso discorso per le portiere (come per il cofano motore, di cui vi risparmio le foto).

Infine… tutta quella ruggine nel sottoscocca. Come mai, sempre nell’annuncio del 2018, in mezzo a quella ‘ricca documentazione fotografica’ che rasenta la pedanteria (ancora un motivo per dubitare), in cui viene ritratto fino all’ultimo bullone, brillano per la loro assenza proprio i sottoporta nuovi?

Insomma, potremmo andare avanti col lavoro di scavo, confrontando magari il testo della descrizione del venditore – che trovate ancora nel Veloce Register -, pieni di contradizioni (“Well here it is, the closest thing to a barn find I have encountered […] The original color was Sky Blue. Then someone one painted it black and then a “kind-of” Sky Blue again“.), con quello dei redattori della BAT (che ovviamente non hanno colpe); o ancora confrontare altre foto, scandagliare entrambe le discussioni, del 2018 e del 2019, sul sito in cui sono comparsi gli annunci.

Ma ho detto fin dall’inizio che bastava un solo indizio per accendere, più che un campanello d’allarme, la sirena della Nostromo che in Alien fa da sfondo al countdown fino all’autodestruzione. Ed è questa, messa nero su bianco dal venditore:

The body is quite solid including the rocker panels. The original paint – since it didn’t show signs of rust was used as a base. All I can say is the last work done on the car in 2012 had shown no signs of any bubbling. I’ve had it covered – inside – and pulled the cover off recently and it looks just like it did in 2012. What else can I say?

Ma come si fa! Oltretutto, del “lavoro” fatto nel 2012, e quindi della “vernice originale” su cui ha dato il primer, non v’è traccia. E poi, perché imprimare, se la vernice era bella? Anche questo insomma… nessuno si è posto la domanda?

Dunque la morale è la solita: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Per quanto blasonata sia la casa d’aste, per quanto specchiata la reputazione del venditore e accurata la presentazione, tutto ciò non basta: bisogna verificare, e se emerge il minimo dubbio, approfondire; e se non si hanno gli strumenti necessari, affidarsi al parere di un esperto che possieda entrambe queste competenze, di vendite on-line e di giulietta. Come detto, strumenti concettuali e tecnici. E dire che, quanto a questi ultimi, ahimè qui bastava una calamita!

Ma non è questo il punto. Ciò che mi interessava mettere qui in evidenza è anticipato in apertura e riguarda un doppio fallimento, su due aspetti dello stesso fenomeno, strettamente collegati l’uno all’altro: il fallimento della rete come deposito di evidenze utili (erano lì, da 15 anni); il fallimento di quello spirito di collaborazione – improntato a correttezza e solidarietà – della comunità di appassionati Alfa Romeo: nessuno ha detto “ma… però….”.

Qualcuno invece ha preso una sonora fregatura, acquistando un progetto marcio e caramellato di Giulietta Spider Veloce a $ 60k; pochi mesi dopo ha cercato di disfarsene, con grande onestà, senza nascondere nessuna della magagne sul piatto; ma gli offrirono al massimo $38k.

A sputtanarsi è non soltanto il venditore disonesto, ma anche l’esemplare: chi la vuole più una Giulietta con una storia simile?

E pensare che nel 2005, a $ 15k, pure nelle condizione disastrate in cui si trovava, era un affare!

Immuni, anzi, ringalluzzite

21 marzo 2021

Le auto d’epoca, che altro! Se la pandemia ha messo in ginocchia il mercato dell’auto, quello dei classici invece sembra aver preso nuovo slancio. A fare da traino le asta on-line, il risparmio forzato e il (troppo) tempo libero.

Dispiace certo che tutto il resto sia andato a ramengo, ma è innegabile che riflessi positivi – per quanto rimangano una magra consolazione – ci sono stati: la riduzione dell’inquinamento, tanto per fare un esempio decisamente virtuoso.

Tornando ai settori produttivi, per citare la Gabanelli, “come in tutte le guerre, c’è chi lotta per la sopravvivenza e chi va a gonfie vele”. Col vento in poppa appuntro è il settore dei prodotti alimentari – complice l’effetto ‘scorte’ – che è schizzato su di quasi un 10%; è tutt’altro che calma piatta poi per quelli dei servizi per la comunicazione e, ci mancherebbe, dei prodotti farmaceutici.

Il mercato dell’auto d’epoca dal canto suo, zitto zitto, nella zona d’ombra dei radar delle statistiche che contano, non solo tiene botta ma inverte il trend negativo registrato a partire dallo scoppio della bolla dell’ultimo decennio.

I fattori, dicevamo, sono anzitutto la facilità – diventata necessità in tempi di pandemia – con cui oggi è possibile acquistare qualsiasi cosa da casa, perfino, appunto, un’auto d’epoca! Le case d’asta si sono subito attrezzate e sono riuscite non solo a stare sulla cresta dell’onda ma hanno incrementato il volume di vendite un po’ dappertutto, in quasi tutti i segmenti, dai pezzi da novanta per Nababbi alle Youngtimer per i Milennials, con conseguente risalita delle quotazioni dei primi e delle ultime.

Determinanti però sono gli altri due fattori, diciamo concomitanti: il freno imposto ai (soliti) consumi ha fatto sì che in molti (in molti fra i pochi purtroppo), si siano ritrovati qualche soldo più in tasca. Se a ciò si aggiunge l’appiattirsi della vita quotidiana, la pochezza di stimoli e l’incertezza sul futuro, ecco che abbiamo un quadro psicologico ideale per far scattare la decisione d’acquisto: se non ora, quando? E ciò può plausibilmente avere inciso sia sui potenziali acquirenti con robuste disponibilità, sia su coloro che, pur non avendole, accarezzano da tempo il sogno di possedere un auto d’epoca.

Tra le auto destinate ai fortunelli del primo tipo – giusto per fare un esempio – hanno fatto un bel balzo in avanti quelle rare, e altrettanto belle creature di Giotto Bizzarrini, arrivando spesso a mettersi alla pari con le Aston Martin DB5 e in qualche caso addirittura con le Ferrari Daytona. E’ poi appena il caso di ricordare che lo scorso ottobre a New York la Sotheby’s batté all’asta le tre BAT di Franco Scaglione.

The three vehicles represent “possibly the best examples of cars as works of art,” said David Galperin, who heads the Wednesday evening events in New York. The cars will be shown alongside works by the postwar Italian artists and designers Lucio Fontana and Carlo Mollino, among others, as well as paintings by Mark Rothko, Clyfford Still and Brice Marden.

[Mettiamolo pure tra parentesi, ma è inutile nascondere il rammarico: tre vere e proprie opere d’arte appunto, che prendono il via – e così ve le mostro -, lasciano l’Italia e lasciandoci un po’ più poveri, un po’ meno il paese delle bellezze che tutti ci invidiano (tanto ce le comprano); insomma, i soliti buontemponi che hanno svenduto tutto e continuano a svendersi].

Ma dicevamo (è bene tornare coi piedi per terra, dal museo al garage di casa), sono soprattutto le youngtimer che con il covid hanno preso il volo. Vedi la Jaguar XJ, salita del 50%, o l’Aston Martin Virage, che guadagna un 53%; meglio ancora va la Toyota Celica (62%) e la VW Corrado, che cresce del 69%; addirittura la Ford Cortina – vera medaglia d’oro alla rivalutazione – che raddoppia la sua quotazione e pure con con la mancia: 104%!

E le Alfa? Beh, a parte le divinità fuggiasche di cui sopra, c’è da dire che anche in questo segmento le nostre sfidano egregiamente la pandemia in giro per il mondo. Lo scorso gennaio, un modesto esemplare di GT Junior fine produzione – decisamente non tra i più ambiti e per giunta col volante dalla parte sbagliata – dopo ben 261 rilanci ha battuto un record mai visto, aggiudicato alla stratosferica cifra di £50,000 tonde, vale a dire cinquantottomila euro e rotti!

Il che ci suggerisce, ahimè, di andare molto cauti. Non è che siamo da capo? Che la pandemia abbia dopato un pelino il mercato?

Infatti, cosa succederà, speriamo fra non molto, quando apriranno le gabbie, è tutto da vedere.

Una cosa però è certa: nel caso delle youngtimer, la tendenza al rialzo era già in atto prima dell’arrivo del mostriciattolo. L’effetto pandemia sembra avere impresso una certa accelerazione, che a cose fatte potrebbe tornare su un andamento stabile. In ogni caso, riesce in ogni caso difficile pensare a un’inversione di tendenza. Perciò, se ne avete una, per ora coccolatela in garage: non è il momento di disfarsene.

Il che ci porta all’ultimo degli effetti di tutta questa triste vicenda, forse il meno deleterio. Chiusi in casa voi, e anche le vostre vecchiette, quale momento migliore per metter le mani su un progetto di restauro. Lo dicevo la volta scorsa ed era un auspicio. Lo constato ora leggendo in giro testimonianze su internet: qualcuno sta riscoprendo il bello di sporcarsi le mani. Infatti, “There’s nothing quite like the joy of owning and restoring a vintage vehicle“.

Forse è la volta buona che riesco a mettere le mani sulla mia Simca 8 Sport 🙂

Come ti restauro l’Alfa

14 marzo 2021

Giulietta giustamente; spider per la precisione; veloce… e ci mancherebbe. Ecco tutto il lavoro, realizzato dalla Carrozzeria 2000 di Nibbiola (NO), in un singolo video, pubblicato l’anno scorso sul canale YouTube di Diego Alto.

Oggi che abbiamo tutti quanti l’auto bloccata in garage e la testa altrove; ai tempi supplementari di un decennio che ha visto il mercato dell’auto d’epoca esplodere e poi contrarsi repentinamente, è importante che ci siano ancora iniziative come queste, utili non soltanto a tenere viva la passione per le nostre vecchiette, ma soprattutto la voglia di rimboccarsi le mani e riportare in vita un esemplare all’apparenza spacciato.

Condividiamo dunque questo bel video, con una carrellata di immagini in movimento delle varie fasi del restauro e mini interviste ai vari artigiani che vi presero parte.

Parole sante poi quelle dell’aforisma – preso in prestito appunto da Francesco d’Assisi – che il titolare mette in Home page del sito:

Chi lavora con le sole mani, è un lavoratore.

Chi lavora con le mani e la testa, è un artigiano.

Ci alle mani e la testa aggiunge il cuore, è un artista.

E come si fa a lavorare su di un’alfa senza metterci anche l’anima… 🙂

Prima uscita notturna

7 marzo 2021

Gli obiettivi erano tre: a) controllare se l’illuminazione degli strumenti di bordo desse segni di vita; b) verificare se e quanto fosse fastidioso il luccichio prodotto dalle piccole imperfezioni del parabrezza durante la guida notturna; c) testare la “potenza” e la portata dei proiettori.

Giovedì scorso è stata l’ultima giornata di sole prima del peggioramento delle condizioni meteo e dell’aggravarsi della pandemia in provincia che ci ha portati in zona rossa. L’idea era di uscire prima e percorrere un centinaio di Km, ma impegni sopraggiunti mi hanno costretto a rimandare di qualche ora. La voglia era tanta e non tutti i mali vengono per nuocere: mettiamoci al volante e vediamo come si comporta la giulietta nel buio

Che al buio gli strumenti fossero al lumicino e appena leggibili l’avevo già notato. La speranza era che a motore acceso la tensione sul sistema aumentasse e le lampadine dessero qualche segno di vita; e invece no, è sempre buoi pesto. La cosa è non solo frustrante ma anche pericolosa, perché praticamente si perdono di vista gli indicatori di temperatura acqua e pressione olio. In ogni caso, l’argomento è complesso e non è questo il momento di intervenire: la mia giulietta poi non sarà precisamente quel che si dice un animale notturno.

Decisamente diverso il discorso per i proiettori, che non sono certo Adaptive LED-headlights ma fanno il loro lavoro e consentono una visibilità accettabile, sia per quanto riguarda la portata che l’intensità del fascio luminoso. Va da sé, per l’uso che intendiamo farne noi – come sopra, prevalentemente diurno e senza pretese velocistiche. Se invece avete in mente di imbarcarvi in qualche impresa sportiva che preveda la guida notturna, allora è il caso di pensare ad aggiungere un paio di buoni fari di profondità.

Infine, il parabrezza. Ho sempre rifiutato l’idea di montare un parabrezza nuovo di zecca come consigliano tutti. I vetri della mia giulietta sono tutti originali marchiati SECURIT, e anche il parabrezza è originale: è uno dei primi acquisti che ho fatto, ormai una decina d’anni fa e oggi, alla prova dei fatti, devo dire che non me ne pento. I micro impatti di pietrisco ci sono, ma non rendono la guida col sole in faccia o notturna così disagevole come ho sentito dire da più parti.

E anche questa è fatta. Quando uscirò di nuovo in notturna non saprei dire. Anzi, come detto sopra, da ieri la mia zona è rosa come la giulietta, quindi, per ora, garagista forzato.

A presto.

Letargo a chi?

28 febbraio 2021

Due settimane fa c’era la neve; questo weekend invece è scoppiata una mezza primavera: temperature miti, sole, quanto basta per ingranare la prima e uscire a sgranchire un po’ la Giulietta.

Altro che rimessaggio! Rimandiamo dunque la seconda parte dell’ultimo post al prossimo nevone. Ora c’è ben altro da fare: tempo e pandemia permettendo, il rodaggio del motore, rettificato senza risparmiare su nulla e già provato al banco. Il primo pare ci conceda ancora una settimana buona, la seconda invece non ci dà tregua: tornati in arancione… dove vai?

Intanto però tra ieri e oggi ho fatto circa 200 km, in prevalenza su strada statale, a velocità sostenuta e senza mai superare i 4k giri, con un occhio alla pressione dell’olio e l’altro alla temperatura dell’acqua. Al di sotto dunque delle raccomandazioni della casa per il rodaggio: beh, vorrei vedere: chi si è scottato col latte, vede una mucca e fugge 🙂

Le prime impressioni sono davvero ottime. Motore e cambio sono nuovi e si sente, ma si sente soprattutto un netto miglioramento rispetto ai primi mille km girati con il motore poi ingloriosamente tornato in rettifica. E’ già molto più reattivo, riprende bene dai bassi regimi e il cambio – nonostante abbia soltanto quei 200 km appena fatti – sembra già abbastanza fluido.

Un dato soltanto, anzi due: se prima ogni tanto una fumatina se la faceva, fino allo scottone e dunque il sinistro nuvolone alle spalle, ora non ne fa un filo; se prima l’olio girava più che nel motore sul pavimento del mio garage, beh ora, lasciata riposare tra sabato e domenica, cosa ci ho trovato? Non una goccia, ma dico nemmeno una, per terra: segno che alla CAR2000 hanno fatto un lavoro coi fiocchi.

Andremo avanti così, monitorando il rodaggio e riportando le impressioni di guida, annotando i vari interventi da fare (p.e. ho già notato alcune cosucce che reagiscono un po’ troppo rumorosamente alle vibrazioni e sono senz’altro da aggiustare: sportello vano portaoggetti e slitte sedile passeggero).

Certo, oltre a controllare costantemente gli strumenti di bordo ci toccherà stare attenti ai confini tra comuni. Sarà un rodaggio a cabotaggio corto, ma troveremo il modo di farlo con scrupolo, almeno fino a quando non sarà il momento di incominciare a tirarle il collo 🙂

Si va in letargo: preparazione rimessaggio

14 febbraio 2021

In teoria le auto d’epoca andrebbero usate tutto l’anno, anche d’inverno. In teoria… Nella pratica invece la stragrande maggioranza va in letargo fino a primavera. La mia Giulietta non fa eccezione.

Che siano godibili 356 giorni all’anno lo dimostrano, per esempio, ogni anno i concorrenti della Winter Marathon, guidando le vecchiette attraverso i passi dolomitici, anche a 2000 metri. Ma certo, ci vuole una certa preparazione: non basta ‘sgrassare’ la carburazione e fare il pieno d’antigelo.

Eppure – non sembri un paradosso – tenerle ferme durante l’inverno richiede molte più attenzioni, perché si tratta in fin dei conti di macchine, e le macchine sono fatte per girare, mica per stare ferme. Proprio per questo, i consigli per il rimessaggio invernale delle auto d’epoca si trovano un po’ dappertutto. Ecco qualche link:

Senza richiamarli tutti, ricordiamo i fattori che minacciano la conservazione del mezzo (primo fra tutti, nemmeno a dirlo, l’umidità) e vediamo quali sono gli accorgimenti più importanti. In questo post ci concentreremo su carrozzeria, sottoscocca e abitacolo. Domenica prossima penseremo a tutto il resto.

I nemici: umidità, sbalzi di temperatura, ristagno d’aria, fauna domestica

La prima cosa cui fare attenzione è l’ambiente del proprio garage: l’umidità non dev’essere né troppa né troppo poca. La percentuale d’umidità nell’aria deve aggirarsi intorno al 50%, dopo di ché la corrosione si scatena e a nulla varranno i vari accorgimenti per contenerla. Quindi, le opzioni sono due: deumidificatore oppure, se l’ambiente è troppo ampio, una bella Air Chamber.

Temperatura, aria. Sono gli sbalzi di temperatura e l’aria stagnante a formare condensa, che si traduce appunto in umidità e muffe. Oltre ad essere asciutto il garage dovrebbe quindi essere ventilato e, possibilmente, riscaldato. Troppo? Diciamo che se l’ambiente è ben ventilato potremmo anche accontentarci. Ma a circolare dev’essere appunto l’aria, non famigliole di roditori alla ricerca di un posticino tranquillo dove svernare. Nel caso, ci sono i repellenti a ultrasuoni, che però possono dare noia agli animali di casa; in alternativa, un po’ di canfora e naftalina aiuterà a tenere gli ospiti indesiderati a distanza.

Rimessaggio. Dunque come procedere? Dopo le ultime scorribande autunnali, prima di essere messa a nanna l’auto va ovviamente lavata (con acqua fredda e mai mentre la carrozzeria è calda!). Ma non basta: dopo il lavaggio, meglio farsi almeno una trentina di km a velocità sostenuta in modo da asciugarla per bene dappertutto. Quindi si passa alla preparazione rimessaggio vera e propria:

  1. Carrozzeria. Coprire l’auto con un telo è la scelta che va per la maggiore, ma dev’essere un telo traspirante, altrimenti è meglio che non ci sia. In ogni caso, è opportuno applicare prima uno strato di cera protettiva sulla vernice. Se la vostra è una spider, richiudete la capottina: lasciarla spiegazzata nel suo vano è un errore che potrebbe costarvi caro (formazione di pieghe destinate a diventare permanenti e rischio di muffa).
  2. Sottoscocca. Da pulire accuratamente anch’esso, con particolare riguardo ai passaruota, dove tende ad accumularsi lo sporco.
  3. Abitacolo. Va pulito accuratamente: anzitutto via la polvere dai sedili, moquette e tappetini, e qui basta un semplice aspirapolvere. Nel caso di macchie si può ricorrere a dei prodotti specifici, come il FLASH della Ma.Fra.

Si passa quindi ai pannelli porta, dove basterà agire con un panno in microfibra imbevuto di un detergente neutro. Lo stesso può essere utilizzato per la plancia, il volante e altre superfici interne.

Per la pulizia dei vetri è sconsigliato l’uso di prodotti per la casa, in quanto molti di questi contengono sostanze tossiche, che in un ambiente di dimensioni ridotte come l’abitacolo di un’auto alla lunga possono risultare dannose. Una volta per i vetri si usava la carta da giornali, oggi ci sono i panni in microfibre, da preferire alla solita pelle di daino. Mai usare panni in cotone e/o alcool denaturato, a meno che non siano graditi gli aloni: anche in questo caso un detergente specifici andrà benissimo.

E siamo nemmeno a metà del lavoro: che fatica l’auto d’epoca! 🙂

Targhe d’epoca per tutti o quasi

31 gennaio 2021

Un emendamento inserito nella Legge di Bilancio 2021 renderà possibile – per i veicoli storici reimmatricolati o ritargati – ottenere targhe esteticamente conformi alla grafica originale.

La notizia rimbalza da una testata all’altra fin da settembre 2020. Il 20 dicembre Ruoteclassiche ne annuncia l’imminente approvazione, avvenuta il 30. L’on. Tombolato, proponente, dichiara soddisfatto:

Con questo provvedimento si offre la possibilità di riportare all’originalità beni culturali come i mezzi storici che rappresentano una eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo. Vedere un veicolo storico con targhe moderne al posto di quelle d’origine è come ammirare un dipinto del ‘600 montato su una cornicetta moderna senza alcun valore. Un insulto al rispetto del patrimonio storico”.

Come dargli torto! Infatti, è stato compiuto un notevole passo avanti nella promozione del rispetto di quei beni storico-artistici che sono i veicoli d’epoca. Ma ce ne vorrebbe un altro ancora, di modo che tutti i veicoli storici costruiti in Italia, che siano stati immatricolati qui o meno, ne avessero diritto. Così le “straniere” smetterebbero di essere discriminate come fossero clandestine – così avevo suggerito in un post del 2019 -, ovvero marchiate da una targa anacronistica, insomma insultate.

Speriamo bene 🙂

La 2000 GT di Pasolini

17 gennaio 2021

Si credeva fosse stata demolita nel 1981, e invece rieccola spuntare nel varesotto, riparata e riverniciata. L’attuale proprietario assicura che verrà riportata “alle sue fattezze originali” e destinata a un museo.

La Giulia 2000 GT telaio 2429845, nata grigio metallizzato, era stata acquistata dal grande Pier Paolo nell’estate del 1972, per la precisione a luglio, e targata Roma K69996. Tre anni più tardi, la notte fra il 1° e il 2 novembre del ’75, l’avrebbe portato al Lido di Ostia dove verrà brutalmente assassinato.

Mistero chiarito, dentro a un mistero ben più grosso e triste. Rendiamo omaggio a un alfista DOC.

A presto.