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RealAlfa: il Video

16 giugno 2019

Dopo le due gallerie fotografiche della settimana scorsa ecco, come promesso, il video di RealAlfa, prima edizione del Concorso di Conservazione e Restauro organizzato dal RIAR e dedicato alla memoria di Maurizio Tabucchi. Quasi 25 minuti di pura passione alfista.

Grazie a tutti coloro che con il loro impegno e i loro sforzi sono riusciti a regalarci questa giornata che, come recita l’ultima canzone del mio videozzo, è destinata a rimanere indimenticabile.

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RealAlfa. Concorso Maurizio Tabucchi

9 giugno 2019

Si è svolta lo scorso 2 giugno nella sede storica di Arese la prima edizione del Concorso di conservazione e restauro dedicato alla memoria di Maurizio Tabucchi. Nove le classi di concorso, dalle 6c degli anni ’20-’30 fino alle GTV serie 916, più le instant classic votate dal pubblico.

L’iniziativa è lodevole e lancia un segnale importante nel mondo dell’automobilismo storico, in quanto propone un nuovo format inteso a privilegiare la corretta conservazione delle vetture d’epoca o, in extrema ratio, il restauro fedele alle specifiche di fabbrica. Non a caso, coerentemente con questa filosofia, la giuria assegna il Best of Show, ovvero il Premio Tabucchi, all’Alfa Romeo 6C 1750 Super Sport Zagato del 1929, esemplare che porta orgogliosamente sulla propria ‘pelle’ tutti i segni dei suoi novant’anni di onorato servizio.

Conservate o ben restaurate, le belle Alfa non sono mancate in nessuna delle categorie. Stupenda la 6C 2500 Super Sport Touring del 1947; meritatissimo il premio alla 1900 C Sprint Cabriolet PF del 1953. Presente anche la 1900 la fleche, reduce da Villa d’Este, cui viene criticata una metallizzazione un po’ troppo spinta ma vince il premio agli interni meglio conservati.

Un po’ meno sgargianti le Giuliette Spider – anche se qui sono di parte. In ogni caso non mi aspettavo di vedere portati a concorso esemplari equipaggiati con volanti di fantasia, ornati con griglia e baffi ‘gommati’ e riproduzioni di stemmi a buon mercato, motori con teste sabbiate e addirittura targhe identificative ribattute e disposte un po’ a caso sotto il cofano. Bella in ogni caso la Veloce del ’59 vincitrice, come del resto i duetti, tutti ossi di seppia.

Due vetture da competizioni meritano un discorso a sé: l’Alfetta GTV 2000 Autodelta Gr. 2 del 1975, che ebbe tra i suoi proprietari proprio Maurizio Tabucchi e vince il premio alla ‘Vettura con la migliore storia sportiva’; e la 75 1.8i Turbo Evoluzione IMSA del 1988, che si aggiudica un premio quale ‘Vettura da competizione più significativa’.

Tutte le altre (o quasi) nelle due gallerie fotografiche qui sotto. La prima ritrae le concorrenti sul tracciato del Motor Village, la seconda durante la sfilata nella sala Giulia del Museo. Ecco la prima:

 

E giù la seconda. Le auto accedono alla sala Giulia spinte a mano, sfilano sul tappeto rosso, si soffermano quanto basta per raccogliere i commenti del chairman o per essere premiate dalla mano dei familiari di Maurizio Tabucchi. Infine escono di nuovo verso il tracciato. La 6C 2500 Super Sport Touring compare per prima [*verificare*] ma alla fine torna per essere insignita Best of Show. E’ un momento magico, davvero emozionante.

E questo è quanto, oppure no…

Ho anche girato qualche scena, ma come sapete sono un po’ arrugginito con il montaggio. Vedremo semmai la settimana prossima.

A presto.

Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2019

1 giugno 2019

A dirigere La sinfonia dei motori nel 90° anniversario del Concorso è un 8 cilindri in linea, quello dell’Alfa Romeo 8C 2900B del 1937, prima di 5 esemplari carrozzati Touring Superleggera: Best of Show, Coppa d’Oro Villa d’Este e, va da sé, vincitrice di categoria. Déjà vu? Puntualissimo peraltro.

Difatti era il 2009 quando una 8C 2900B Berlinetta Touring del 1938 si aggiudicò tutti e tre i trofei più ambiti e, come da copione, oggi come allora entrambi gli esemplari profumavano dell’erba fresca di Pebble Beach. Questa volta però, a differenza di 10 anni fa, al fortunato vincitore sfugge il terzo traguardo, il Trofeo BMW Group Italia. Le preferenze del pubblico di Villa Erba vanno infatti alla stupenda Lancia Astura Cabriolet IV serie del 1938 carrozzata Pinin Farina, appartenente a Filippo Sole, uno dei pochi (solo 3) concorrenti italiani.

Il BMW Group Ragazzi, quarto e ultimo trofeo, assegnato by young people’s referendum, se lo aggiudica la Lamborghini Marzal del 1967, prototipo realizzato da Bertone su disegno di un Gandini trentenne: auto avveniristica fatta di luce, che oltre a dare l’imprinting alla Espada avrebbe anticipato la futura cifra stilistica delle carrozzerie Lamborghini, fatte di linee tese, spigoli e cunei. Naturale che abbia sedotto i più giovani e caspita, non solo!

Poi giù le vincitrici di categoria, dalla A (a tema nostalgico commemorativo: “Addio ruggenti anni ’20: la nascita del Concorso”), alla H (omaggio al “coraggio di sognare”), dedicata ai “concept che hanno rivoluzionato il mondo dei motori”; premio che va ovviamente ancora alla Marzal. Tra le vecchiette la spunta una Vauxhall, 30/98 Type OE, Boattail Tourer del 1925, mentre la Menzione d’onore nella stessa categoria è per una Lancia Lambda Serie VIII Torpedo del 1928.

La categoria B (“Avanti tutta: un quarto di secolo di progresso”): è sempre dell’Alfa già predestinata al Best of Show, affiancata dalla sua vicina di parcheggio sul green di Villa Erba: una Bugatti, 57 S Four-Seater Sports Tourer, insolitamente ‘abbassata’.

La C è la classe delle “Piccole e perfettamente modellate”. Si celebra appunto “l’arte del carrozziere in miniatura”. Ebbene qui ci troviamo in totale disaccordo con la scelta della giuria, che premia l’Abarth Monomille GT Coupé Sibona-Basano del 1963, vetturetta senz’altro bella e rara, ma stilisticamente piuttosto tradizionale se confrontata a quel capolavoro di equilibrio ed eleganza che è l’Abarth 205 Sport Berlinetta Ghia del ’53, cui va solo la menzione d’onore.

Siamo alla categoria D, intitolata “Una nuova epoca: l’era del rock ’n’ roll”.  Non so se le vincitrici siano precisamente auto ‘rockettare’ ma tant’è. Del resto le auto delle rock star sono poco più avanti. Qui primeggia una Mercedes-Benz 300 SL Coupé e la menzione d’onore va alla Siata 208 S Spider Motto del 1953, davvero un bel giocattolo.

La E (“Movimentati Anni 60: il cielo è il solo limite”) è categoria interamente ferrarista, vinta da un’altra predestinata: la 250 GT California Spyder SWB del ’61, con a fianco un’altra 250 GT, la Berlinetta SWB Competizione PF del 1960.

La categoria F (“Baby you can drive my car: le auto delle star della musica”) sfrutta ancora il tema della manifestazione: dalla sinfonia si passa a qualcosa di più leggero ma non meno ‘elettrizzante’: raccoglie appunto vetture appartenenti a celebrità canore. Vince la Miura 400 S ex Little Tony. La menzione d’onore va a una Porsche 959 appartenuta a… boh. Considerato che nella stessa categoria rimane a bocca asciutta una Bizzarrini 5300 GT strada, direi che il dato gossipparo passa in secondo piano.

Infine la G (“accelerazione contro il tempo: le leggende delle gare di endurance”) ci proietta in ambito corsaiolo con una ferrari leggendaria: niente meno che la 166 Mille Miglia del 1949! La menzione d’onore va alla Osca MT4 1450 Barchetta Frua del 1953.

 

E da qui in avanti siore e siori mi taccio. Quanto segue è tutto solo ed esclusivamente da mangiare con gli occhi: le bellezze paesaggistiche e architettoniche (ehem… poco inquadrate in realtà), i personaggi, ancora meno ma giusti e, queste sì, automobili, di tutti i tempi e di ogni tipo, sul prato, sul red carpet, ferme e in movimento, ovunque. Godetevi la galleria.

E questo è quanto.

In partenza per Milano, sarò presente domani al primo concorso di conservazione e restauro REALALFA che si tiene ad Arese. Quindi la settimana prossima foto, video e quant’altro.

A presto.

 

Da Villa Erba Selfino con Filippo

27 maggio 2019

Quest’anno non potevamo mancare. Il Concorso d’eleganza di Villa d’Este compieva 90 anni e fra le aspiranti c’era la macchina di un caro amico, una stupenda Lancia Astura Cabriolet Pininfarina del 1938, che si è aggiudicata, udite udite, il Trofeo BMW Group Italia!

Congratulazioni Filippo! So quali sforzi e quanta fatica ci sono voluti ma ce l’hai fatta. Ecco intanto il selfino-ricordo con un alfista poco elegante ma presente 🙂

Villa-dEste-2019-Lancia-Astura-Filippo

Tutto il resto la settimana prossima: una bella galleria fotografica e, forse, anche un breve filmato.

A presto

Ps. Trovate l’elenco della vetture premiate in questo articolo di Quattroruote.

Mille Miglia 2019: Still Alfa

19 maggio 2019

Due Alfa Romeo sul podio alla 37° edizione della rievocazione storica della Mille Miglia: la 6C 1500 SS di Moceri e Bonetti e la 6C 1750 SS Zagato di Vesco e Guerini. Al terzo posto la Bugatti Type 40 di Tonconogy e Ruffini, che vincono il Trofeo Gaburri ma si dicono insoddisfatti del coefficiente.

Vicenda che ricorda, solo da lontano, le polemiche del 2014, quando la vettura vincitrice, una Lancia Lambda Casaro, era stata l’unica vettura a beneficiare di un coefficiente 1.80. Da lontano appunto e in questo caso in modo un tantino pretestuoso, perché quest’anno i coefficienti sono rimasti invariati rispetto alla precedente edizione, vinta proprio dal pilota argentino su 6C 1500 GS TESTA FISSA, sempre a 1.80. La decisione di gareggiare su Bugatti (1.75) è stata infatti penalizzante, ma a conti fatti, anche a parità di coefficiente la vittoria sarebbe andata comunque, sia pur per un nonnulla (363 vs 367 penalità), all’agguerrita coppia siculo-bresciana che, va detto, ultimamente vince praticamente tutto.

A proposito… cosa ne è stato della ‘Lambda della discordia’? Come mai da allora non si è più vista? La vicenda è dannatamente intricata e a dirla tutta poco piacevole. Anzitutto perché la campionessa non è più tra noi: ha preso la strada d’Oriente, acquistata da un collezionista giapponese il quale (ed ecco la vera rogna) in sede di certificazione FIVA si è visto declassare la propria vettura, così pesantemente da renderla “non più accettabile alla Mille Miglia“. Ce lo riferiva Gaetano Derosa in un articolo del 2018 su Ruoteclassiche.

Luci e ombre di una manifestazione che è sempre più sotto i riflettori dei Media, grazie a un mix di autentica passione, glamour gossipparo e tanti schei. E siccome non tutti i mali vengono per nuocere, a me continua a sembrare la gara più bella del mondo.

 

 

AR1495 F 05980 all’Asta

12 maggio 2019

Sarà battuta domani dalla Finarte di Milano questa Giulietta Spider Veloce Celeste Pininfarina AR 301 del 1959. La base d’asta è a Euro 80k con allungo, come da stima, fino a 110. Come è subito evidente (niente ripetitori laterali) si tratta di una vettura americana immatricolata in Italia, ci dicono, nel 1999.

La vettura, restaurata non di recente, appare in buone condizioni generali ed è equipaggiata con il propulsore AR1315*31364 il quale, stando al Fusi, dovrebbe provenire da un esemplare del 1958. Non appartiene all’equipaggiamento originale neanche il cambio attualmente montato (che però viene fornito nel lotto) e nemmeno i carburatori, che sono DCOE2. A proposito di questi ultimi nella descrizione c’è scritto che viene fornito anche il “carburatore [sic] d’origine”. Speriamo si tratti di un refuso e che anche i costosissimi DCO3 siano lì da qualche parte.

Per quanto sia azzardato giudicare dalle foto, direi che chiunque l’abbia restaurata ha fatto un bel lavoro: le fughe, cofani o portiere, sono perfette ovunque la si guardi. Proprio per questo, andrebbero rivisti alcuni dettagli, a incominciare dallo specchio retrovisore a ventosa sul parabrezza, che proprio non si può vedere. Il portapacchi… mah, vedete voi: io lo porterei di corsa in cantina.

Così, mentre lascerei lì dov’è il pulsante volante, anche se un po’ malandato, sostituirei appena possibile i fanali posteriori, di concorrenza oltreché piuttosto stanchi, non con i Lucas d’origine, ma con un bel paio di Altissimo, che si trovano facilmente. Stesso discorso per lo stemma griglia: mentre il cipollone sfoggia un bellissimo smaltato, davanti abbiamo un plasticato improponibile.

Non male gli interni. La tappezzeria appare un po’ schiacciata e sul sedile guida, lì a destra, spunta uno strappo. Il punto dolente però è la strumentazione, che probabilmente non ha mai visto un vero e proprio restauro. E’ stata ‘nazionalizzata’ a metà e in modo dilettantesco diverso tempo fa, per cui oltretutto mostra tutti i segni del tempo.

E siamo al comparto motore, che come vedete si presenta benone. Salta agli occhi l’isolamento termico del parafiamma che, ammetto, non avevo mai visto su una Giulietta. Non tornano né il motorino di avviamento né la bobina, ma si sa, è difficile trovare una Magneti Marelli che non minacci l’incendio. Per il resto c’è tutto: è una veloce quasi completa.

Per finire, alla Finarte farei un appuntino. Nel mettere all’asta una vetturetta di circa 100k euro mi sarei prodigato in una toilettatura un po’ più approfondita. Ancora, mi sarei accertato di includere, nella documentazione fotografica, immagini dei numeri di telaio e motore. Ci fidiamo, certo, ma fa piacere vederli, questi “particolari”. Per il resto, un bel esemplare di Giulietta Spider Veloce che, salvo imprevisti, con una spesuccia abbastanza contenuta potrebbe tornare al Top.

Vediamo come si comporta domani, il grande giorno.

 

Quotazioni Giulietta: scenderanno!

5 maggio 2019

Ci sono buone ragioni per ritenere che le quotazioni della Giulietta scenderanno ancora nei prossimi anni, soprattutto in Italia. Non si tratta tanto della controtendenza del mercato dopo il boom dell’ultimo decennio, ma del contraccolpo di logiche piuttosto sfumate legate alle decisioni d’acquisto. Non è la scoperta dell’acqua calda, anzi: per molti sarà una doccia gelata. Va da sé, la flessione dei prezzi a livello internazionale è uno dei fattori in gioco e riguarda quasi tutte le vetture d’epoca della stessa fascia, ma la situazione italiana ha alcune peculiarità che vanno opportunamente sottolineate e, al suo interno, la Giulietta costituisce un caso esemplare. Quanto sto per dire riguarda infatti nello specifico il mercato della Giulietta, laddove tale specificità risiede nello status particolare del modello, vale a dire la sua collocazione nell’immaginario collettivo quale vetturetta desiderabile per antonomasia, icona di stile e simbolo della “dolce vita”, condizione che ha contribuito in maniera determinante, nell’ultimo decennio, ad aumentarne la richiesta e a far lievitare i prezzi ben oltre la media di mercato.

In parole povere, tra appassionati dell’ultima ora, commercianti e speculatori, negli ultimi anni la Giulietta l’hanno comprata cani e porci. Cosa accadrà nei prossimi anni è presto detto, per le ragioni che vediamo subito.

  1. Voglia di Giulietta. Come si diceva sopra con espressione tendente all’ossimoro, alla base di molte delle decisioni d’acquisto che hanno interessato la Giulietta ci sono ‘logiche sfumate’, basate cioè non precisamente su un calcolo di convenienze (e come potrebbe essere diversamente, vista la natura dell’oggetto!), ma nemmeno supportate (ecco il guaio) da un’adeguata conoscenza delle caratteristiche del modello e più in generale dall’impegno richiesto – in termini di manutenzione – dall’auto d’epoca: specie nel caso delle prima serie, notoriamente più rognosette delle successive ancorché più ricercate. Ebbene chi sull’onda del puro entusiasmo (e questa tipologia d’acquirente è cresciuta consistentemente negli ultimi anni) si è messo in garage uno di questi esemplari potrebbe scoprire presto che la gita fuori porta ha i suoi costi in termini di sbattimento, stancarsi e decidere di disfarsene.
  2. Giulietta assegno circolare. Chi invece sospinto dal crescere di una bolla all’apparenza inarrestabile ha puntato sull’investimento a breve e medio termine, se non l’ha già scoperto sta per scoprire che con l’affievolirsi della componente di cui sopra viene meno anche il compratore finale sicché il cerchio non si chiude. Per costoro le opzioni sono due: o tenere duro il più a lungo possibile sulle cifre pre-assestamento del mercato (e molti lo fanno) oppure abbassare i prezzi e ridimensionare le proprie aspettative pur di far girare il cash (e in molti… beh, alcuni l’hanno già fatto).
  3. Ottanta ragioni in più. So da fonti attendibili che al momento in Italia ci sono circa 80 giuliette sotto i ferri. Esemplari appartenenti, in parte, ad appassionati che difficilmente se ne separeranno, ma per la maggior parte restauri finalizzati alla vendita, i quali si riverseranno sul mercato nei prossimi anni.

Ecco perché le quotazioni della Giulietta scenderanno: semplicemente, perché l’offerta, che già oggi supera la domanda, finirà presto col sovrastarla. Se a ciò si aggiunge che nel frattempo, dopo scottature e fregature varie, il cliente è diventato più informato e consapevole, è lecito concludere che avranno un mercato solo alcuni esemplari, o per caratteristiche proprie: pre-’57 e dunque candidabili MM; con passato sportivo documentato; celebrity owned (ma come ci pensi 🙂 ); conservate (trovatemi quella mosca bianca!) o magistralmente restaurate; oppure perché si tratta di modelli non hanno mai dato segni di cedimento.

Non serve infatti precisare che queste considerazioni non valgono per la SZ (caso Avalle a parte) e nemmeno per le Alleggerite: hanno entrambe un mercato a parte. E’ però il caso di notare che nemmeno la Sprint Speciale ha accusato il colpo. Non solo: a mio modesto avviso il modello, nonostante l’aumento esponenziale delle quotazioni dell’ultimo decennio, non ha ancora esaurito il suo potenziale e potrebbe crescere ancora nel giro di pochi anni.

Il tutto senza la sfera di cristallo, basato semplicemente sull’osservazione dell’andamento del mercato. Mercato che poi, detto francamente, mi interessa molto relativamente, perché come molti altri appassionati del modello, a casa mia di vendere non se ne parla nemmeno per scherzo.

D’altra parte, proprio per questo motivo, sarei addirittura felice di avere ragione: una giulietta ‘accessibile’ incontrerebbe più facilmente il vero appassionato, non necessariamente un nababbo.

Romeo 2 Uso e Manutenzione

28 aprile 2019

Aggiungiamo un titolo importante alla nostra collezione di documenti tecnici Alfa Romeo, questa volta nel reparto ‘Veicoli commerciali’: il Manuale Uso e Manutenzione del Romeo 2, versione benzina. E chi non lo vorrebbe un minibus che ha il cuore della Giuiletta!

Alfa--Romeo--Romeo-2-manovella

Ma anche un Furgone o l’Autocarro o, ancora, una delle svariate versioni, ancor più rare, allestite da carrozzieri ispirati quali Boneschi, Bonfanti, colli etc. In una parola un “Autotutto”, una qualunque versione insomma di quel veicolo che ha rischiato di chiamarsi così, o ancor peggio T10, ma che alla fine è stato giustamente battezzato Romeo. E chi non lo vorrebbe…

Ora che il treno è passato, tutti. Al tempo giusto, pochi o nessuno. Colpisce infatti rilevare che se volessimo acquistarne uno, con ogni probabilità dovremmo rivolgerci al mercato internazionale. Il Romeo Register – che intanto non parla mica milanese ma inglese – ne propone diversi: nemmeno uno con targhe italiane.

Interesse su scala planetaria che, insieme alla scarsità di esemplari superstiti, ha portato a un rialzo stellare delle quotazioni, tant’è che il simpatico pulmino di cui sopra (foto in mezzo) è stato battuto dalla Bonhams (nel 2016) a € 63k e rotti! Occupiamoci di letteratura va là, che è meglio.

Il PDF che oggi vi propongo è stato ripreso da un manuale originale in ottime condizioni, per la precisione una R2, che se non vado errato sta per 2° Ristampa, in 2500 copie, del 1962. Include anche l’allegato del 1966: un pieghevole di 4 pagine riportante le poche ‘varianti’ apportate in corso d’opera, tutte intese a rendere le nuove unità più confortevoli.

Il file è stato digitalizzato a 300 dpi, pesa 8.40 Mb per totale di 63 pagine. Lo trovate come al solito nella pagina DOCS, al titolo ‘Veicoli Commerciali’, giusto sopra il suo successore, l’F12.

ps. le immagini sono tratte dal web, compresa la prima, che riporta una pagina de ‘La Manovella’, aprile 2012, p. 76.

 

Auguri di buon lavoro dotto’

21 aprile 2019

Ce ne voleva uno bravo per davvero, perché il malato è messo così male che verrebbe da dire, come i contadini dalle mie parti… “se spomidora non sbroccola”. Si ride per non piangere cari amici, ma la cosa è serissima. Facciamo un bel respiro, contiamo fino a 10… buio, anzi Scuro.

Dottore il paziente è pronto. La purga ci stava tutta, come da protocollo prima di interventi importanti. L’emorragia era stata tamponata nell’interregno (ebbravo Maurizio!): quella provocata dal parassita di Rignano per intenderci; non però l’altra, più preoccupante, dei soci, dimezzati in breve tempo da 240.000 a poco più di 120 (fonte). Mila s’intende; eppure, da come è stato gestito l’Ente negli ultimi tempi, c’è da stupirsi che a seguire l’estinto in mesto corteo lungo un sentiero di cipressi non ci fossimo trovati in quattro.

E invece no: per quanto provato da una stagione di sofferenze e vessazioni, proprio in limine mortis l’infermo riacquista la sua tempra e reagisce. Diciamocelo, la ‘manomortopoli’ presidenziale è stata solo la cigliegina avvelenata sopra una torta indigesta di suo, che però a quanto pare faceva gola a molti. E allora giù a dar di gomito, a pestarsi i piedi, a mollare il colpo basso pur di infilare il grugno nella panna, salvo accorgersi poi, a bocce ferme, che eravamo alla frutta. Intanto, però, la Mission si sgretolava tramutata in retorica tronfia; il codice etico – solo a volerlo rileggere alla luce dei fatti – in stimolante emetico. Ci piace pensare che questa stagione sia finita, anzi FI NI TA, una volta per sempre.

Lo scrivo, me lo dico e lo ripeto ma, chissà perché, fatico a impostare la voce a un qualsiasi entusiasmo. Il fatto è che da quanto leggo in giro, dai confronti con altri soci, da ciò che sento nell’aria qualche dubbio non posso che farmelo venire; anzi, per la precisione, 1627 dubbi.

sì il capitombolo c’è stato ma che squallore! […] una vera assemblea di gentlemen! Guardiamo i numeri: il 43% di voti a favore raccolti da Loi devono far riflettere… se ancora vale il proverbio “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” l’opera di bonifica inizia ora e sarà lunga e faticosa!
Carlo Valli

Mio il sottolineato, che mi pare esprima perplessità ampiamente condivise. Tutti quei ‘NO’ sono pronunciamenti agiti: dicono la misura di un’affermazione quasi risicata, ma soprattutto ‘fanno’. E qualcosa mi dice – stante l’orientamento inveterato di quell’agire, prono all’acquescenza e refrattario ad ogni salutare novità – che continueranno a fare per non far fare. Gioco di parole? Processo alle intenzioni? Né l’uno né l’altro. Non serve sforzarsi di leggere tra le righe per capire. L’immagine è plastica e potrebbe ispirare la scena mai scritta di un noto film: la ciurma zombi di Captain Barbossa, che con pervicace, paradossale insensatezza, osanna contro vento e marea il torvo condottiero mentre cerca di trascinare con sé negli abissi la propria nave fantasma. Ebbene, si è visto, i salvagenti non bastano mai.

Ma tra le righe ci sono anche i silenzi, talvolta assordanti. Giusto preoccuparsi del danno d’immagine, del rischio di esporsi agli attacchi del concorrente, persino ricamare su presunti complotti se si sospetta che a orchestrarli sia un bufalificio come Repubblica. Ma, con una sola eccezione, non mi sembra di aver sentito parole di solidarietà nei confronti della vittima del Presidente emerito, nonostante i fatti siano di pubblico dominio da un bel pezzo: figurarsi le scuse ufficiali!

In compenso, all’ASI sembra germogliare un’inedita sensibilità di genere. Il numero di aprile de La Manovella – molto bello come al solito – propone un articolo intitolato “Con eva per il sociale”, in cui l’autore, dopo essersi accertato che il povero Giacomo Leopardi si rivoltasse per benino nella tomba, si sofferma a sottolineare l’impegno sociale della manifestazione e concerto annesso, “legato alla solidarietà e alla sensibilizzazione contro la violenza nei confronti delle donne, spesso vittime dei loro stessi compagni” [spesso… non sempre ovviamente].

Tutto molto bello. Peccato che, nello stesso numero, in un editoriale che intanto fa a pugni con la coesione testuale, si scivoli con sconcertante ingenuità in uno di quegli stereotipi con cui le femministe vanno a nozze, col risultato che, volendo complimentarsi con una donna, si finisca con l’offenderle tutte.

[…] una bella ragazza […] romana, la quale – invece di pensare soltanto ad abiti, gioielli e profumi – si è appassionata alle storiche…

Caro Presidente Alberto Scuro, i miei migliori auguri di buon lavoro nell’impresa, ahinoi titanica, che incombe sulle sue spalle e su quelle del consiglio neo eletto.

CRS in casa

7 aprile 2019

Arrivato il Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica. Era ora direte voi. Concordo pienamente, ma le lungaggini non sono dovute, questa volta, a intoppi burocratici, bensì a problemi (di salute mannaggia!) prima miei e poi, a staffetta, del titolare dell’officina impegnata con il terzo certificato.

All’ASI invece sono stati decisamente veloci. Nonostante al mio club mi avessero avvertito che il periodo dell’anno non è il più favorevole per un celere disbrigo di queste pratiche, in un mesetto è partito il libercolo farcito di foto della mia bella ed è tornato indietro il CRS.

Domani stesso lo porto in agenzia, insieme alle poche scartoffie che questa povera sans papier ha conservato della sua vita precedente.

E’ lì che incomincia il calvario burocratico vero e proprio, ma sono fiducioso.

Non è vero… cerco di farmi coraggio 🙂

A presto.