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Restauro strumenti come non si era mai visto!

13 ottobre 2019

Proprio così: tecniche di restauro avanzate; cura maniacale dei dettagli, risultato finale sbalorditivo:

Massimo, professionista del settore, ci ha messo circa due anni, tra ricerca dei materiali e affinamento delle tecniche di restauro, prima di propormi il risultato delle sue fatiche applicate alla strumentazione della Giulietta. Che dire… sono rimasto a bocca aperta. Tant’è che ho fatto uno strappo alla regola e caricato le immagini a 1600×1200. Eh sì, perché dovete vederli bene questi strumenti, anche se le foto non rendono appieno la loro ritrovata bellezza. A proposito, vi ho mostrato il lato A. Guardate quello B!

Wow! Anche là dove – elettrauto a parte – nessuno li vedrà mai, sono rifiniti di tutto punto, con la stessa cura messa sui quadranti che avrete sempre davanti agli occhi. Si tratta evidentemente di una filosofia del restauro che non si risparmia su nulla e punta alla qualità a 360 gradi. Roba da mettere in vetrina espositiva! Vediamoli ad uno ad uno:

Ho conosciuto Massimo un paio d’anni fa a Padova, quasi per caso. Si era preso una Giulia spider da restauro e quindi, essendo del mestiere, è partito da ciò che sa fare meglio. Mi fece vedere le prime prove, decisamente promettenti; ma non potevo mica immaginare che avrebbe raggiunto questi risultati. Rieccoli girati di schiena.

 

Al kit per veloce, Massimo ne aggiunge un altro, per Giulietta “normale”.  Ma qui di normale c’è davvero poco: giusto le meccaniche, le quali, buono a sapersi, sono originali, testate e funzionanti – come tutto il resto, gommini a parte.

Da notare – ancora a proposito del lato B – che siano ad anni luce della classica zincatura all over, impiegata dalla maggior parte dei professionista del settore. Qui, se non vado errato (vedremo cosa ci dice il diretto interessato: c’è stato poco tempo per i dettagli), a protezione della lamiera c’è la nichelatura, seguita da un lavoro certosino di carta vetrata a grammatura decrescente e tanto olio di gomito. Il risultato regge qualunque confronto:

Ultima serie di fotografie dello stesso kit (che, last but not least, sono state scattate dal restauratore stesso e gentilmente messe a disposizione per questo post):

Buono a sapersi, Massimo sarà presente alla Fiera di Padova venerdì 24 e porterà con con sé 2 Kit per ‘normale’ e 2 Kit per Veloce.

Dettaglio non da poco: accetta il vostro vecchio barattolame, da scontare sull’acquisto di uno di questi kit restaurati da concorso!

Per i contatti, come al solito, lasciatemi un messaggio e vi passo il suo numero di telefono.

 

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Due Spider Veloci sul mercato

6 ottobre 2019

O l’una o l’altra oppure in coppia, queste due Giuliette Spider Veloci sono entrambe pronte a passare di mano: grigia la prima, fresca di restauro, rossa la seconda, da rimontare. Entrambe passo corto, ’58 e ’59, ma una delle due ha una marcia, anzi una ‘F’ in più, il che la rende pressoché unica. Vediamole.

Eccoci alla prima. Esemplare del 1958 AR1495*04683 matching numbers, cioè dotata del suo motore di primo equipaggiamento 1315*31673 come da targhetta identificativa, vissuta quanto autentica. E non serve ricordare quanto la cosa sia rara, essendo ben noti i trascorsi di questi propulsori, soprattutto in USA. Bonus: uno dei combo più belli per lo spiderino, cioè Grigio grafite e interni rossi.

Americana appunto, come si può vedere dalla fanaleria posteriore Lucas e dal portatarga, cerchi Fergat; vernicitura a regola d’arte, senza buccia, fughe porte e cofani regolari, stemmi originali.

Di ottima fattura anche la capottina, bella tesa, a occhio e croce una Ruberfill. E siamo agli interni, ritratti nelle ultime fasi del rimontaggio, come testimonia quel gancio ruota di scorta fuori posto. Tappezzeria corretta, bella liscia in tinta unita (Elvezio docet); moquette in lana rossa. Leva del cambio dritta (nella produzione del tempo alternata a anche quella ricurva); Parabrezza nuovo di pacca, senza impatti di pietrisco che rendono disagevole la visibilità a sole in fronte e peggio ancora la notte; volante in legno a tre razze.

Insomma una Spider veloce restaurata come dio comanda, pronta ad affrontare il tortuoso iter dell’immatricolazione, ma poco ma sicuro vogliosa di ripagarvi degli ultimi sforzi, invero pochi, con una bella manciata di soddisfazioni ogni volta che girerete la chiave.

E passiamo alla seconda… una vecchia conoscenza.

 

Chi rivive si rideve

Qualcuno ricorderà che a febbraio 2016, in occasione della recensione di un restauro eccezionale, mi soffermai con qualche considerazione sulla questione delle Spider Veloci a doppia ‘F’ punzonata sul parafiamma. Tra le prove dell’autenticità degli esemplari sottoposti a questa ridondante marchiatura, riportavo la foto di un parafiamma bello scalcinato e quindi al di là di ogni sospetto. Ebbene quell’esemplare è di nuovo tra noi, quasi al capolinea di un restauro altrettanto accurato.

E’ noto come questa particolarità sia appannaggio di pochissimi esemplari: da parte mia, negli ultimi 10 anni ne avrò visti 3 o 4. Siamo nel 1959, a transizione appena avviata, che imponeva un rimontaggio con quel che al momento offrivano i magazzini. Pezzi di della prima serie e della seconda ancora sulla carta: un mix che, dal punto di vista collezionistico, può senz’altro ripagare.

Ecco il bel musetto della Nostra, simmetrico, verniciato a lucido diretto; è stata cablata e rifornita di fanali e cromature. A proposito: ho sentito il proprietario per quel parafiamma, che in foto sembra esibire i postumi di una trambata. Tranquilli, è solo un riflesso: l’auto ha – fondi a parte – i suoi lamierati originali.

Come detto è tutto pronto per tornare a posto, compresa la strumentazione, restaurata e (forse) convertita allo standard europeo. Ma il bello sta ancora a terra, in attesa di infilarsi nel vano motore: l’AR1315*32585 rettificato e rimontato, completo di tutto.

Non solo il paio di Weber DCO3, che da soli sfiorano ormai le quotazioni di una utilitaria, ma anche i dispositivi elettrici Magneti Marelli, tra cui fanno capolino la dinamo e l’introvabile spinterogeno S 73 A.

Insomma un bel progetto al capolinea, per chi aspira a un tasso di sbattimenti vicino allo zero ma tiene anche a curare gli ultimi dettagli in fase di rimontaggio. E se proprio aspirate allo zero assoluto, beh c’è la sorella grigio-rossa, chiavi in mano.

A proposito, sono entrambe dello stesso proprietario, il quale mi ha fatto capire che alla privacy ci tiene, sicché non sono stato a domandare come mai se le vende. Lo stesso sarà alla prossima fiera di Padova… lui, non le macchine.

Se seriamente interessati lasciatemi un messaggio e vi metto in contatto.

 

Carburatorista d’assalto

29 settembre 2019

Come da programma, questa settimana i Webers della mia Veloce sono stati sottoposti a visita di controllo. Per la precisione, ad accusare qualche magagna era il carb anteriore, che serve i cilindri 1 e 2: al minimo non gettava a dovere, con conseguente scuotimento di tutto il gruppo propulsore.

A venirmi in soccorso è stato Vincenzo Caffarella, lo stesso professionista che anni fa aveva rimesso a nuovo il duo, che si era poi occupato di un altro paio di DCOE2 a testa piatta capitatomi per le mani, infine del Solex dell’amico Marco di Cagliari (a quanto pare nell’Isola la figura del carburatorista è ancor più rara), sempre con risultati ineccepibili. Ebbene è così che è andata anche questa volta, per la gioia del glorioso bialbero.

Ma le “visite” sono sempre un momento delicato: la sorpresina può sempre sbucare all’improvviso, sicché l’attimo al caldiopalma non te lo toglie nessuno, per quanto solida sia la fiducia riposta nei vari tecnici impegnati nei lavori di rettifica e rimontaggio, di cui al tempo si erano occupati rispettivamente  Gorbini a Foligno e Marco Mancini, che aveva anche avviato senza problemi il motore: gente insomma con le spalle dritte e le palle quadrate, qualità testé confermate.

Il momento del sudorino freddo alla schiena è da collocarsi subito dopo la sabbiatura delle candele, sporche a causa delle innumerevoli accensioni e bervi giretti senza mai raggiungere percorrenze tali da ripulire il sistema. Più precisamente, alla prova compressione di ogni cilindro separatamente (che non ho documentato perché addetto al pedale acceleratore). Ecco, lì sono balenate ipotesi tra lo sconfortante e il terrificante.

Infondate fortunatamente, come volevasi dimostrare: i quattro cilindri evidenziano scarti minimi, del tutto nella norma. Dunque è bastato un semplice lavoretto di tuning, condotto con un semplicissimo cacciavite (va da sé in mano all’esperto) e i due cilindri un po’ “loffi” sono subito tornati a regime, il motore ha smesso di vibrare e si è messo a cantare la sua voglia di strada.

Carburatorista d’assalto? Eh sì, perché Vincenzo si è fatto una settantina di chilometri per raggiungere la sede della Car2001 a San Severino con il suo furgone attrezzato. E sapete cosa: ho dovuto insistere perché accettasse il pagamento della prestazione!

Se è vero che il mestiere è in via di estinzione… beh, da quel che ho visto si può almeno sperare che i pochi carburatoristi superstiti siano, come questo signore, dei veri galantuomini.

 

Tergicristalli “raddrizzati”

22 settembre 2019

Pioggia non ne ha presa, e salvo acquazzoni improvvisi non previsti dal meteo non credo che ne prenderà mai. Ma di quei due tergicristalli messi all’incontrario proprio non se ne poteva più. Li abbiamo lasciati indietro e, sbrigate altre faccende più urgenti, eccoli raddrizzati.

A dire il vero sono stati sostituiti con pezzi nuovi, lame e spazzole, presi da un bel po’ da Bergia. Non solo… la faccenda è un pelino più complicata. Le lame istallate non potevano essere semplicemente rimesse dalla parte giusta; erano quelle della Sprint, con lama curvata appositamente per riposare sul lato guida. Non disponendo al tempo di quelle giuste, le avevo fatte montare, diciamo così, per completezza. E’ stato un errore.

Più precisamente, l’errore è stato mettere mano anche al motorino. Eh sì, perché il punto di ritorno era giusto, quindi i tergicristalli si potevano montare semplicemente per il colpo d’occhio, onde prevenire contestazioni in sede di omologazione – dove peraltro sono rimasti a riposo. E invece mi è toccato rifare il settaggio del motorino. Insomma… devo essermi spiegato male.

Oppure sono io a non aver capito bene come funzionano questi – per quanto mi riguarda – inutili ammenicoli 🙂 Comunque è fatta. In ogni caso la faccenda va approfondita, questa volta per completezza d’informazione, auspicabilmente a vantaggio di tutti.

Per quanto riguarda i pezzi in sé devo dire che sono soddisfatto: i tergi di Sior Paolo sono belli, ben cromati e calzano alla perfezione.

Ma a dirla tutta al momento ho altro per la testa, saltato fuori durante le prove questa estate: i carburatori, che dopo la lunga sosta hanno bisogno di una messa a punto. L’esperto è in arrivo. La settimana prossima il rapporto.

 

Targata e… marchiata

8 settembre 2019

E’ arrivata la “quadrotta”. Una targa dalle dimensioni scomode, orribilmente policroma e soprattutto, se mi passate il neologismo, ‘cronotrofica’ quando applicata a un’auto d’epoca. E’ il prezzo per avere un posto nel gregge. Nel nostro caso però, con la targa arriva anche un marchio (lievemente) infamante.

Ma andiamo con ordine. Scomode. Lo sono perché le dimensioni non coincidono con quelle delle tradizionali targhe nere. Davanti figurarsi… sono ciclopiche; ma deludono anche dietro, dove quei 29,7 cm di larghezza (x 21,4 di altezza), per pochi millimetri non consentono l’applicazione sul solito portatarghe (che avevo già acquistato), né l’utilizzo delle cornici di una volta. Non solo: salvo modifiche più o meno cervellotiche alla base delle staffe di supporto (onde evitare di dover praticare altri fori sulla lama paraurti), non ci sarebbe verso di farcela stare. E’ quanto hanno fatto i ragazzi della Car2001.

Come è presto detto, ma a farlo ci vogliono ore di lavoro, quindi soldi… buttati. Per farcele stare abbiamo dovuto riempire tramite brasatura il foro preesistente alla base delle “corna”, e rifarne un altro accanto, appena decentrato, poi filettato. Ovviamente, l’operazione ha infine comportato la (ri)cromatura di entrambi i pezzi. Altrettanto ovviamente, sia il portatarghe che le cornici, davanti e dietro, sono stati costruiti di sana pianta, su misura: ecco quello posteriore (foto sopra) prima della cromatura, e sotto il lavoro certosino di stampaggio, nichelatura e cromatura delle nuove cornici.

Le maledette targacce sono bianche, nere e azzurre: troppi colori per i miei gusti: per me, che non sono precisamente un sovranista, quelle due europeissime strisce blue ai lati sono già bruttarelle su un auto moderna: un’auto d’epoca te la rovinano esteticamente. E oltre al danno la beffa: segnalano in modo inequivocabile – e da lontano – che quell’auto è una specie un’oriunda emigrata e rimpatriata o, peggio, un “clandestino”, tollerato ma non amato.

Ovviamente sto un po’ esagerando 🙂 Ma cosa ci vorrebbe a predisporre, per questa specifica tipologia di vetture, una targa dedicata che, considerato l’intrinseco valore storico ed estetico del bene, fosse concepita sul modello delle targhe vigenti al tempo della sua costruzione, in modo da non violentane la storia e deturpane la linea. Vuoi mettere la piccola targhetta nera anteriore…

Fiato sprecato: oggi, nella società del controllo, dove the Big Brother is always watching you, questi sono discorsi improponibili: se il DNA te lo devi tatuare in fronte o infilartelo sotto pelle, giusto che la targa di ogni veicolo circolante sia predisposta allo scanning con le moderne tecnologie di sorveglianza, non escluse le auto storiche. Perché si sa, è dal tempo del Sorpasso e di Febbre da Cavallo, che i malfattori girano tutti in Aurelia B24 o Giulietta Spider, “clandestine” s’intende.

 

PS. 😀

Monza-2019-Ferrarissima.jpg

Dalla Sibilla al mare: XII Sibillini e dintorni

1 settembre 2019

Con l’entrare di settembre rompiamo il letargo agostano per dare spazio a una cronaca telegrafica della manifestazione ‘Sibillini e dintorni’, organizzata dalla Scuderia Marche e conclusasi la settimana scorsa, precisamente il 24 agosto con la parata in P. Mazzini di Macerata e lo spettacolo allo Sferisterio.

Il tradizionale raduno, impegnativo di suo, quest’anno lo è diventato ancora di più, con l’aggiunta di un’altra giornata, in modo da dare spazio a un programma ricco di appuntamenti nei sette comuni toccati lungo un percorso di 250 chilometri. Partenza da Macerata il mercoledì verso Appignano; giovedì a Corridonia, poi Petriolo e in serata Porto Recanati; venerdì la carovana è a San Severino per fare poi ritorno a Macerata, ai nastri di partenza della Rievocazione storica del Circuito della Vittoria. La manifestazione si chiude, come accennato in apertura, all’Arena maceratese, con una serata di beneficenza a favore della Croce Rossa Italiana, dove si sono esibiti “la Fisorchestra Marchigiana insieme al coro ‘Andrea Grilli’ di Sirolo diretti da Samuele Barchiesi, il Collettivo Danza Osimo e l’Accademia del tango di Macerata” [Picchionews].

Manifestazione impegnativa appunto, ma altrettanto entusiasmante, in grado di attirare ben 50 equipaggi provenienti da tutta Italia e – come già nelle precedenti edizioni – anche dall’estero. Qui le “vecchiette” sono predilette: tra le più anziane una Peugeot Tipo 69 del 1905, una De Dion Bouton del 1907 e la raffinata Wolseley Siddeley del 1911. Quest’anno però le “giovinette” imbucate ne erano diverse, a incominciare da due bellissime Lancia Aurelia B24, una Jaguar E-Type convertibile, la Cisitalia 303 Berlinetta, la Fiat 1200 Trasformabile appena restaurata presso la Car2001 e una portaerei americana.

E come mai non c’era una certa Giulietta Spider Veloce Rossa? Mah… problemi logistici: ve ne parlerò la settimana prossima. Intanto una piccola galleria fotografica dell’evento.

A presto.

Collaudata e Revisionata

28 luglio 2019

Promossa a pieni voti. Dopo l’attenta preparazione eseguita la settimana scorsa alla Car 2001, la Giulietta supera senza intoppi l’appuntamento con i solerti ingegneri della Motorizzazione Civile. Era l’ultimo step di quel patetico iter burocratico descritto altrove. Anzi il penultimo: mancano le targhe.

8:30 AM di una delle giornate più calde di questa torrida estate. La Giulietta arriva da San Severino sullo stesso camion che l’ha prelevata dal mio garage un paio di settimane fa: io aspetto sul posto. Intanto che la mettiamo giù, la fila s’ingrossa e dalle prime posizioni scivoliamo nelle retrovie. Con mia grande sorpresa, è l’unica auto d’epoca presente. Mezzi pesanti, rimorchi, gasodomestici moderni a bizzeffe.

La fila sembra scorrere ma è solo un miraggio da calura estiva: in realtà ci vogliono circa due ore per raggiungere i cartelli segnapista e un po’ d’ombra per il mio spiderino. Comunque non tutti i mali vengono per nuocere: l’autista della Car 2001 gira i tacchi lasciandomi la targa prova, sicché sarò io a guidarla di ritorno verso l’officina per i lavoretti rimasti in sospeso 🙂

Un’altra oretta e siamo al giro di boa; intanto, come da previsioni meteo, il bollino rosso è conclamato: 35° all’ombra, che non c’è.  Giulietta ribolle, ma siamo pronti a imboccare l’ingresso del capannone.

Eccoci. Scorgo i rulli che, lo ammetto, un po’ mi impensieriscono: è pur sempre un impianto a tamburi su tutte e quattro le ruote. C’è poi il freno a mano, a corda, come nelle biciclette. Prima però c’è il controllo dei dispositivi di illuminazione: nessun problema… fin qui tutto liscio.

Finché l’avantreno non tocca, appunto, i rulli. In quel momento – quando si dice sfiga – il dispositivo smette di funzionare. Senza la minima spiegazione l’operatore se ne va; una mezz’oretta e ne compare un altro: pare che sia andata via la corrente; un altro quarto d’ora e arriva un terzo operatore: mi chiede se è quella del film ‘Il sorpasso’. No, e nemmeno quella di ‘Fantozzi contro tutti’. Dopo il siparietto, finalmente si può procedere.

C’è tanto rumore, per cui l’operatore affida le sue comunicazioni a un codice gestuale, per me piuttosto criptico. Quando mi chiede di pigiare il freno io inchiodo… non va bene. Intuisco poi che quel gesto stava a significare ‘frena gradualmente fino a fine corsa’ o qualcosa del genere. Ci riproviamo, avantreno e retrotreno: prova superata. Mi fanno notare che freno a mano non blocca l’auto in corsa. Infatti non deve, la sua funzione è altra… ma lasciamo stare.

Verso le 12:30 il collaudo (e revisione) è terminato: Giulietta ha superato tutte le prove. Parcheggio e rischio la polmonite al banco surgelati dell’ufficio ritiro documentazione, la quale però non è pronta: ci penserà l’agenzia, che insieme alle scartoffie mi consegnerà – in settimana mi dicono – le bruttissime targhe ZA etc.

Intanto ho quelle da Prova, quindi rimonto in macchina e, finalmente, la strada è mia 😀

 

 

Preparazione collaudo II

21 luglio 2019

“Speriamo non ci siano altri grattacapi”. Ultime parole famose: auspicio retorico, formula scaramantica, sta di fatto che i grattacapi sono sempre in agguato e spuntano puntualmente quando meno te l’aspetti. Eppure alla Car2001 si sono dati da fare e ora l’auto è pronta, se non altro, per il collaudo.

Ma alla Motorizzazione se la prendono comoda. Insomma non ci hanno chiamato, sicché tutta quella fretta che l’agenzia ci aveva messo addosso è servita a nulla. La pianificazione delle sedute viene fatta il lunedì – mi dicono – per cui potremmo avere notizie domani, ma chissà. In ogni caso, facciamo il (mezzo) pieno. A proposito, se qualcuno volesse chiedere, no, non ci abbiamo messo nessun additivo.

Venendo ai pochi interventi fatti in vista dell’imminente (si fa per dire) omologazione, la prima cosa risolta è stata la perdita d’olio, che colava giù da uno dei prigionieri del coperchio inferiore; in secondo luogo è stato controllato l’impianto frenante e risolto un problemino ai tamburi posteriori: i ferodi tendevano a rimanere parzialmente attaccati appesantendo il retrotreno. Per il resto, abbiamo un carburatore che al minimo non funziona a dovere, ma lo si vedrà in settimana.

A preoccupare, come detto, sono i grattacapi che non avevo previsto, anche se in qualche caso avrei dovuto eccome! Per esempio la frizione, che durante la lunga sosta si è attaccata al volano. Risolto anche questo. La vera rogna sta tuttavia nel cambio, che tende a “sputare” la 3° marcia.

Si tratta di un problema abbastanza frequente, le cui cause vanno dal banale al grave. Considerato che il cambio era in ottime condizioni, tendo a credere – e sperare – che si tratti delle prime. Per esempio, capita spesso che durante il rimontaggio l’escursione della leva si trovi in qualche modo ostacolata e la marcia non riesca ad inserirsi correttamente: è questa l’impressione che ho riportato in prova. Oppure che la molla per sfere scatto marce sia esausta o rotta. Oppure… beh per ora non ci voglio pensare :-/

Una cosa alla volta. Intanto la rimettiamo giù e rimaniamo in attesa della telefonata.

Al collaudo non credo che avrò modo di ingranare la terza 🙂

 

 

 

 

Preparazione Collaudo

14 luglio 2019

Dopo qualche mese di garage in attesa dei vari passaggi burocratici, la Giulietta deve ora essere (ri)messa in condizioni di affrontare collaudo e revisione presso la Motorizzazione Civile. Quindi eccola risalire sul camion con destinazione la CAR 2001 di San Severino Marche.

Funziona tutto insomma, eppure è meglio eseguire una serie di controlli per non rischiare una sonora bocciatura ed essere rimandati a settembre. La carburazione va certo rimessa a punto, ma i freni, soprattutto, che dopo la sosta prolungata potrebbero non essere in piena efficienza, andranno sistemati per benino. Ho anche notato una piccola perdita d’olio dalla coppa, con ogni probabilità dalla sede del sensore. Per il resto non dovrebbero esserci altri grattacapi, o almeno lo spero.

La trasferta era prevista per martedì scorso… tempo permettendo. Nemmeno a dirlo, tra martedì e mercoledì da queste parti – e non solo, purtroppo – è venuto giù il finimondo. Così l’abbiamo riprogrammata per il giovedì successivo, una bella giornata di sole. Di contro però ci siamo giocate un paio di giornate buone per l’esecuzione dei lavori, sicché ora siamo un po’ stretti con i tempi.

Seguo il camion senza perderlo di vista un secondo: vialetto alberato, autovelox di quelli che non perdonano, rotatoria e siamo al portone della Car 2001. Mettiamola giù, sta Giulietta.

La macchina scende senza l’ausilio del verricello, segno che i freni rispondono ancora bene. Quello a mano, meccanico, un po’ meno. Ho redatto la lista degli interventi da fare: Paolo, il titolare, ne è incuriosito. Forse c’è qualcosa da mettere fra parentesi e rimandare, perché come detto il tempo stringe. Quei due dannati tergicristalli messi dalla parte sbagliata ci accompagneranno forse fino al collaudo: chissà se qualcuno se ne accorge.

Intanto la Signorina si fa un altro sonnellino davanti a una Giulia spider bianca, tanto per non farla sentire spaesata. Anzi, proprio come a casa, a fianco si ritrova una Simca, verde addirittura 🙂

Noi ci risentiamo tra qualche giorno, per il resoconto della seduta di omologazione: incrociamo le dita.

 

Motore AR 121 Rettificato vendesi

7 luglio 2019

Ecco su proposta di un amico del Blog un raro motore della serie 121, completo, rettificato, rimontato e, scusate se è poco, provato al banco: insomma pronto da istallare nel vano motore della vostra bella, che sia una Giulia SS o una spider veloce 1600.

Infatti i propulsori della serie 121 sono stati montati sia su Giulia Sprint Speciale (10121) che su Giulia spider veloce (10118). Trattandosi di uno fra i primi 300 prodotti, stando al Fusi (p. 841) il nostro dovrebbe provenire da una Sprint Speciale del 1963. Va detto che lo stesso autore non riporta casi di Spider 1600 equipaggiate con il 121, ma ci sono testimonianze di numerose unità uscite dalla fabbrica con questa motorizzazione.

Da notare che la parola ‘completo’ significa in questo caso effettivamente completo, pronto da istallare. Il gruppo alimentazione (carburatori DCOE2 revisionati a nuovo, cassonetto, proboscide etc. – persino le parti in gomma), non presente nelle foto, c’è e verrà venduto separatamente, insieme al propulsore o sfuso, nel caso rimanga orfano di quest’ultimo.

Per il resto c’è tutto: testa, coperchio punterie e coppa dell’olio composita. Ma c’è anche tutta la minuteria, come i supporti monoblocco, la guida e astina olio, l’asta sostegno carburatori, tutta la componentistica elettrica nuova, persino i cavi candele.

Il proprietario è persona della massima fiducia, possessore appunto di una Sprint Speciale: questo è il suo motore di ricambio, che ha deciso di dare via. Il prezzo? Come dice un noto personaggio nordico 🙂 “upon request”.

E’ la dicitura che ho trovato sotto due dei tre motori 121 in vendita sul sito del buon Joop. Ma un indizio sul loro prezzo ci può venire dal terzo (AR00121*02436*), incompleto, di cui si dichiara apertamente il prezzo: 18.500 euro. Certo, va completato e poi rettificato.

Ebbene, considerato che la rettifica di uno di questi propulsori ha i suoi costi, vi assicuro che questo qui è un vero affare, soprattutto se si prende anche il gruppo alimentazione.

Se interessati contattatemi: avrete le foto ad alta definizione de motore e, appena montato, il video del motore che gira sul banco.