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Mannaggia la capote!

8 dicembre 2019

La cosa è risaputa: la capotina della Giulietta Spider è una vera rogna. Ma finché non ti ci scorni fai fatica a crederci. Come te lo spieghi? possibile che per ogni cosa abbiano trovato soluzioni così avanti, e poi arrivati lì si siano incasinati con un meccanismo da far rimpiangere il neolitico? Roba da matti.

Il Libretto Uso e manutenzione parla chiaro: per aprire e richiudere non sono mica ‘operazioni’ ma vere e proprie “manovre”. Dal ’56 al ’59, a eseguirle è uno tizio sulla sessantina con l’aria dello scienziato navigato. E le manovre sono ben 10! Devono averci riflettuto: il signore non incarna precisamente il segmento di mercato dello spiderino, e poi, se ci vuole proprio Einstein, meglio una FIAT. Infatti nei manuali della III serie ci hanno messo una graziosa hostess dell’Alitalia. E le “manovre” sono ridotte a 6.

 

Non così le bestemmie, tra una manovra e l’altra, perché di fatto nulla è cambiato. Ben che vada, è un bagno di sudore. Ve la ricordate appena montata da Antonello? Perfetta, un guanto! Questa mattina invece, bella assolata ma con temperature ormai sui 10°, ho provato a chiudere. Niente, non ci è stato verso. Batte alta sul bordo parabrezza, non chiude e se chiuse, chiude a visiera.

Sto sbagliando qualcosa… oppure qualcosa è andato storto. Preferirei la prima, ma avendo eseguito tutte le oper… manovre come da manuale, il dubbio mi viene. Ma cosa? Ipotesi: l’auto ha girato, siamo ormai al primo cambio d’olio, sui 1000 km. Che con lo scuotimento i punti di ancoraggio si siano spostati? Mah, intanto il mio bel giretto me lo sono fatto: scoperto.

Poi, siccome siamo ormai quasi alla chiusura per ferie e vado a svernate al caldo, nel frattempo la lascio ai ragazzi della Car2001, per il service, gli aggiustamenti vari e visto che ci siamo questa nuova bega della capote.

Comunque va da sé, se avete qualche dritta, sono tutto orecchie.

Villa Potenza 2019

24 novembre 2019

Come ogni anno a fine novembre, il 23 e 24 si è svolta la mostra scambio di Villa Potenza, organizzata dal Circolo Automotoveicoli d’Epoca Marchigiano Lodovico Scarfiotti, arrivata alla sua 37° edizione. Questa volta, per non sfigurare, mi sono presentato con una vettura adatta alle circostanze .

A eccezione delle auto dei soci – al coperto e al sicuro – c’era ben poco da vedere: qualche bella giulia Super, un paio di dueti e sparute rarità (la Panhard). Ancora più magro il reparto ricambi. Oramai le mostre di provincia, e non da ieri, sono così: sugli stand dove una volta c’erano i ricambisti giusti (quasi tutti spariti) spuntano sempre più spesso pezzi per moto e addirittura biciclette.

Dentro però c’era da rifarsi gli occhi. A parte la superba Lancia Lambda e la bellissima Balilla Coppa D’oro – che abbiamo visto anche alla Sibillini e dintorni – mi ha colpito una bella Alfa Romeo Spider 2600 in un verde chiaro mai visto e peraltro da quel che mi risulta nemmeno in catalogo per quel modello. Comunque la cosa non mi stupisce: ho visto anche una Giulietta SS nello stesso colore o giù di lì, su richiesta del acquirente. Vi lascio una piccola galleria.

 

Ecco a chi avrei dato il Best of Show: al Topo: bellissimo 🙂

Air Chamber e sogni d’oro

10 novembre 2019

E’ un bel po’ che mi guardo intorno in cerca di una buona soluzione per il ricovero invernale della Giulietta. Non che sia destinata a stare ferma: anche questa mattina, con 15° circa, il suo bel giretto l’ha fatto, aperta. Ma in garage l’umidità c’è e tanta. E’ il momento di correre ai ripari.

Scusate la farcitura: in rete prodotti di questo genere ce ne sono tanti, ma con giuliette dentro non ne ho trovati. Comunque quella che vedete sopra è l’Air Chamber, della britannica Car Cover Shop. E fra tutte mi sembra quella più interessante, non solo per il prezzo (consta poco più di un terzo di altre con caratteristiche simili) ma anche per una questione di praticità.

Se optassi per una bolla gonfiabile, per esempio quella della Car Capsule, me la caverei con $ 439.00 più le spese di spedizione, osso di seppia escluso. Certo, sul video la fanno facile, ma so già che gonfia, sgonfia e rigonfia, mi passerebbe la voglia di uscire.

La stessa ditta produce un altro modello, sempre gonfiabile, ma anche “abitabile”: a gonfiarsi è solo la struttura portante, per il resto, apri lo zip, monti in macchina e sei già in strada. I Pro. Il Contro è uno solo: viene 1,695.00 dolores e pesa il doppio, quindi raddoppiano anche, se basta, le spese di spedizione.

La variabile praticità conta parecchio a quanto pare. La Carcoon, che ne produce di ogni tipo, ha in vendita il modello indoor Veloce (giallo in foto, ma anche blue, rosso etc.) con telaio rigido e apertura zip. A parte il nome 🙂 viene però $ 1,595.00 (prezzo rivenditore) ed è talmente brutto che non ci andrei nemmeno a pesca.

Alla stessa tipologia appartiene l’Air Chamber di cui sopra.  La versione x-small (m 4.15 x 1.8m x 1.7m) mi sembra molto più sobria ma soprattutto economica: £455.00, che oggi fanno Euro 528 e rotti. Dato interessante, hanno un programma di spedizioni molto vantaggioso:

We offer the lowest available shipping rates for swift delivery of your AirChamber worldwide.

Examples:

Mainland Western Europe e.g. France, BENELUX, Germany, Spain, £25

Italia – chissà perché – non c’è tra i paesi esempio, ma se tanto porta tanto non dovrebbero farci pelo e contropelo, visto che in Romania (che c’è) arriva con £55. Dunque direi che tutto considerato è la scelta più vantaggiosa, per cui con Joseph (a proposito, anche Malta c’è, e ti va grassa: £40!) stiamo pensando di fare un gruppo di acquisto per scucire uno sconto.

Se anche voi avete problemi di reumatismi, fateci sapere: più siamo e meglio è 😉

AR 1495 F 03511 in anteprima

3 novembre 2019

Battendo sul tempo tutti quanti vi segnalo una Giulietta Spider veloce prima serie che andrà sul mercato nei prossimi giorni. Telaio come da titolo 03511 e motore di primo equipaggiamento AR 1315*30999, nera con interni rossi. Il sito da tenere d’occhio è quello della texana Driversource.

L’auto è stata acquistata dall’attuale proprietario nel 1970 ed stata parcheggiata per diverso tempo. E’ completa e sembra solida, ma di sicuro avrà bisogno di qualche attenzione. Dalle poche foto presenti sul Veloce Register non è possibile stabilire con certezza lo stato dell’esemplare, ma a occhio e croce la carrozzeria non presenta grossi problemi, a parte la macchia sul muso.

Lo specchietto retrovisore interno è da III serie e quindi andrebbe sostituito. Sul paraurti posteriore è visibile un’ammaccatura e la strumentazione è stata ritoccata a vantaggio della rapidità di lettura 🙂 Il resto lo sapremo tra poco appena verrà aggiornato l’inventario del venditore. Intanto quel che conta c’è:

Numero di telaio e motore al posto loro, confermati dalla targhetta sotto cofano originale in ottime condizioni.  Insomma una spider veloce passo corto in un bel combo, col motore originale e cerchi borrani. Nessuna indicazione di prezzo per ora (aggiorno appena possibile).

Ringrazio Christopher Boles del Veloce Register per la segnalazione.

 

 

Caro autunno grazie

27 ottobre 2019

Ebbene sì, non succedeva dal 2010, ma quest’anno per me niente Automotodepoca. Quindi un caro saluto a tutti gli amici con cui ci si ritrova ogni anno in Fiera: ci si rivede nel 2020… beh magari anche prima. E non vi dico quanto mi siete mancati perché… beh ho avuto anch’io il mio bel da fare 🙂

Complice quest’autunno insolitamente caldo e giornate di sole una più bella dell’altra, ci ho messo una pila di km sulla Giulietta. E man mano che il rodaggio va avanti e gli organi meccanici si “sgranchiscono”, va sempre meglio.

Vi lascio un link alla Fiera di Padova come l’ho vi sta io: il video di RUOTECLASSICHE sulle 10 Alfa Romeo da comprare in Fiera: bello il 1750 Veloce 😎

A presto.

 

 

 

Restauro strumenti come non si era mai visto!

13 ottobre 2019

Proprio così: tecniche di restauro avanzate; cura maniacale dei dettagli, risultato finale sbalorditivo:

Massimo, professionista del settore, ci ha messo circa due anni, tra ricerca dei materiali e affinamento delle tecniche di restauro, prima di propormi il risultato delle sue fatiche applicate alla strumentazione della Giulietta. Che dire… sono rimasto a bocca aperta. Tant’è che ho fatto uno strappo alla regola e caricato le immagini a 1600×1200. Eh sì, perché dovete vederli bene questi strumenti, anche se le foto non rendono appieno la loro ritrovata bellezza. A proposito, vi ho mostrato il lato A. Guardate quello B!

Wow! Anche là dove – elettrauto a parte – nessuno li vedrà mai, sono rifiniti di tutto punto, con la stessa cura messa sui quadranti che avrete sempre davanti agli occhi. Si tratta evidentemente di una filosofia del restauro che non si risparmia su nulla e punta alla qualità a 360 gradi. Roba da mettere in vetrina espositiva! Vediamoli ad uno ad uno:

Ho conosciuto Massimo un paio d’anni fa a Padova, quasi per caso. Si era preso una Giulia spider da restauro e quindi, essendo del mestiere, è partito da ciò che sa fare meglio. Mi fece vedere le prime prove, decisamente promettenti; ma non potevo mica immaginare che avrebbe raggiunto questi risultati. Rieccoli girati di schiena.

 

Al kit per veloce, Massimo ne aggiunge un altro, per Giulietta “normale”.  Ma qui di normale c’è davvero poco: giusto le meccaniche, le quali, buono a sapersi, sono originali, testate e funzionanti – come tutto il resto, gommini a parte.

Da notare – ancora a proposito del lato B – che siano ad anni luce della classica zincatura all over, impiegata dalla maggior parte dei professionista del settore. Qui, se non vado errato (vedremo cosa ci dice il diretto interessato: c’è stato poco tempo per i dettagli), a protezione della lamiera c’è la nichelatura, seguita da un lavoro certosino di carta vetrata a grammatura decrescente e tanto olio di gomito. Il risultato regge qualunque confronto:

Ultima serie di fotografie dello stesso kit (che, last but not least, sono state scattate dal restauratore stesso e gentilmente messe a disposizione per questo post):

Buono a sapersi, Massimo sarà presente alla Fiera di Padova venerdì 24 e porterà con con sé 2 Kit per ‘normale’ e 2 Kit per Veloce.

Dettaglio non da poco: accetta il vostro vecchio barattolame, da scontare sull’acquisto di uno di questi kit restaurati da concorso!

Per i contatti, come al solito, lasciatemi un messaggio e vi passo il suo numero di telefono.

 

Due Spider Veloci sul mercato

6 ottobre 2019

O l’una o l’altra oppure in coppia, queste due Giuliette Spider Veloci sono entrambe pronte a passare di mano: grigia la prima, fresca di restauro, rossa la seconda, da rimontare. Entrambe passo corto, ’58 e ’59, ma una delle due ha una marcia, anzi una ‘F’ in più, il che la rende pressoché unica. Vediamole.

Eccoci alla prima. Esemplare del 1958 AR1495*04683 matching numbers, cioè dotata del suo motore di primo equipaggiamento 1315*31673 come da targhetta identificativa, vissuta quanto autentica. E non serve ricordare quanto la cosa sia rara, essendo ben noti i trascorsi di questi propulsori, soprattutto in USA. Bonus: uno dei combo più belli per lo spiderino, cioè Grigio grafite e interni rossi.

Americana appunto, come si può vedere dalla fanaleria posteriore Lucas e dal portatarga, cerchi Fergat; vernicitura a regola d’arte, senza buccia, fughe porte e cofani regolari, stemmi originali.

Di ottima fattura anche la capottina, bella tesa, a occhio e croce una Ruberfill. E siamo agli interni, ritratti nelle ultime fasi del rimontaggio, come testimonia quel gancio ruota di scorta fuori posto. Tappezzeria corretta, bella liscia in tinta unita (Elvezio docet); moquette in lana rossa. Leva del cambio dritta (nella produzione del tempo alternata a anche quella ricurva); Parabrezza nuovo di pacca, senza impatti di pietrisco che rendono disagevole la visibilità a sole in fronte e peggio ancora la notte; volante in legno a tre razze.

Insomma una Spider veloce restaurata come dio comanda, pronta ad affrontare il tortuoso iter dell’immatricolazione, ma poco ma sicuro vogliosa di ripagarvi degli ultimi sforzi, invero pochi, con una bella manciata di soddisfazioni ogni volta che girerete la chiave.

E passiamo alla seconda… una vecchia conoscenza.

 

Chi rivive si rideve

Qualcuno ricorderà che a febbraio 2016, in occasione della recensione di un restauro eccezionale, mi soffermai con qualche considerazione sulla questione delle Spider Veloci a doppia ‘F’ punzonata sul parafiamma. Tra le prove dell’autenticità degli esemplari sottoposti a questa ridondante marchiatura, riportavo la foto di un parafiamma bello scalcinato e quindi al di là di ogni sospetto. Ebbene quell’esemplare è di nuovo tra noi, quasi al capolinea di un restauro altrettanto accurato.

E’ noto come questa particolarità sia appannaggio di pochissimi esemplari: da parte mia, negli ultimi 10 anni ne avrò visti 3 o 4. Siamo nel 1959, a transizione appena avviata, che imponeva un rimontaggio con quel che al momento offrivano i magazzini. Pezzi di della prima serie e della seconda ancora sulla carta: un mix che, dal punto di vista collezionistico, può senz’altro ripagare.

Ecco il bel musetto della Nostra, simmetrico, verniciato a lucido diretto; è stata cablata e rifornita di fanali e cromature. A proposito: ho sentito il proprietario per quel parafiamma, che in foto sembra esibire i postumi di una trambata. Tranquilli, è solo un riflesso: l’auto ha – fondi a parte – i suoi lamierati originali.

Come detto è tutto pronto per tornare a posto, compresa la strumentazione, restaurata e (forse) convertita allo standard europeo. Ma il bello sta ancora a terra, in attesa di infilarsi nel vano motore: l’AR1315*32585 rettificato e rimontato, completo di tutto.

Non solo il paio di Weber DCO3, che da soli sfiorano ormai le quotazioni di una utilitaria, ma anche i dispositivi elettrici Magneti Marelli, tra cui fanno capolino la dinamo e l’introvabile spinterogeno S 73 A.

Insomma un bel progetto al capolinea, per chi aspira a un tasso di sbattimenti vicino allo zero ma tiene anche a curare gli ultimi dettagli in fase di rimontaggio. E se proprio aspirate allo zero assoluto, beh c’è la sorella grigio-rossa, chiavi in mano.

A proposito, sono entrambe dello stesso proprietario, il quale mi ha fatto capire che alla privacy ci tiene, sicché non sono stato a domandare come mai se le vende. Lo stesso sarà alla prossima fiera di Padova… lui, non le macchine.

Se seriamente interessati lasciatemi un messaggio e vi metto in contatto.

 

Carburatorista d’assalto

29 settembre 2019

Come da programma, questa settimana i Webers della mia Veloce sono stati sottoposti a visita di controllo. Per la precisione, ad accusare qualche magagna era il carb anteriore, che serve i cilindri 1 e 2: al minimo non gettava a dovere, con conseguente scuotimento di tutto il gruppo propulsore.

A venirmi in soccorso è stato Vincenzo Caffarella, lo stesso professionista che anni fa aveva rimesso a nuovo il duo, che si era poi occupato di un altro paio di DCOE2 a testa piatta capitatomi per le mani, infine del Solex dell’amico Marco di Cagliari (a quanto pare nell’Isola la figura del carburatorista è ancor più rara), sempre con risultati ineccepibili. Ebbene è così che è andata anche questa volta, per la gioia del glorioso bialbero.

Ma le “visite” sono sempre un momento delicato: la sorpresina può sempre sbucare all’improvviso, sicché l’attimo al caldiopalma non te lo toglie nessuno, per quanto solida sia la fiducia riposta nei vari tecnici impegnati nei lavori di rettifica e rimontaggio, di cui al tempo si erano occupati rispettivamente  Gorbini a Foligno e Marco Mancini, che aveva anche avviato senza problemi il motore: gente insomma con le spalle dritte e le palle quadrate, qualità testé confermate.

Il momento del sudorino freddo alla schiena è da collocarsi subito dopo la sabbiatura delle candele, sporche a causa delle innumerevoli accensioni e bervi giretti senza mai raggiungere percorrenze tali da ripulire il sistema. Più precisamente, alla prova compressione di ogni cilindro separatamente (che non ho documentato perché addetto al pedale acceleratore). Ecco, lì sono balenate ipotesi tra lo sconfortante e il terrificante.

Infondate fortunatamente, come volevasi dimostrare: i quattro cilindri evidenziano scarti minimi, del tutto nella norma. Dunque è bastato un semplice lavoretto di tuning, condotto con un semplicissimo cacciavite (va da sé in mano all’esperto) e i due cilindri un po’ “loffi” sono subito tornati a regime, il motore ha smesso di vibrare e si è messo a cantare la sua voglia di strada.

Carburatorista d’assalto? Eh sì, perché Vincenzo si è fatto una settantina di chilometri per raggiungere la sede della Car2001 a San Severino con il suo furgone attrezzato. E sapete cosa: ho dovuto insistere perché accettasse il pagamento della prestazione!

Se è vero che il mestiere è in via di estinzione… beh, da quel che ho visto si può almeno sperare che i pochi carburatoristi superstiti siano, come questo signore, dei veri galantuomini.

 

Tergicristalli “raddrizzati”

22 settembre 2019

Pioggia non ne ha presa, e salvo acquazzoni improvvisi non previsti dal meteo non credo che ne prenderà mai. Ma di quei due tergicristalli messi all’incontrario proprio non se ne poteva più. Li abbiamo lasciati indietro e, sbrigate altre faccende più urgenti, eccoli raddrizzati.

A dire il vero sono stati sostituiti con pezzi nuovi, lame e spazzole, presi da un bel po’ da Bergia. Non solo… la faccenda è un pelino più complicata. Le lame istallate non potevano essere semplicemente rimesse dalla parte giusta; erano quelle della Sprint, con lama curvata appositamente per riposare sul lato guida. Non disponendo al tempo di quelle giuste, le avevo fatte montare, diciamo così, per completezza. E’ stato un errore.

Più precisamente, l’errore è stato mettere mano anche al motorino. Eh sì, perché il punto di ritorno era giusto, quindi i tergicristalli si potevano montare semplicemente per il colpo d’occhio, onde prevenire contestazioni in sede di omologazione – dove peraltro sono rimasti a riposo. E invece mi è toccato rifare il settaggio del motorino. Insomma… devo essermi spiegato male.

Oppure sono io a non aver capito bene come funzionano questi – per quanto mi riguarda – inutili ammenicoli 🙂 Comunque è fatta. In ogni caso la faccenda va approfondita, questa volta per completezza d’informazione, auspicabilmente a vantaggio di tutti.

Per quanto riguarda i pezzi in sé devo dire che sono soddisfatto: i tergi di Sior Paolo sono belli, ben cromati e calzano alla perfezione.

Ma a dirla tutta al momento ho altro per la testa, saltato fuori durante le prove questa estate: i carburatori, che dopo la lunga sosta hanno bisogno di una messa a punto. L’esperto è in arrivo. La settimana prossima il rapporto.

 

Targata e… marchiata

8 settembre 2019

E’ arrivata la “quadrotta”. Una targa dalle dimensioni scomode, orribilmente policroma e soprattutto, se mi passate il neologismo, ‘cronotrofica’ quando applicata a un’auto d’epoca. E’ il prezzo per avere un posto nel gregge. Nel nostro caso però, con la targa arriva anche un marchio (lievemente) infamante.

Ma andiamo con ordine. Scomode. Lo sono perché le dimensioni non coincidono con quelle delle tradizionali targhe nere. Davanti figurarsi… sono ciclopiche; ma deludono anche dietro, dove quei 29,7 cm di larghezza (x 21,4 di altezza), per pochi millimetri non consentono l’applicazione sul solito portatarghe (che avevo già acquistato), né l’utilizzo delle cornici di una volta. Non solo: salvo modifiche più o meno cervellotiche alla base delle staffe di supporto (onde evitare di dover praticare altri fori sulla lama paraurti), non ci sarebbe verso di farcela stare. E’ quanto hanno fatto i ragazzi della Car2001.

Come è presto detto, ma a farlo ci vogliono ore di lavoro, quindi soldi… buttati. Per farcele stare abbiamo dovuto riempire tramite brasatura il foro preesistente alla base delle “corna”, e rifarne un altro accanto, appena decentrato, poi filettato. Ovviamente, l’operazione ha infine comportato la (ri)cromatura di entrambi i pezzi. Altrettanto ovviamente, sia il portatarghe che le cornici, davanti e dietro, sono stati costruiti di sana pianta, su misura: ecco quello posteriore (foto sopra) prima della cromatura, e sotto il lavoro certosino di stampaggio, nichelatura e cromatura delle nuove cornici.

Le maledette targacce sono bianche, nere e azzurre: troppi colori per i miei gusti: per me, che non sono precisamente un sovranista, quelle due europeissime strisce blue ai lati sono già bruttarelle su un auto moderna: un’auto d’epoca te la rovinano esteticamente. E oltre al danno la beffa: segnalano in modo inequivocabile – e da lontano – che quell’auto è una specie un’oriunda emigrata e rimpatriata o, peggio, un “clandestino”, tollerato ma non amato.

Ovviamente sto un po’ esagerando 🙂 Ma cosa ci vorrebbe a predisporre, per questa specifica tipologia di vetture, una targa dedicata che, considerato l’intrinseco valore storico ed estetico del bene, fosse concepita sul modello delle targhe vigenti al tempo della sua costruzione, in modo da non violentane la storia e deturpane la linea. Vuoi mettere la piccola targhetta nera anteriore…

Fiato sprecato: oggi, nella società del controllo, dove the Big Brother is always watching you, questi sono discorsi improponibili: se il DNA te lo devi tatuare in fronte o infilartelo sotto pelle, giusto che la targa di ogni veicolo circolante sia predisposta allo scanning con le moderne tecnologie di sorveglianza, non escluse le auto storiche. Perché si sa, è dal tempo del Sorpasso e di Febbre da Cavallo, che i malfattori girano tutti in Aurelia B24 o Giulietta Spider, “clandestine” s’intende.

 

PS. 😀

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