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Scuderia Marche

17 giugno 2018

Reimmatricolare un’auto d’epoca priva di documenti e targa, per di più di provenienza estera, non è una passeggiata. Anzi, se state a sentire il folklore che da più parti monta intorno a una normativa in fumoso buracratese, diventerà un vero incubo. Prima cosa: andate nel vostro club: cercate chi ci è già passato.

Ecco il mio: la “Scuderia Marche“. Ci sono arrivato col morale a terra, dopo aver sentito tante “campane”, vagliato un ventaglio di ipotesi finite in altrettanti vicoli ciechi, sentito agenzie specializzate (nel farti venire un ulcera)*. Ebbene nella Scuderia ho trovato gente amichevole, che sa il fatto suo ed è disponibile ad aiutarti veramente. Infatti mi hanno messo sulla strada giusta. Grazie!

Il che non significa che i tutti problemi siano svaniti come per magia, o che sia riuscito a scansare la pila di scartoffie che incombe su ogni pratica del settore.  No; semplicemente, ora so che si può fare e come farlo. Infatti ho avviato la pratica alla luce del sole, senza dover ricorrere a soluzioni strampalate quanto costose e, soprattutto, accantonando l’ipotesi più assurda, quella dell’origine sconosciuta. La burofuffa, però, non ve la toglie nessuno.

Che poi, va detto, non sarebbe nemmeno così borbonica, se non ci si mettessero le amministrazioni regionali (bollo alle 20enni docet) a definire modalità attuative e ambiti di competenza, insomma a incasinare il tutto.

Com’è noto, il fulcro della normativa che ci riguarda è rappresentato dal DM 17.122009, che Disciplina le procedure per l’iscrizione dei veicoli di interesse storico e collezionistico nei registri, *nonchè [nonché] per la loro riammissione in circolazione e la revisione periodica. Nell’art. 4.2 c’è scritto:

Nelle ipotesi di veicoli cessati dalla circolazione o di origine sconosciuta, ai fini del rilascio del certificato di cui al comma 1, i registri devono altresì acquisire, per il tramite del richiedente il certificato di cui al comma 1, una dichiarazione rilasciata da ciascuna impresa di autoriparazione intervenuta nei lavori di recupero e/o ripristino e/o manutenzione e/o verifica del veicolo, attestante il tipo di lavori eseguiti e la esecuzione degli stessi a regola d’arte, firmata dal rappresentante legale dell’impresa medesima, con particolare riferimento agli aspetti strutturali, al gruppo propulsore, ai sistemi di frenatura e di sterzo, ai dispositivi silenziatori, nonché ai componenti della carrozzeria.

E qui casca l’asino. Perché, aggiungiamo, “l’impresa di autoriparazioni” che rilascia la/le dichiarazione/i (quanto meno l’ultima) deve trovarsi nello stesso comprensorio della sede competente che effettuerà poi l’accertamento tecnico dei requisiti di idoneità alla circolazione. In altre parole, se volete che la vostra storica sia immatricolata vicino casa anziché a Roma o Barletta, dovete farvela riparare da Ciccio il carrozziere di quartiere. Altrimenti, fornitevi di trailer o automezzo idoneo e sballottate pure la vostra auto da Trieste a Marsala.

Il minimo che si possa dire di questa normativa è che riposa sul presupposto – anacronistico e illiberale – secondo il quale non si ravvede alcuna necessità di ricorrere, per il ripristino di un’auto d’epoca, a professionisti fuori Regione. Il che è già assurdo, ma d’accordo: mettiamo che sotto vi sia una ratio. E se fossi costretto a servirmene (per motivi tecnici diciamo) oppure volessi farlo (perché mettiamo, so che Pinco Pallino, appena fuori regione, lavora bene e a buon mercato)? Perché mai poi le certificazioni di costui dovrebbero essere irricevibli dalla autorità competenti della mia Regione?

Insomma se ce la vedete, sta Ratio, fatemi un fischio. Io ci vedo solo l’ennesimo sfoggio di ottusità in una burocrazia scollegata dalla realtà delle cose, che tanto per cambiare dispiega i suoi effetti nefasti su una delle categorie più tartassate: gli automobilisti.

Mi chiedo, per ora sommessamente – ma prometto, sarò un socio rompiscatole – cosa fa, se lo fa, l’ASI per cambiare questa e tante altre desolanti realtà con cui ci tocca di giorno in giorno fare i conti?

* Con una bella eccezione: L’agenzia Bresciana ‘La Luna’ dell’amico Stefano, che mi ha disinteressatamente dato il consiglio giusto.

 

 

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I Sessant’anni della Sprint Speciale

10 giugno 2018

Come tutti i grandi eventi, anche le celebrazioni per i 60’anni della Giulietta Sprint Speciale si prendono il suo tempo, tant’è che sono in corso ormai da un bel pezzo, secondo un calendario di eventi dislocati su scala globale che impegna tutti gli appassionati del marchio, dai grandi eventi ai raduni locali.

L’apice di queste saturnalie alfiste, l’omaggio più alto agli uomini che vollero offrirci questo capolavoro di design, e ci riuscirono, è dovuto non alla FCA e nemmeno al Museo Storico, ma all’iniziativa di un privato, non a caso il più grande collezionista italiano di automobili d’epoca italiane, Corrado Lopresto, che scovò il prototipo della SS in America, lo acquistò, lo riportò a casa e lo restaurò fedelmente, infine lo presentò ai due più importanti concorsi di eleganza al mondo vincendoli entrambi.

Scelta Most Elegant Closed Car tra 200 vetture concorrenti a Pebble Beach nel 2016, il prototipo AR10120*00001* (svelato nel 1957 al Salone di Ginevra), l’anno successivo – nel centenario della nascita del suo designer, Franco Scaglione -, viene presentato a Villa d’Este da Giovanna Scaglione, figlia del grandissimo Franco, dove fa incetta di trofei, aggiudicandosi il premio di classe (Supergioiello –Post-War), il Best of Show della Giuria, e qualora non bastasse a confermare una superiorità stilistica siderale nel suo tempo e oltre, anche il BMW Group Italia assegnato dal pubblico.

Nel lustrarci gli occhi di fronte a questa meraviglia su quattro ruote, ciò che celebriamo quest’anno un po’ dappertutto in Italia e nel mondo, è che da questo prototipo sia partita – dopo la sua presentazione a Torino nel 1958 – la produzione in serie della Sprint Speciale. Certamente diversa, meno BAT , più lunga e pesante, col musetto meno “basso”, più stradale insomma di quanto il prototipo non volesse esserlo rispetto ai tre magistrali esercizi aerodinamici e stilistici da cui nasce. Ma con intatto il suo DNA Alfa e tutti gli stilemi che la resero, non certo un mezzo di trasporto un po’ “esotico”, e nemmeno quella vettura che sin dal nome si segnala “speciale” fra le altre della serie, ma insomma, per dirla con Dennis Simanaitis, qualcosa di completamente diverso: un vero e proprio “automotive love affair“.

E’ così che anche qui da noi, nelle Marche, il club La Manovella del Fermano ha dapprima allestito uno stand a lei dedicato nella fiera annuale che si tiene al Fermo Forum, poi organizzato un grande raduno e tour dalla riviera ai colli ascolani, appena conclusosi .

Come vedete, le “Speciali” erano ben accompagnate da una ‘alleggerita’ altrettanto speciale.

Mancava solo la ‘scoperta’, e la mia, proprio lì in mezzo, avrebbe potuto esibire la propria specialità. Se non fosse, poverina, al momento un pelino impelagata in questioni burocratiche.

Ma niente paura: è questione di giorni e poi, al raduno, questa volta abbiamo il nostro ‘inviato speciale’. Appena arrivano gli scatti, ecco che parte una bella Galleria.

 

Donna al volante…

2 giugno 2018

Su ragazzi, siamo seri, ammettiamolo: sono solo stereotipi radicati in un immaginario collettivo retrogrado e sessita. Le statistiche sono altalenanti: quanto a incidenti oggi vincono loro, ieri eravamo noi, domani chi lo sa. In ogni caso questo post è dedicato a loro, in un giorno particolare…

…quello in cui, anche nel lembo più oscurantista di un mondo che ancora le odia e le teme, le donne hanno conquistato (almeno) questo diritto. Lo so, proprio oggi ci sarebbero cose ben più importanti da celebrare. E vorrei anch’io essere in piazza a Roma a festeggiare quella che ci auspichiamo sia la nascita di una nuova Italia, con quel popolo che dopo tante travagliate vicende è riuscito a spazzare via l’indegna zavorra politicante che ci ammorba da decenni.

Ma faccio i conti con qualche acciacco e i postumi di due lutti in una sola settimana, Maria e Monia: due donne eccezionali a me carissime: a loro va il mio pensiero più dolce mentre rendo omaggio a tutte le donne, anche a quelle più imbranate alla guida 🙂  pur sempre meno pericolose dell’infinita carovana di giovanotti esagitati ed emeriti rincoglioniti alla guida sulle nostre strade, tutti quanti maschi.

Quella che vedete sopra è niente meno che Ada Pace, leggenda dell’automobilismo italiano, la più grande “corridrice” (come le chiamavano al tempo) e “uno dei piloti (senza far distinzione di sesso) più forti della sua generazione”.  Quella che vedete sotto invece potrebbe essere l’immagine della prima donna araba al volante.

Finalmente a partire da giugno 2018, nell’ultimo paese al mondo in cui vigeva ancora questa assurda restrizione, alle donne sarà consentito guidare auto e moto. Certo, non illudiamoci sulla bontà delle ragioni alla base di questa decisione: non è quel passo storico verso la parità che in molti ingenuamente hanno creduto, ma bieca opportunità economica, consumismo nudo e crudo. Eppure, dico io, non si può mai sapere quali potrebbero essere, un domani, le ripercussioni su quella società di questo piccolo spostamento nei rapporti fra i sessi.

Voglio dire se quei barbudos inquattrinados da fare schifo a forza di pompare oro nero in tutto il globo sono disposti ad abdicare a un potere di millenaria tradizione per altro denaro, allora significa che quel (dis)valore culturale si mostra ormai senza parentesi, che moralmente sono alla frutta e che un domani potrebbero vendersi anche il deretano. Quindi, al di là del fatto che questo ripiego altrettanto integralista sul modello consumistico americano mi sembra la cosa più preoccupante in tutta la faccenda, ciò non toglie che le donne potrebbero cogliere l’occasione per approfittarne, per esempio, non comprando una sola dannatissima macchina, e un domani sperare di rovesciare la situazione.  A quanto pare c’è già chi un’idea se l’è fatta.

A presto.

 

MM 2018: tris di Alfa. Imbattibile Tonco

20 maggio 2018

Podio tutto Alfa Romeo alla 36° edizione della rievocazione storica della corsa più bella del mondo, tutte 6C: 1500 GS “TESTA FISSA”, 1500 SS e 1750 SS ZAGATO. Sul gradino più alto ancora una volta l’argentino Juan Tonconogy, questa volta in coppia con Barbara Ruffini, moglie navigatrice.

Quale modo migliore di festeggiare i 90° anniversario della prima delle 11 vittorie ottenute dalla casa del biscione nel 1928, quando Campari e Ramponi portarono al traguardo un esemplare di 6c 1500 SS come quello custodito nella Macchina del tempo di Arese, guidato oggi di nuovo sul podio bresciano da Moceri e Bonetti?

Gioia immensa per tutti gli appassionati e auspicio per il futuro del marchio, che festeggia questo simbolico traguardo con una galleria di 90 immagini in cui un presente fino a pochi anni fa inimmaginabile, incorniciato da altrettanti luoghi di sublime bellezza tutta italiana, si rispecchia in quel passato glorioso che rende assolutamente unica e inimitabile l’Alfa Romeo.

Congratulazioni all’imbattibile regolarista argentino, viva la Mille Miglia e viva l’Alfa, nata e rinata per stupire, emozionare e vincere!

 

Giulietta in posa per il CRS

13 maggio 2018

Scattare le foto per il CRS (Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica) in un garage pieno zeppo di auto non è una buona idea: all’ASI potrebbero non gradire. E se fuori piove? Nemmeno a dirlo, nelle ultime due settimane, ogni volta che imbracciavo la mia Canon… toh, veniva giù a catinelle.

Ma giovedì scorso, in faccia alle previsioni che su Perugia minacciavano uno sciame di temporali, mi sono messo in macchina, ho rischiato ma ci è andata bene: siamo riusciti a farle tutte. Un po’ di fretta perché appunto sembrava che dovesse arrivare il finimondo, ma dopotutto non devono mica andare sul catalogo di Villa D’Este: basta che l’auto la si veda nelle inquadrature richieste. Eccole.

Oltre alle foto del veicolo prima del restauro e di quelle del restauro stesso (troppe ne abbiamo viste ormai), la prima da “graffare” a pag. 7 è la vista 3/4 anteriore lato destro. Troppo alta? Angolata? Non abbastanza ravvicinata? Niente paura ne ho qualcuna di riserva.

Per le vetture “aperte” è richiesta ovviamente anche la foto a capote abbassata, cosa che per i motivi addotti sopra (rischio pioggia, governo ladro!), un po’ a naso abbiamo rimandato a fin seduta; intanto però è arrivato quel c… di camion) 😛

Sotto nella stessa pagina ci va la vista 3/4 posteriore lato sinistro; come prima, aperta e chiusa. E qui l’inquadratura è stata banalmente condizionata dal paesaggio retrostante, che a capote chiusa sono riuscito a nascondere, mentre una volta abbassata… eccoli: i buzzichi daa ‘monnezza! Pazienza.

Quindi la selleria, che dev’essere inquadrata in modo che siano ben visibili, va da sé, i due sedili, ma anche “il rivestimento del tunnel, del pavimento e delle porte”. Cosa quest’ultima che, nella fretta, mi è sfuggita: infatti, per avere una migliore illuminazione su tutto il resto, entrambe le portiere sono rimaste aperte. Corriamo ai ripari “graffando” altre due foto scattate durante i lavori di tappezzeria.

Queste ultime tre immagini sono state rielaborate in modo da adattarle alle proporzioni richieste dall’ASI, vale a dire cm 14 x 10.

Si passa dunque alla punzonatura del numero di telaio, che dev’essere completa di “eventuali prefissi e/o suffissi”. La foto va scattata da vicino in modo da consentire la leggibilità. Ebbene qui ne abbiamo un bel assortimento: su prima vernice, su lamiera nuda, in primer e a lavoro finito.

 

Poi il motore. Qui la foto è un po’ troppo abbondante. Forse meglio stringere sul motore e lasciare stare il musetto e, possibilmente, presentare una inquadratura frontale e due dai lati.

Infine le varie targhette: in primis quella di “identificazione del numero del telaio e del motore” (che nel mio caso, essendo una 101, identifica solo il tipo di propulsone, un 106, non il numero), poi – ma non è specificato: io ce la metto lo stesso – quella di omologazione / approvazione (l’unica che ho in riproduzione: se ne avete una originale la pago a peso d’oro, tanto è alluminio 🙂 )

Fatto, non servono altre immagini. Il resto è riempire scartoffie con dati su dati (sulla pag. 4 c’è da perderci mezza giornata), dichiarazioni e ancora dichiarazioni: sostitutive dell’atto di notorietà, di corretta conservazione [!?], di assunzione di responsabilità e altre cosucce del genere, fra cui alcune non precisamente chiarissime.

Ragion per cui martedì prossimo, munito di Domanda di Rilascio debitamente compilata o giù di lì, mi recherò al mio club (non ve l’ho detto: mi sono associato alla Scuderia Marche – ve ne parlo la prossima settimana) per controllare assieme a chi è più esperto di me che tutto sia a posto prima di consegnare e spedire il “libriccino“.

A presto

 

 

 

 

Ghostbusters

6 maggio 2018

Non so se anche fantasmi, ma nel mio garage c’era di tutto: impensabile dare alla Signorina un’accoglienza dignitosa in quel bordello di sporcizia e disordine. Così ho fatto la mia parte (ehem ci ho provato) e per il resto ci hanno pensato due acchiappafantasmi bene attrezzati.

Fantasmi non credo insomma; una cosa è certa però: per ancora qualche settimana (mesi?) la Giulietta dovrà convivere con quello zombie della Simca, che sia pur tiepidamente si ostina a tornare in vita. Infatti lo smontaggio non è precisamente a buon punto, per cui prevedo che non sarà facile tenere pulito.

Ma peggio del soprannaturale c’è la natura stessa: l’umidità! Ho fatto delle prove il cui risultato è davvero desolante. Come tutti i locali situali al pian terreno, anche il mio garage tende a imitare la palude. Ho lasciato in giro un paio di chiavi Alfa Romeo appena spazzolate a mola per vedere quanto ci mettevano ad arrugginire. Un mesetto? Circa: in un paio di settimane erano imbiondite, in un mese si può dire anche arrugginite. Quindi, la soluzione è una e si chiama Car capsule.

Sarà efficace? Vedremo.

Seduta omologazione ASI all’OFG

29 aprile 2018

Non la mia, non ancora, purtroppo. Ma assistere a una seduta di omologazione è cosa consigliabile a tutti coloro che aspirano alla targhetta ASI e, prima ancora, a chiunque abbia in mente di mettersi in garage un’auto d’epoca. Ecco, questa si è tenuta sabato scorso all’Old Factory Garage.

Dove, come sapete, soggiorna ancora per poco la mia bella. E chissà perché, arrivo e me la trovo lì, accanto alla Giulia, in bella mostra, esposta. Non al giudizio dei commissari, come si è detto, ma allo sguardo dei curiosi sì, e va bene; anche al via vai degli stessi però, ai portachiavi, alle fibbie dei cinturoni, alle macchine che curvavano proprio lì e… non solo.

Poteva mancare il papà-che-famo-la-foto-ar-pupo e poi la postiamo su facebuk? E poteva, la simpatica creatura, non avere le manine sudaticce e ste manine appoggiarle entrambe sul parafango, lasciandoci una scia che manco la slinguazzata di un mastino napoletano rifocillato di acciughe?

Scherzo, naturalmente. La cosa anzi ci ha fatto un sacco ridere; perché certo, molto sereno non ero, sicché passavo spesso da quelle parti a controllare il traffico intorno alla mia vernice nuova di zecca. Tutto ok, nessuno aveva frenato al di là del mio sportello; i pomicioni c’erano ma una cosa morigerata. A un certo punto però mi vedo sta strana manata sul parafango e intrigato commento la cosa con Alessandro (nella foto sotto con il drone): via dunque alle battute tra curiosità e sarcasmo, ma lì per lì non siamo riusciti a darci una spiegazione.

Sta di fatto che il giorno dopo mi arriva proprio da Alessandro questa bella foto di bambino in posa, apparsa sul noto social (in chiaro: io per correttezza ne sfumo il volto), con la didascalia “Ecco il colpevole” 🙂  Simpaticissimo: hai vinto un kinder bueno, un asciugamani tascabile e un giretto in Giulietta Spider!

 

Ok, tornando a noi, ecco qualche foto delle vetture presenti alla seduta, a incominciare ovviamente dalle Alfa Romeo, tra cui due Giuliette spider e una Giulia Sprint Speciale.

 

Ben due Ferrari F355, berlinetta rossa e targa gialla, auto che mi è sempre piaciuta: la prima dell’era Monteprezzemolo, che sostituì quella macchina di m… della 348, l’ultima con carrozzeria in acciaio.

E poi beh, tolte le auto semplicemente vecchie, fuori inquadratura, e qualche amena curiosità che mettiamo in coda, da segnalare c’era questa anziana signora inglese, vera e propria da trailer queen, che ha sì e no intiepidito il suo sei cilindri seduta stante per poi dileguarsi com’era arrivata.

Comunque una cosa va detta, anzi due. La prima è che lo staff della Old Factory non ci ha fatto mancare nulla, ma proprio nulla: non so se mi spiego

Grazie a Mamo e a tutti i ragazzi. Oh, porchetta e scherzi a parte, volete mettere un’officina di restauro che, finito il lavoro, anziché dover portare l’auto dai commissari sono loro a venire da te?! [Sì a proposito, c’era quella… ehem fatturina finale in arrivo, giusto? 😀 ].

La seconda cosa riguarda appunto i commissari ASI: li ho visti lavorare davvero sodo, con grande serietà e competenza, complimentandosi con chi se l’era ben meritato ma anche sgamando implacabili qualche infelice ripunzonamento (a proposito, lo so: vi fosse caduto l’occhio, i miei tergi vanno riposizionati, e altre cosucce che un po’ alla volta stiamo sistemando).

E poi, a rendere quella mattinata speciale, l’incontro con una vecchia conoscenza: Luca di Fermo, che non vedevo dall’estate 2014, quando dalla sua Giulietta Sprint salutò la mia videocamera al raduno di Torre di Palma per il 60° compleanno della Giulietta.

 Luca! Ma sei diventato Commissario ASI da mo’ o ci sei nato? 😎

Arrivederci a presto.

Finiture, dettagli e ritocchi

15 aprile 2018

Siamo alle battute finali e la Giulietta è quasi pronta per lasciare la OFG verso la V8 di Matigge, dove Marco Mancini e Fausto Fiorucci si occuperanno della prova su strada e messa a punto generale. Da questi parti dunque è rimasto poco da fare, se non curare gli ultimi dettagli.

Fatta la convergenza, ecco Alberto che applica le coppe ruote. Sono repliche in acciaio inossidabile prodotte da Paolo Bergia, belle ma in fin dei conti pur sempre riproduzioni, quindi un’eccezione tollerata malvolentieri sulla mia Veloce. Poco ma sicuro, appena riuscirò a trovarle originali cromate in buone condizioni queste verranno sostituite.

Si procede in ordine sparso ma secondo una check list ben precisa. Tra i pezzi tralasciati perché troppo gelosamente custoditi c’erano i cappucci isolanti del cavo bobina. Ci tenevo perché sono nuovi di fondo magazzino, fatti con quella vecchia gomma un po’ rinsecchita e verdognola. Li avevo presi da Ricambienonsolo, che ormai li ha esauriti (grazie Mauro della foto).

Certo, ci terrei di più alla bobina, ma purtroppo la Magneti Marelli B200B faceva le bizze (ponte pauroso, quindi rischio fuoco), per cui per l’avviamento del motore l’abbiamo sostituita. Provvederemo in seguito, ma per ora andiamo sul sicuro.

Infatti il 106 tornerà presto a ruggire, questa volta strozzato e quindi senza il contrappunto dei due Webers. Il gruppo aspirazione è al completo e nel vano motore manca soltanto uno dei tubi gommati, quello che collega la presa d’aria sdoppiata lato guida all’abitacolo. Ci ha pensato Alex della Cicognani Guarnizioni, che ringrazio (BTW in arrivo anche la guarnizione cofano motore).

 

Anche il capitolo interni poteva dirsi chiuso, con la sola eccezione della guarnizione dei paracolpi laterali e la maniglia apriporta. La prima è in posa, la seconda dovrebbe esserlo anche se nella foto ancora latita.

Fra parentesi, bisognerà fare un ragionamento sulla questione guarnizione porte: so che non ci sono tutte, e alcune non vengono nemmeno riprodotte, per cui tocca arrangiarsi. C’è un bel post sull’AlfaBB, intitolato Lessons on Originality, che mostra un esemplare del ’59 indisturbato con tutte le sue vecchie gomma ancora incollate (Grazie a JB delle foto).

 

E a proposito di interni, entrambi i sedili sono stati montati e ovviamente ho fatto la mia prova posizione guida, tanto per prendere le misure dello specchietto esterno; sono davvero comodi: né troppo morbidi né troppo rigidi. Ah ecco, scusate il volantaccio da manovre in officina (mi dicono giustamente che  ‘n se po’ vede’  🙂 ). Beh ho appena consegnato il migliore dei miei volanti: bachelite nuda senza graffi, ghiera clacson perfetta con cromatura di fabbrica e pulsante centrale nuovo da fondo magazzino; la prossima volta lo troverò istallato.

Infine, si diceva, ritocchi, di vernice. Tranquilli… limitati esclusivamente alle linguette passacavo, che una volta piegate spesso la vernice se la scrollano di dosso. Sul sottoscocca principalmente, ma qualcuna anche nel vano motore, come quella che vedete sotto.

Ovviamente, la vernice non è un rosso a occhio, bensì la stessa preparata alla Carrozzeria GF di Tezze sul Brenta al momento della verniciatura. Me ne ha allungato un barattolo Moreno a Padova.

La settimana prossima, tempo permettendo, le foto per l’ASI.

 

Genesi di un’errata convinzione

8 aprile 2018

E ammenda, ovviamente, perché quando ci si mette in testa una cosa e (peggio mi sento) la si diffonde come vera si sbaglia e, sbagliando, si fa del male: si fa cioè cattiva informazione. La cosa riguarda il Centro Documentazione Alfa Romeo, per cui capirete, riveste la massima importanza.

Nel post ‘Documented Matching Numbers‘ (che trovate ora editato e dunque corretto) ho scritto qualcosa che non corrisponde a verità.  Me lo fa notare niente meno che Marco Fazio, che ringrazio per la precisazione e al quale rinnovo le mie scuse, estese ai suoi collaboratori e a tutti voi che mi leggete.

Ho scritto cioè, in sintesi, che per la serie 101 il Centro Documentazione (CD) raramente è in grado di fornire corrispondenze tra numeri di telaio e motore. Niente di più sbagliato; in parole povere, una cazzata. Altro ché se è in grado! Ma lo fa purché il richiedente comunichi a sua volta e per primo entrambi i numerini, e allora sì, ne dà ufficiale conferma. Altrimenti capite: punzone alla mano tutte le Alfa potrebbero diventare magicamente Matching Numbers.

Ora, la domanda è: come mai poté prendere piede nella mia testa questa bagianata? Quando io stesso, in un post del 10 gennaio 2010, scritto pochi giorni dopo l’arrivo della risposta di Marco Fazio al mio quesito, affermavo pressoché il contrario:

In certi casi l’unico modo di sapere se una Veloce è autentica o meno è rivolgersi all’Archivio Storico Alfa Romeo. Lo ammetto: ore di ricerca tra libri e internet non sono valse a fugare ogni dubbio su quella che ho appena acquistato. L’ha fatto invece Marco Fazio, del Centro Documentazione, con tempestiva risposta alla mia richiesta. A lui va la mia riconoscenza.

La risposta, o meglio la spiegazione, la devo innanzitutto a me stesso; e a meno di non voler concludere a favore di quell’inesorabile processo di naturale rincoglionimento che interessa un po’ tutti a una certa età, dovrà essere una spiegazione plausibile (non in senso etimologico, ci mancherebbe, diciamo meglio), chiarificatrice, esplicativa. Dovrà spiegare, insomma, la genesi di questa mia errata convinzione e, in subordine – per l’appunto -, provare che rincoglionito non sono, o quanto meno non ancora 🙂

Ebbene un’idea me la sono fatta. Ecco. Al momento di scrivere la mia mail di richiesta, inviata (pensate un po’) il 31 dicembre 2009, ero preoccupato, per non dire in paranoia, di fronte alla prospettiva di avere incautamente comprato un’Abnormale; ero interessato cioè quasi esclusivamente ad avere conferma sull’autenticità del telaio, tant’è che o sbadatamente omisi il numero di motore, oppure lì per lì non l’avevo con me, fatto sta che non diedi molto peso alla cosa, perché al tempo ero ignaro dell’accorgimento anti-contraffazione accennato sopra e quindi convinto che comunque mi sarebbe stato fornito. Perciò, ricordo che, arrivata la risposta (prima della befana!!!) rimasi colpito dall’assenza di questo dato, e la cosa mi ronzò in testa per qualche giorno.

Finché di lì a poco arrivò l’auto con al seguito le varie scartoffie, compresi i documenti che ho pubblicato nel post testé emendato, fra cui il foglio scritto a penna che certificava l’abbinamento telaio-motore. Tombola: da Fazio avevo avuto conferma dell’autenticità della mia veloce; da Massari (via Stolze) del motore di primo equipaggiamento. Cos’altro potevo chiedere? Non ci pensai più.

Non ci pensai più, appunto, per anni. Ma quel ronzio dovette rimanermi in testa fino all’altro ieri, istillandomi sin da allora il seme del dubbio – me ne accorgo ora, del tutto infondato – sulla effettiva disponibilità di dati sulla serie 101. Dubbi poi nel corso del tempo infelicemente confortati da una serie di indizi – interpretati evidentemente con leggerezza – che sembravano deporre a favore di una lacuna nella documentazione o, quanto meno, in quella parte informatizzata e quindi immediatamente accessibile.

Primo fra tutti le incertezze che nel libro del Fusi riguardano proprio la serie cui appartiene il mio esemplare; poi il fatto che nella corrispondenza tra il CD e il primo proprietario, del 1987, nonostante le pressanti richieste, il n. di motore fosse assente finché non spunta il foglio scritto di pugno; infine l’aver visionato numerosissimi responsi del CD ad altrettanti alfisti in cui il numero di motore non compariva mai (beh, certo: come già nel mio caso, anche loro dovettero fornire dati incompleti).

Ecco dunque il rewind di un film visto con gli occhiali sbagliati, il risveglio dopo una sbronza di congetture a vuoto; ecco spiegata insomma la genesi della mia errata convinzione e la restituzione della verità, che è una sola: l’unica istituzione in grado di fornire informazioni certe sui modelli Alfa Romeo è il Centro Documentazione, situato all’interno del comprensorio di Arese che include anche il Museo Storico Alfa Romeo. Lo fa dal 1984, prima con la gestione della signora Elvira Ruocco, poi fino al 2015 con quella di Marco Fazio, da allora e sempre con la stessa passione e dedizione.

A queste persone va tutta la nostra gratitudine.

 

 

 

 

 

 

Selleria pronta

1 aprile 2018

Come detto la volta scorsa i sedili sono pronti, montati sulle guide, ma siamo ancora col c… a terra. Anzi no: mi dicono dall’OFG che le mie foto invecchiano presto ultimamente, perché gli interni sono stati licenziati prima della pausa pasquale. Bene! A proposito, auguroni!

Quindi cogliamo l’occasione per dare un’ultima occhiata al lavoro di Antonello prima di rivedere sedute e guide stabilmente imbullonate al pianale.

Da precisare, a scanso di equivoci, che nella foto sopra i sedili sono invertiti: la leva infatti va sempre dalla parte interna, a ridosso del tunnel trasmissione.

Anche la capote, che qualche settimana fa vi ho mostrato in fase di lavorazione, è stata istallata in via definitiva.

Nel frattempo sono partiti quei lavoretti di fine tuning in vista della messa su strada. Sarebbe troppo lungo enumerarli tutti, ma intanto vedete che è stato montato il gruppo aspirazione al completo: ecco Alberto con le mani in pasta. E visto che (incrociando le dita) lì dentro nessuno dovrà più infilarci la testa, è stato montato il cofano motore, imbottito e targato.

Entrambe le targhe sottocofano, che per fortuna hanno resistito agli assalti di cannibali e sciacalli, sono state lasciate esattamente com’erano state ritrovate, salvo s’intende una mano di spugna per rimuovere la sporcizia accumulata nel tempo, con molta attenzione a non intaccare la vernice nera.

Si fa fatica a crederci ma c’è chi le sostituisce con patacche nuove di zecca, senza rendersi conto dell’assurdità dell’operazione, tanto più grave se si tratta della targhetta identificativa

In mancanza di viti a taglio come in origine, le abbiamo fissate con phillips a testa tonta, ma andranno tutte quante sostituite al più presto con quelle corrette.

Dunque siamo davvero agli sgoccioli. La settimana prossima un resoconto degli ultimissimi interventi prima della prova su strada (con targa PROVA, intanto, perché come detto l’immatricolazione è un altro paio di maniche).