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CRS in casa

7 aprile 2019

Arrivato il Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica. Era ora direte voi. Concordo pienamente, ma le lungaggini non sono dovute, questa volta, a intoppi burocratici, bensì a problemi (di salute mannaggia!) prima miei e poi, a staffetta, del titolare dell’officina impegnata con il terzo certificato.

All’ASI invece sono stati decisamente veloci. Nonostante al mio club mi avessero avvertito che il periodo dell’anno non è il più favorevole per un celere disbrigo di queste pratiche, in un mesetto è partito il libercolo farcito di foto della mia bella ed è tornato indietro il CRS.

Domani stesso lo porto in agenzia, insieme alle poche scartoffie che questa povera sans papier ha conservato della sua vita precedente.

E’ lì che incomincia il calvario burocratico vero e proprio, ma sono fiducioso.

Non è vero… cerco di farmi coraggio 🙂

A presto.

 

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Mercatino di Primavera 2019

31 marzo 2019

Mercatino ghiotto di occasioni quest’anno, non tanto per merito del sottoscritto (ma c’è anche qualcosa di mio) quanto di un amico del blog che a fine restauro ha deciso di dar via la sua Giulietta e ora si trova le rimanenze in garage. Pezzi rari che andranno a completare altri progetti in corso.

Il primo è questo cambio Borg Warner, a quattro velocità ovviamente, per tutte le versioni di Giulietta 750. Completo di carterino e staffa di montaggio. Tutti i dettagli dopo il primo contatto se interessati.

 

Non Alfa Romeo ma decisamente bello questo volante Nardi originale dell’epoca, per la precisione del 1963. In ottime condizioni, con corona di 40 cm e mille righe come indicato nella foto sotto.

Se siete in grado di stabilire su quale vettura / piantone andrebbe montato, fateci sapere grazie.

 

Bentornato crick! Fatta eccezione per i più comuni a base dentata, quelli a base piatta, fissa o mobile, sono diventati praticamente introvabili. Questo è del primo tipo, per Giulietta III serie o Giulia, spider, sprint, SS o berlina. Ingranaggi in buone condizioni: funzionante.

Fornito come in foto oppure restaurato, in ogni caso completo di ogni cosa: tappo, paracolpi e anche la decalcomania Battaini (non in foto).

 

L’impianto elettrico è in ogni caso il reparto più fornito. La fa da padrone questo rarissimo (e altrettanto costoso) Spinterogeno Magneti Marelli S73A per Giulietta Veloce.

In ottime condizioni come da fotografie, completo di tutto inclusa la staffa di montaggio. La targhetta è sbiadita? Niente paura, ecco una dritta per trovarne una nuova (ma io me lo terrei così).

Segue in ordine di rarità un’altro pezzo della veneranda Ditta che ha scritto un capitolo della nostra tradizione motoristica, disinvoltamente svenduta l’anno scorso a una cordata di squali del sol levante: un Motorino di avviamento MT40B, sempre per modelli Veloce.

Non meno rari questi fanali posteriori Carello per modelli europei di giulietta prima serie. (Disponibile anche una coppia di Altissimo per spider II serie). Infine ben due Scatole fusibili con staffa: ita e USA.

 

Un po’ di minuteria per chiudere. Finalmente restaurato internamente (specchio e vetro nuovi) lo specchietto per Giulietta spider III serie, 2000 o 2600 (due gambi a disposizione), con tanto di vernice raggrinzante e decalcomania dell’epoca conservate [SOLD].

Un kit serratura cofano motore; tubo e astina (cm 50) olio; un tappo serbatoio benzina restaurato.

Come al solito, i pezzi fermi dopo la prima settimana di esposizione li ritrovate nel Mercatino.

 

 

Webers 40 DCOE2 ex Gasati

24 marzo 2019

I DCOE2 sono sempre più difficili da trovare e quando ne spunta un paio… beh, richieste alle stelle.  Questi poi sono di quelli più ricercati, con la costola sul fianco, per Giulietta Veloce II e III serie e per Sprint Speciale. Vero che non tutte le ciambelle riescono col buco, ma a volte ce ne sono pure troppi.

Tutta colpa del GPL, ovvero del parsimonioso, diciamo anche dello spilorcio che ha pensato di sforacchiare due Webers per adattarci il congegno e risparmiare qualche soldino in carburante. Ma si sa, al tempo della ‘riscoperta’ del gas – siamo nei primi anni ’90 – si ragionava in tutt’altro modo.

Eppure, a tutto c’è rimedio, tanto più quando i pezzi in questione – oltraggiose trapanature a parte – sono in grandissima forma, fuori e dentro, anche se da revisionare.

Non solo, il paio ha numeri di serie piuttosto ravvicinati, segno che hanno lavorato sempre in coppia.

Infatti qualcuno aveva già provveduto a otturare i fori clandestini, e l’ha fatto nel modo più sicuro: filettandoli e inserendo una brugola d’alluminio, fermata col frena filetti. Tant’è che li ha anche usati per anni e non più a gas ma con la vecchia buona benzina.

Così almeno ha detto il mio carburatorista di fiducia, e anche i meccanici consultati – cui la cosa non sorprese affatto – concordano. A quanto pare lo sfregio è più frequente di quanto avessi mai sospettato. Me lo conferma questo annuncio su ebay, in cui il problema, se non vado errato, è stato risolto con l’acciaio liquido (a proposito di stelle, qui, nonostante il groviera, la richiesta è di EURO 2.550).

In entrambi i casi viene tuttavia trascurato l’aspetto estetico. Certo, il problema è anzitutto funzionale, ma una volta risolto ci si potrebbe anche adoperare per rendere l’intervento di risanamento il meno appariscente possibile. Ci vuole olio di gomito e molta cura, ma si può fare.

La ricetta dei ragazzi dell’OFG – che ho incominciato a mettere in pratica (foto sopra) – è la seguente: muniti di dremel si spiana la brugola; quindi ci si spalma sopra una piccola quantità di alluminio liquido (bicomponente, NON fuso!) o comunque dello stucco d’alluminio di qualità. Poi si rasa con carta vetrata e infine, per uniformare l’area, si passa a una leggera sabbiatura con corindone o buccia di noce. In questo modo, mi dicono, i fori rimangono solo un ricordo e le tracce del fattaccio quasi invisibili.

Ecco, è in tal senso che mi sto dando da fare, ma se vi servono e li volete così come sono a un prezzo tra il simbolico e il giusto, fatemi sapere che vi cedo volentieri il Dremel 🙂

 

Hard Top passo corto vendesi

10 marzo 2019

Le spider che resistono all’aggiunta del tettuccio rigido si contano con le dita di una mano: la maggior parte, belle scoperte, copritele e diventano inguardabili. La linea dello spiderino del Portello invece è talmente pulita che riesce bellissima in ogni configurazione.

A patto di evitare certo after market, s’intende. Mentre alcune riproduzioni – anche in fibra di vetro – riprendono fedelmente le linee dei tettucci originali PF, in altri casi la “creatività” dello smanettone di turno produce autentici obbrobri, la cui applicazione su vettura andrebbe punita a norma di codice.

La versione più diffusa del tettuccio rigido originale – unico optional previsto al tempo – è quella, diciamo così, liscia in acciaio. Ve n’è un’altra, rarissima, con intelaiatura in acciaio e pelle d’alluminio, sagomata nella parte superiore tant’è che ricorda la doppia gobba di Zagato. Ecco, a scanso di equivoci, anche questa versione è opera di Pininfarina *.

Tra i possessori di Giulietta spider l’atteggiamento riguardo a questo accessorio è piuttosto variabile: c’è chi non lo vorrebbe nemmeno regalato e c’è invece chi lo cerca, chi lo trova e se lo compra, e tra questi chi lo tiene appeso al soffitto e chi lo usa pure.

Una categoria a parte – e io ci sto dentro – è quella di chi se lo prende e non finisce di restaurarlo. Infatti il mio è ancora alla GF di Tezze sul Brenta, già lattonato e in attesa del via per la verniciatura. Conto di farlo presto però, perché è un’ottima soluzione per far compiere alla macchina i suoi giretti invernali senza esporre la capottina all’intemperie anche nella stagione fredda. Eccola: il colpo d’occhio su una spider rossa passo lungo mi rinsalda nella convinzione di passare tra i ‘hardtoppisti’.

E’ chiaro dunque che quello in vendita non è il mio. Si tratta di uno degli amici del Blog che ha deciso di disfarsi del suo tettuccio originale PF passo corto in acciaio. La prima cosa da dire è che è più raro del passo lungo. Questo poi è ben conservato: cielo in buone condizione e completo di ganci di fissaggio. Infine è di colore nero, forse quello più indicato nel caso si decida per una livrea policroma. Ecco qualche fotografia. Lo trovate nel Mercatino: lasciatemi pure un messaggio qui o là e vi metto in contatto.

Per chiudere, qualche consiglio. Ricordate che il passo delle Giuliette, corto o lungo, è piuttosto variabile: controllate bene le misure. Se c’è ruggine (ma in questo caso non credo proprio) la trovate sotto il lunotto, nel punto di contatto fra tettuccio e carrozzeria: spostate le guarnizioni, quando ci sono, e dateci un’occhiata.

[ * Thanks to Gordon and racingswim2006 from AlfaBb for the pictures]

 

 

I vostri restauri

3 marzo 2019

Il post della settimana scorsa mi ha acceso una lampadina: perché non offrire a tutti l’occasione di pubblicare il proprio dossier di restauro? Va da sé, a tutti i possessori / restauratori / smanettoni con una Giulietta per le mani. Se siete fra questi, fatevi avanti.

Ovviamente non è necessario aver compiuto un “miracolo” come quello di cui alla foto sopra. A prescindere dalla base di partenza, basta che sia un restauro fatto a regola d’arte, rispondente alle specifiche di fabbrica. E, naturalmente, che disponiate di abbondante materiale fotografico.

Spider e sprint, normali o veloci che siano, sprint speciale o anche berlina, le giuliette sono tutte benvenute. Se siete interessati contattatemi e vi dirò il da farsi.

Ps. a proposito del post della settimana scorsa, è in attesa di altro materiale fotografico per completare la galleria fotografica relativa al rimontaggio.

 

 

 

Restauri d’autore: *AR 1495 F 05994*

24 febbraio 2019

La veloce AR 1495 F 05994 è una nostra vecchia conoscenza, e sono stato l’ultimo a saperlo. L’avevo avvistata bisognosa di ogni cura a Costa Mesa, California, nel dicembre del 2011; poi rivista a Padova l’anno scorso e giustamente proclamata ‘Regina della mostra’: merito di un restauro di altissimo livello.

Devo a Piero Poli, della Undici HP di Padova, e l’attenta segnalazione (ebbene sì: non mi ero accorto di aver parlato per ben due volte della stessa Giulietta!) e la ricca documentazione fotografica che vedrete nelle gallerie qui sotto.

Infatti vale la pena ripercorrere il lungo viaggio che ha riportato questo esemplare – nato il 21 febbraio 1959 – di nuovo in Italia e, soprattutto, dallo stato di progetto di restauro piuttosto impegnativo alle splendide condizioni in cui si presenta oggi. Ripartiamo dunque da dov’eravamo rimasti nel 2011: diamo un’occhiata a come si presentava allora il progetto.

Non male: meglio di quanto lasciassero presagire le foto in quel simpatico cortile californiano. A eccezione del gruppo propulsore, l’esemplare appare competo, con ruggine nei soliti punti: pianale – dunque sottoporta -, piano bagagliera, fondi porte e prese d’aria. Ci pensa il lattoniere.

 

Gran bel lavoro eseguito a regola d’arte, tutto in officina. Come sostengo ormai da tempo, poiché non c’è una giulietta uguale all’altra, un bravo lattoniere taglia, sagoma, prova, riprova e salda: non acquista i pezzi da una televendita. E qui la cura nei dettagli si vede, specialmente in quei particolari ostici come i sedili dello spiderino (vedi sopra). Si passa quindi in verniciatura.

 

Per ora solo la prima fase: primer e olio di gomito. Se avrò altre fotografie potrei integrare questa (per ora magra) galleria con altre immagini della nostra 750 nera appena uscita dal forno. Ma vediamo il reparto meccanica, punto dolente dell’esemplare in questione, mancante del propulsore di primo equipaggiamento. Problema che tuttavia è stato risolto nei migliore e più onesto dei modi, impiegando un monoblocco nuovo non numerato.

 

[ Lavori in corso ]

Poker di Spiaggette nelle Marche

17 febbraio 2019

Vederne una è cosa simpatica quanto rara, trovarsene davanti ben quattro ha dell’eccezionale, tanto più se una di loro smentisce il preteso esemplare unico superstite. Mi è capitato l’altro giorno mentre curiosavo tra i reparti restauro della Car 2001 di San Severino Marche.

No, non è la mitica Eden Roc dell’Avvocato, anche se costruita sullo stesso pianale, quello della 600 Multipla. Questa qui non si richiama di certo agli eleganti particolari della Riva Aquarama ed è chiusa come una serra, con tanto di porte e tetto in plexiglas (o perspex).

E’ forse sorella (se non la stessa) di quella esposta a Padova nel 2017 e con ogni probabilità erano destinate a far fare il giro della fabbrica a clienti di un certo tipo: di inverno s’intende, perché di spiaggetta non ha nulla, anzi. Lo è invece la 750 in livrea Coca cola, con tanto di bottiglione ‘n coppa.

Come lo è del resto, di nome e di fatto, questa Spiaggetta (Shellette per il mercato estero) di Michelotti su telaio Fiat 850, costruita in soli 80 esemplari e che conta, tra i suoi stimatori illustri, il noto designer francese Philippe Starck.

E sempre di Michelotti (questa volta per  Fissore) è il pezzo più ghiotto: un rarissimo esemplare di Multipla Marinella. Quante ne siano state costruite non è dato sapere, ma un blogger inglese, probabilmente meglio informato di me, qualche anno fa si meravigliava di poter fotografare, al Goodwood Festival of Speed in UK, quello che credeva fosse l’unico esemplare rimasto.

Ebbene non è così. Quello sotto gli occhi del nostro blogger (foto sotto a Dx) era l’esemplare chassis n. 027025 del 1958 e fu battuto dalla Bonhams a Montecarlo nel 2003, all’irrisoria (col senno di poi) cifra di € 34,500. Sappiamo però che l’anno precedente al salone di Torino (foto sotto a Sx) era stato presentato un prototipo molto simile, diverso solo nel muso e nelle rifiniture interne ma sempre a tetto aperto (anzi inesistente) anch’esso battuto dalla stessa casa d’aste nel 2005.

Un terzo sopravvissuto, praticamente identico al prototipo del ’57, ma verniciato di un giallo improponibile che però a quanto pare piaceva alla principessa Ira Fürstenberg, che lo volle così e lo adibì a pollaio 🙂 nella sua villa a Porto Rotondo (e infatti conserva le sua targhe originali CA), fu venduto qualche anno fa da Franco Lembo, il quale azzardava. “Only 2 of these incredible cars are believed to remain”.

E invece no: ecco che spunta il quarto!

Molto simile all’esemplare del 1958, persino nella scelta cromatica. Con lievi differenze, va da sé, tanto si sa, erano costruiti su ordinazione. Ma l’unico, forse, con un tetto sulla capoccia. Qualche particolare cromato manca all’appello, ma in compenso spuntano due mezzi paraurti in legno, più funzionali ad attutire l’impatto visivo del “muso lungo”, visto che a differenza del senza tetto di cui sopra qui in basso non c’è rastrematura. Per il resto, sono quasi due gocce d’acqua.

Ma voi direte… cosa ci azzeccano? Presto detto, come già nel caso della Cisitalia Abarth 850 Allemano, mi è andata ancora buca con l’acquisto di un’altra rarità Made in Argentina: il post è dunque un modo di elaborare la delusione. Ancora una Cisitalia, più poveretta dello Scorpione rosso però: una Weekend Bellavista Furgoncino, molto simile alla 600 DM Furgone di Coriasco del 1961, a parte la bombatura del tetto sul vano anteriore e la fanaleria protrusa.

Non precisamente quella in foto ma identica e a un prezzo molto invitante, ma ancora una volta senza i documenti in regola per l’esportazione. Certo, molto ‘marinara’ non è, ma a me che non piace l’acqua, né dolce né salata, avrebbe fatto molto più comodo. Peccato.

Spider veloce da restauro in Croazia

10 febbraio 2019

Progetto di restauro mai decollato in cerca di una seconda possibilità, ovvero di un appassionato deciso a rimboccarsi le maniche per riportare questa Spider Veloce 101 allo splendore di una volta. Del resto, non dovrebbe trattarsi di un’impresa titanica, anzi: l’auto è completa, i fondi non sono male [SOLD]

Seconda serie AR 1495 F 11356 nata nel 1960, americana – come l’occhio accorto avrà intuito – vissuta in Colorado e poi scesa a sud, nel Texas. E’ tornata di recente in Europa, più precisamente in Croazia, a Varaždin. Gli oneri doganali sono stati già pagati, per cui si tratta di agganciare il rimorchio, farsi qualche ora di strada, sganciare gli schei e riportarsela a casa.

Certo, 47.500 eurini non sono pochi, ma è su per giù la cifra richiesta per autentici colabrodo. Questo invece è un esemplare mai restaurato e tenuto all’asciutto o giù di lì, per cui il ridotto monte ore di lattonatura richiesto potrebbe fare la differenza. Per non dire poi di certa minuteria che, se assente, voce su voce porta il preventivo alle stelle che nemmeno te ne accorgi. Metti quel volante senza crepe con pulsante intatto e il cipollone con tanto di stemma originale… beh, a casa mia sono già 2k euro!

Sì ok, ma il motore? E la trasmissione? Ci sono entrambi (anche se non è dato sapere se si tratta di pezzi di primo equipaggiamento, ma scommetterei di sì). In pratica, è l’unico intervento effettuato in vista del restauro, cioè lo smontaggio del gruppo propulsore. Per il resto, l’auto risulta unmolested, il che è un altro bel vantaggio: mai comprare auto d’epoca in scatole! Ecco il cuore, completo di gruppo aspirazione.

E con la trasmissione un bel po’ di pezzi originali già smontati, tra cui entrambi i sedili, il cassonetto filtro aria, la staffa trasmissione etc., persino un filtro regolatore Fispa FRB-11. Eccoli in galleria:

Insomma un bel progetto di restauro per chi vuol fare da sé curando ogni particolare per ottenere il massimo. Caso contrario, gioverà sapere che il venditore – persona affidabile e ben nota nella comunità di alfisti senza frontiere – offre anche la possibilità di consegnare l’esemplare restaurato.

Se interessati fatemi sapere e vi metto in contatto.

 

Riesumata SZ coda tonda

3 febbraio 2019

Più che barn find, ritrovamento archeologico! Sepolta dal ’95 in un garage sotterraneo torinese – rimasto inaccessibile, pare, a causa della rottura di un ascensore – questa SZ del 1962, impeccabilmente conservata, rivede la luce lo scorso novembre e va subito all’asta, spuntando la bellezza di 567k Euro.

Se la aggiudica la Silvauto, che la mette subito in inventario e intanto la sfoggia ad Automotoretrò per la gioia dei tanti visitatori col biscione nel sangue: diciamocelo, in quanti hanno mai visto una SZ (auto destinata alla pista, quindi spesso e volentieri quanto meno rimaneggiata) veramente ‘conservata’, con addirittura la tappezzeria in vipla di fabbrica?

 

La fortunata superstite porta incisi 101.26 00101 sul telaio e 00120 01538 sul monoblocco motore. E’ appartenuta a Osvaldo Avalle, appassionato del marchio e titolare di officina, figlio del pilota Mario, vincitore della MM del 1947 nella classe S750. Scomparso di recente senza lasciare disposizioni testamentarie, i suoi beni finisco all’asta, compresa la creatura sepolta, che viene appunto ritrovata durante il censimento del lascito.  

La bella addormentata passa dunque bruscamente da un letargo durato quasi 25 anni al frenetico trambusto imposto dalla corsa contro il tempo per essere presente in fiera: estratta al termine di un’operazione degna di una rapina al caveau (albero abbattuto, montacarichi tagliato, sollevamento con carro gru), riesce a bypassare l’iter burocratico di consegna (che di solito prevede una decina di giorni dall’acquisto in asta) e in men che non si dica riceve il suo primo bagno di folla al Lingotto.

E qualcosa ci dice che non sarà l’ultimo. Con Retromobile alle porte, la prossima vetrina per questo esemplare eccezionale sarà con ogni probabilità parigina.

Inutile aggiungere altre foto: è la ‘notizia del giorno’, per cui le troverete un po’ ovunque. Dal tempestivo articolo di Ruoteclassiche,  a quello di FormulaPassion.it, ricco di immagini, al sempre attento Classic Virus, che data l’eccezionalità dell’evento pubblica un bel post di Domenica, la cui conclusione non possiamo non condividere: “the thruth is that such a car would have deserved to return to his home in Arese”.

 

 

 

 

 

Interludio francese

20 gennaio 2019

Ogni tanto qualcuno mi chiede: “…e la Simca”? L’ho detto, che qui non ne avrei parlato. E così ho fatto: da quando confessai il peccato, ormai quasi tre anni fa, l’ho lasciata in un angolo a prendere ancora polvere, senza mai fiatare. Perché la francesina non è né spider né veloce. Soprattutto, non è un’Alfa.

Ma è pur sempre una creatura dell’immenso Giovan Battista aka Pinin Farina e a me piace non vi dico quanto. Per cui ecco – in attesa delle targhe per la Giulietta -, una spolverata glie l’ho data (anzi, l’ho sverniciata o giù di lì) e mi sono anche imbarcato nell’impresa disperata di trovare qualche ricambio, intanto arrivato. E allora ci sta: molto di tanto in tanto, un’occhiata gliela possiamo dare, per soddisfare i curiosi e far contenta la moglie, che mi accusa di discriminare questa bella coupé 🙂

Eccola, spelacchiata quanto basta: tetto e porte sono in acciaio e andranno sabbiate insieme al telaio. Non vi dico che fatica! Perché sopra la vernice originale, verde inglese, ci avevano applicato uno strato di verde chiaro dannatamente tenace. Eppure la Simca sa ripagarti, perché per smontarla, certo, ne sudi altre sette di camice, ma ne vale la pena: è un vero piacere.

E’ la cosa che più mi piace: smontare, toccare con mano e vedere come sono state fatte le cose. E in questo caso non puoi che rimanere affascinato. Perché la cura dei dettagli è assolutamente spasmodica. Salvo qualche particolare (v. sotto) non ci sono cromature: è tutto alluminio e acciaio inox, e ogni cosa, anche la più piccola, è punzonata col numero della vettura. Il che spiega perché ne hanno fatte così poche: se il prezzo al tempo superava quello di una Jaguar XK120, i costi di produzione probabilmente sforavano qualsiasi previsione. Di fatto, tra il ’49 e il ’53 ne furono prodotte solo 173, di cui 108 cabrio e 65 coupé. E di queste, quante ne saranno rimaste?

Poche, pochissime. Ecco, un’altra cosa che ho fatto è iscrivermi al forum Simcaworld, dove ho aperto un thread: ci posto di tanto in tanto qualche foto e cerco delle dritte dagli appassionati del marchio. Così sono stato subito contattato da uno degli amministratori, Philippe Chabassière, il quale mi ha gentilmente inviato le tabelle con i dati di produzione. Non solo: con la prima (sopra) mi è arrivata una cartina, datata al 2018, con tanto di localizzazione geografica di tutte le Simca 8 suprestiti, circa 325.

Di queste, le coupé arrivate intere fino ai nostri giorni si aggirano, ottimisticamente, intorno alla quarantina. In Italia ne sono sbarcate tre, solo una sul “continente”, anzi due: la prima la conosco: si tratta di una cabrio blue restaurata, molto bella e completa. La seconda è la mia, brutta e incompleta.

Ma un po’ alla volta tornerà tutta insieme. Intanto ho trovato, oltre alla scritta che sormonta la luce targa (ancora mancante), le maniglie interne per la porta destra e il maniglione bagagliera.

Ancora più difficile da reperire, ma soprattutto da riprodurre con il materiale suo proprio – l’acciaio inox appunto – la cornice della luce targa che vedete qui sotto fare le prime prove, ampiamente superate.

Infine un ritrovamento che ha del miracoloso: l’orologio da cruscotto, originale il va sans dire, anche se fermo anche lui da un bel pezzo, scovato sul sito Leboncoin a una cifra irrisoria e subito preso.

Impossibile non cogliere l’aspetto simbolico del ritrovamento! A quanto pare, per questo vecchio rottame il tempo riprende a scorrere: è il momento si metterci le mani seriamente. E per quanto questa primavera sarò più impegnato a guidare che a lavorare, non appena in garage si scioglieranno i ghiacci laverò il mio set di chiavi e finirò di smontarla. Dopo di che sabbiatura (già prepagata, anzi, barattata), banco di controllo e tutto il resto, finché non sarà degna di mostrarsi accanto alla Giulietta.

Per i curiosi di Simca 8 Sport, appuntamento fra circa tre anni 🙂