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Restauro Clacson Bosch

7 febbraio 2016

Il restauro dei clacson Bosch è una di quelle cose che chiunque può fare da sé, semplicemente perché quelle benedette trombe suonerebbero in eterno, fosse per loro anche sott’acqua. Infatti, qualcuno si limita a una spruzzata di nero e via, senza nemmeno aprirle, e non tanto per la fatica ma perché…

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… perché una volta smontate, potrebbero decidere di tacere per sempre. O quanto meno costringervi a setacciare la città in cerca di un elettrauto esperto disposto a metterci le mani, il che di questi tempi non è per nulla scontato. Ma tra la becera spruzzata e lo smontaggio completo una via di mezzo c’è. Eccovela. Per prima cosa, non abbiate paura di smontare ma, a un certo punto, se sono funzionanti è chiaro, fermatevi.

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Via targhette e staffe, quando ci sono, ma se non ci sono niente paura (sotto vi do una dritta). Via la piastra di contatto posteriore, via le 8 viti e quindi anche il coperchio frontale. A questo punto l’elemento centrale, quello che entrando in risonanza produce il suono, viene via da solo. STOP! Non serve altro.

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D’ora in poi olio di gomito. La vernice, e la ruggine che scoprirete sotto, meglio grattarla via con una mola (inutile dire che la sabbiatura, con la sola eccezione dei coperchi, è vivamente sconsigliata), idem per le guarnizioni di carta, di solito marce. L’interstizio fra i due dischi risuonatori si può ripulire con una spugna abrasiva sottile, il resto viene da sé. Mascheratura, fondo, quindi verniciatura.

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A questo punto siamo al rimontaggio, la parte delicata: scivola il giravite ed ecco una brutta riga sulla vernice bella fiammante. Servono, oltre ai pezzi appena tirati a lucido, 2 guarnizioni di carta per clacson, che potete acquistare in rete, ritagliare su apposito foglio di carta per guarnizioni, oppure inventarvi di sana pianta usando la carta di una busta imbottita, staccata dal millebolle ovviamente :) Secondo me è persino meglio, più resistente all’umidità, delle guarnizioni che vendono in giro.

Giulietta-spider-bosch-horn-restoration_07Giulietta-spider-bosch-horn-restoration_08Giulietta-spider-bosch-horn-restoration_09Qualche punto di un qualunque adesivo qua e là giusto per tenerla in posizione e giù la prima; quindi va inserito il risuonatore (a croce rispetto alle bobine), la seconda guarnizione e il coperchio. Se tutto è andato liscio e non vi siete persi qualche pezzo, viti e le trombe sono pronte per la prova del 9.

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Io, manco a dirlo, mi sono perso quella piccola guarnizioncina che va alla base della piastra di contatto, quindi mi è toccato rifarla. L’importante a questo punto è provarle prima di inserire le targhette, per due motivi: anzitutto per capire – amuletti e talismani, Padre Pio in supporto – se suonano ancora. Pronti? Contatto! Beeeeep. Yeah! In secondo luogo, perché quella vitina lì al centro serve per regolare il suono:

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Quindi non rimane che accordare, coprire con la targhetta, infine rimettere le staffe. E se queste mancano? Ve l’ho detto, niente paura. Io le staffe le ho prese su ebay a circa 70 dolores, per poi scoprire che c’è, niente meno ceh in Armenia, un artigiano che le riproduce identiche e vuole la metà. Ha anche le targhette, molto ben fatte, e tutto il resto.

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Si chiama Arman (su ebay), ma si contatta anche, tanto per non ingrassare ancora il Colosso, direttamente a questo indirizzo [appena me lo ritrovo…]. (BTW dear Arman, you forgot to include the screws :mrgreen: ).

Per fortuna ne ho (ne avevo) di mie. Ecco dunque i clacson finiti (le foto fanno schifo ma tant’è: ho finito in tarda serata.

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Questo è quanto. Sì, lo so, ci sarebbe un discorso da fare a proposito delle incongruenze fra ciò che dice il Catalogo Parti e quanto di fatto si ritrova poi nelle Giulietta, ma lo lasciamo per un’altra volta.

Ora è proprio il caso di dire ‘fiato alle trombe’! A presto.

Ps. Come si vede dalla prima foto, ne ho più di due, come al solito restaurati, diciamo così, in parallelo. Il meglio per me, gli altri potrebbero servire anche a qualche amica crucca, visto che montano anche su diverse altre vetture tedesche, appunto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Copriamo anche la “signorina”

31 gennaio 2016

Eh sì, perché le forme sinuose della ‘signorina’, soprattutto – inutile precisare – al posteriore, potrebbero suscitare sconcerto e turbamento fra le comunità ospitate nel Bel paese. Non vogliamo mica ferire la sensibilità di nessuno, sempreché s’intende, sia pronto ad allentare i cordoni della borsa.

Giulietta-SS-mutandata

Ma certo, facciamolo, anche se non richiesto, anche quando l’ospite appartenga a una cultura più antica della nostra, magari con una raffinata tradizione artistica alle spalle, peraltro nemmeno estranea al nudo. Facciamolo comunque, anche a rischio di offenderlo, dando l’impressione di averlo scambiato con uno di quella banda di invasati semideficienti che tra una svantagliata di AK e uno snuff movie si concedono anche qualche sana scorribanda iconoclasta.

Statue-coperte-Staino_imagelargeCosa importa se, nel caso specifico, l’ospite è a capo di un clan di sgherri oscurantisti, torturatori e assassini sul libro paga di quello che fino all’altro ieri era uno stato canaglia. Se nel suo paese circa 500 fra giornalisti, poeti e registi sono in gabbia per reati d’opinione e fra questi una ventina in attesa della forca; se a casa sua si finisce impiccati per omicidio, ma anche per reati di natura politica, corruzione e persino adulterio e omosessualità. Chissenefrega poi se oggi più che mai il nostro patrimonio artistico è cosa da mostrare con orgoglio e la sua difesa una priorità inderogabile. Conta mettere l’ospite a proprio agio, evitare ogni imbarazzo e quindi il rischio di mandare a troie l’affare. Suvvia, anche a costo di doverci turare il naso, facciamolo!

Ecco fatto. Tanto si sa, l’odore dei quattrini sovrasterà ogni lezzo e per primo quello profuso dai cacasotto del governicchio mentre si prostrano al barba. Pensateci: messi nelle sue mani, tra cornuti, sodomiti, cocainomani e corrotti a palazzo ne rimarrebbero in quattro.

Beh… quasi quasi: se non altro si farebbe in un attimo a stanare il pirla che combina castronerie di questa portata. Perché a dirla tutta è ancora ignoto il committente di cotanto capolavoro di ottuso servilismo.

Un capolavoro vero e proprio non c’è che dire, tant’è che viene il dubbio che sotto non ci sia dell’altro. Vuoi mettere… E se ci sbagliassimo tutti quanti? E se la cosa fosse stata in qualche modo voluta: chessò magari un’operazione d’arte concettuale, un impacchettamento alla Christo, una scultura mutila alla Cattelan.

Ecco, a proposito. Se è così io un’idea ce l’avrei. La prossima volta anziché nascondere in cantina, o coprire e velare alla ricerca di emicraniosi effetti che rischiano di deludere e confondere, tirate fuori invece, le palle intanto, ma soprattutto l’arte, che tanta ce n’è, che talmente piene le abbiamo (esatto: delle vostre stronzate). E puntate su opere più dirette, di immediata fruizione come direbbero gli esperti, e soprattutto più adatte all’occasione. Ecco, un pezzo come questo per intenderci:

Alberto_Cane_dito-medio-Cattelan

E intanto che giocate allo scarica barile e vi impegnate a distrarre con le solite cazzate gli italiani dall’ennesima figura di merda planetaria cucita loro addosso, fateci questo piacere: dopo Piazza Affari che sia la volta di Palazzo Chigi. Chissà che a vederla ogni giorno non filtri piano piano nella testa (non solo di quei quattro si spera) l’idea della cosa migliore da farsi per il bene di tutti. Non vi faccio il disegnino, avete già la foto*.

ps. Lo so, cari alfisti: lo squalo verde mutandato vi incuriosisce non poco: ve ne dirò prossimamente, appena si torna a parlare di cose serie.

__________

* Come si legge in calce alla stessa, la bella fotografia della scultura di Maurizio Cattelan è di Alberto Cane, che ringrazio e rassicuro circa la mia piena disponibilità a rimuoverla qualora mi venisse (da lui) richiesto.

 

 

Catalogo Parti: Carrozzerie

24 gennaio 2016

Dopo il Vol. I del Catalogo Parti di Ricambio, ‘Gruppi Merccanici ed Elettrici‘, caricato lo scorso dicembre, eccovi il Vol. II, ‘Carrozzerie’. L’opera è dunque completa e disponibile per il download alla solita pagina DOCS.

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Questi files, e quelli del primo Vol., vanno a sostituire quelli provvisori  gentilmente inviati dagli amici del Blog.  Se avete ancora la vecchia versione a bassa definizione del Catalogo (tra l’altro con qualche pagina saltata), potete cestinarla e scaricare quella nuova, mooolto migliore.

A proposito, dove la paginazione fa qualche salto si tratta NON di pagine mancanti (a meno di qualche svista, che vorrete eventualmente segnalarmi), ma di pagine in bianco non digitalizzate per non appesantire i files.

Buona lettura ;)

 

Brunitura bulloneria

17 gennaio 2016

Con la bulloneria lo sbattimento parte con lo smontaggio (occhio a non spanarli!), segue con la scelta del trattamento antiruggine e, una volta deciso, finisce con la sua messa in pratica, che se non siete degli apostati per la maggior parte di essi sarà la brunitura. Che tipo di brunitura?

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Se la fate a caldo avrete bisogno di acido solforico, fiamma ossiacetilenica o cannello e olio di lino. Tolta la ruggine si scaldano fino al rosso ciliegia (non oltre, mai esagerare) e poi si buttano nell’olio. E’ così che Fausto e Marco fecero per motore, cambio e differenziale. Il risultato però non è eccelso: vengono un po’ come la bulloneria brunita in fabbrica: una protezione tutto sommato simbolica

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Ovviamente si può fare di meglio, ricorrendo ai processi che vengono impiegati per le armi, ma avendo la maggior parte dei pezzi già pronti e montati, per i restanti ho deciso di provare la brunitura a freddo, servendomi di un kit di produzione tedesca che mi è stato lasciato in prova (danke Dieter! Thanks you Joseph!). Il risultato, che vedete già nella prima foto, è di tutto rispetto. Vi faccio vedere come ho fatto.

PREMESSA. Prima di procedere bisognerebbe avere ben chiaro quali sono i pezzi da brunire (la maggior parte, certo) e quali da cadmiate / zincare. Per la Sprint 750 c’è la Transition Sprint Fastener List di Carl Davis, che ringraziamo (potere scaricarla QUI). Non mi risulta però che ci sia niente di simile per la Spider, ma un’idea ce la possiamo fare e dunque stabilire che, a eccezione della piccola bulloneria impiegata all’interno delle porte e del vano motore, tutto il resto va brunito.

 

IL KIT.  Proviene dalla korrosionsschutz Depot (PDF con le istruzioni se masticate il tedesco oppure una sintesi telegrafica in inglese) ed è composto da tre prodotti: sgrassante (Entfetter); ossidante (Swarzung) e olio protettivo. Volendo è possibile aggiungere un ulteriore passaggio, successivo alla sgrassatura, cioè un bagno in una soluzione stabilizzatrice ovvero il Konditionier, che qui non ho usato.  I passaggi sono dunque 3 (senza contare il decapaggio preliminare).

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1) Sgrassatura. Ovviamente tutti i pezzi da brunire devono presentarsi assolutamente privi di ruggine e puliti. Potete usare l’acido, aceto e sale, coca cola o altro, ma stando alla mia esperienza il prodotto più efficace rimane l’EvapoRust, che come al solito ho usato anche in questa occasione.

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Una volta decapati e puliti i pezzi andranno immersi nel primo bagno per, diciamo, una mezza oretta. Nelle istruzioni troverete scritto che ne bastano 10 minuti… mah, melius abundare. Per la cronaca, l’ultima padellata di bulloni l’ho lasciata a bagno tutta la notte e ho notato che la soluzione è riuscita a staccare molto più materiale, per cui concludo che mezz’ora potrebbe anche non bastare.

kaltbrunieringNuts-Bolts-blackening_black_02Nuts-Bolts-blackening-cleaner

Una volta che l’Entfetter ha enfetterato fino in fondo, vanno tirati fuori e lavati abbondantemente sotto l’acqua corrente, almeno finché smettono di schiumeggiare. Quindi tocca asciugarli uno ad uno con un panno di cotone pulito (meglio se non perde fibre), insistendo sulla filettatura. Al che si passa al bagno successivo.

 

2) Ossidazione. Ovvero la brunitura, che a dirvela tutta non ho idea di come agisca, se per ossidazione o semplicemente ‘tingendo’ di nero il ferro, ma tant’è: funziona. Giù dunque nella seconda vasca.

Nuts-Bolts-blackening_black_01

Il prodotto agisce a vista d’occhio: appena immerso, il pezzo diventa subito nero. Ma, come prima, per un risultato esteticamente bello e, si spera, duraturo, meglio lasciarli anche qui una mezz’oretta. Quanto al dosaggio, nonostante nelle istruzioni si consigli di diluire il prodotto, per la bulloneria è meglio impiegarlo puro.

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Noterete che dopo qualche secondo i pezzi si ricoprono di una crosticina morbida di colore chiaro. Meglio non toccarli né agitate la vasca: se si riesce a evitare che i residui cadano nella vaschetta, la soluzione rimarrà pulita più a lungo e la si potrà utilizzare successivamente. Come prima, abbondante acqua e se occorre eventuali residui vanno rimossi con uno spazzolino di plastica morbida. Quindi asciugatura, senza strofinare, e si passa al bagno finale nell’olio.

 

3) Olio protettivo. Si tratta di un olio di colore ambrato oscuro ad alta densità e dovrebbe contribuire a preservare nel tempo i pezzi bruniti. Sono sicuro però che potrebbe funzionare benissimo anche per la brunitura a caldo (e prima o poi ci faccio una prova).

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Anche qui, giù nell’olio per almeno mezz’ora. Dopo di che verranno estratti, lasciati scolare (va bene anche uno scolapasta :) meglio se plastificato) asciugati e lasciati riposare per almeno 24 ore prima dell’uso.

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Ed ecco i risultati. Dal punto di vista estetico più che convincente: un nero tendente all’opaco decisamente omogeneo (sopra è l’olio a fare l’effetto lucido). Ma anche dal punto di vista funzionale, perché ho provato a scalfire un bullone e non va mica via così facile. Ora il tempo dirà se e fino a che punto la brunitura a freddo offra una valida protezione contro la ruggine. Ecco ancora qualche immagine del prodotto delle mie fatiche.

Lobo-bolts-black_02Lobo-bolts-black_01Lobo-bolts-black_03 E adesso sì, siamo pronti per il rimontaggio, che però non partirà prima di febbraio: il tempo per riorganizzare il lavoro in carrozzeria dopo la scomparsa del maestro Domenico, che solo a pensarci mi rattrista :-/

Gita al Museo: le foto

10 gennaio 2016

Visitare il nuovo Tempio del Biscione è qualcosa che va ben al di là di qualunque bella gita al museo. E’ un’esperienza coinvolgente per chiunque, figurarsi per chi l’Alfa Romeo ce l’ha nel sangue! Tanto più se a chiudere il percorso il punto di approdo mostra anche lo slancio verso il futuro.

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Lo ammetto, non avevo capito la 4C: la Macchina del Tempo me l’ha fatta amare. Ma una cosa alla volta. C’è anche, sotto, una piccola galleria dedicata proprio a lei, che all’ingresso ci dava il benvenuto e all’uscita il congedo; e sarà un ‘arrivedereci’, sicuramente! Perché da vedere ce n’è davvero tanto! Se non ci siete ancora stati… beh, giusto per mostrarvi cosa vi perdete, dopo il video ecco la galleria fotografica

 

4c ovvero Ritorno al futuro all’italiana

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Ne avevo visto il prototipo a Villa d’Este nel 2012: non mi era piaciuto nemmeno un po’. Esteticamente mi fece l’effetto di una specie di Lotus Europa palestrata, una macchinetta figlia del marketing, disegnata da un bimbominchia intossicato di videogames. Mi sbagliavo di brutto e voglio farmene una ragione: il concetto, al contempo tradizionale e innovativo, filtra piano nella testa dell’appassionato di Alfa d’epoca; è troppo avanti, è una supercar supercompatta, esagerata, sfacciata.

Ma una volta che è filtrato l’aria di famiglia prende il sopravvento e senti che è un Alfa a tutto tondo, anzi è l’alfa come vorremmo che fossero le alfa a venire, se saranno. Ecco, dall’odio all’amore il passo è breve.

Per non dire poi della sorella maggiore…

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Ma questa, ahimè, è destinata a rimanere solo un sogno.

La piccola invece – se la schiena tiene – chissà :D

 

 

Gita al Museo: il video

6 gennaio 2016

Incominciamo il 2016 con un post che spero sia di buon auspicio: la mia prima visita al rinnovato Museo Storico Alfa Romeo di Arese. Dopotutto, è stato l’evento più importante del 2015. Intanto il video, di circa 18′.

Ma ho anche una bella galleria fotografica, tutto merito degli stupendi allestimenti dei curatori. In arrivo domenica prossima.

 

 

Analisi del 2015

31 dicembre 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Il Museo del Louvre riceve 8,5 milioni di visitatori ogni anno. Questo blog è stato visto circa 95.000 volte nel 2015. Se fosse un’esposizione al Louvre, ci vorrebbero circa 4 giorni perché lo vedessero altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Buon Natale e Felice 2016

24 dicembre 2015

Cari amici vi auguro Buon Natale e un ottimo anno nuovo. La “cartolina” fa parte di una serie di fotografie che ho scattato al Museo Storico Alfa Romeo il mese scorso. Con l’occasione ho girato anche un breve filmato: spero di pubblicare tutto nei prossimi giorni.

Disco-volante_Buone-Feste2015

Il 2015 è stato un anno abbastanza nefasto: è successo un po’ di tutto e soprattutto – per limitarci a ciò di cui ci occupiamo qui – oltre alla riapertura del Museo poche cose di cui andar fieri. Basti dire che sia la Bertone che la Pininfarina sono state disinvoltamente svendute. La legge di stabilità poi ha appena graziato i possessori di imbarcazioni ma cazziato gli appassionati di auto classiche e sportive, cancellando a metà le castronerie del buon Monti e compagni. Il segnale è chiaro: le belle auto stiano nei musei o nei garage dei ricconi. Cose da tenere a mente quando si andrà a votare.

Quanto a noi… beh, finiamo l’anno in lutto per perdita del Maestro Domenico. Peggio di così…

Ma confidiamo che il 2016 sarà più benevolo. Entro questa estate la Giulietta dovrà essere rimontata, omologata, insomma in strada. Ce la metteremo tutta.

Voglio ringraziare tutti gli amici del Blog per il loro sostegno, i sostenitori che con le loro donazioni ne rendono possibile il mantenimento e lo sviluppo. Joseph, Marco e Sergio in particolare, che mi hanno sommerso di regali con i loro “pacchi natalizi” :)

A tutti voi  i miei migliori auguri di buon Natale e felice Anno nuovo!

Domenico ci ha lasciati

20 dicembre 2015

Lunedì 15 dicembre, all’età di 78 anni, Domenico Facchinello, Nico per gli amici, ci ha lasciati per sempre. Siamo vicini alla moglie, alla figlia Anna Chiara e a tutti i sui cari.

Nico&Joe

Domenico era una quercia e come tale è morto in piedi, lavorando fino all’ultimo momento. Se ne è andato su una Rolls Royce modificata da lui stesso, e il corteo è partito proprio dalla sua officina, per il breve tragitto che porta al piccolo cimitero di Stroppari, dove ora riposa.

Entrare sabato scorso in carrozzeria è stato straziante: il silenzio, il vuoto incolmabile, ovunque le tracce dei suoi lavori. Appena qualche settimana fa avevo scattato queste foto: Domenico intento a compiere ‘il miracolo’ sulla Giulietta di Joseph.

01-Domenico-at-work-on-joes-car02-Domenico-at-work-on-joes-car03-Domenico-at-work-on-joes-car

04-Domenico-at-work-on-joes-car05-Domenico-at-work-on-joes-car06-Domenico-at-work-on-joes-car

Se ne va un grande Maestro, padrone assoluto del proprio mestiere. Se ne va un uomo che per statura professionale e caratura umana rimarrà un esempio inimitabile per chiunque abbia avuto l’onore di conoscerlo.

Grazie Nico, sarai sempre nei nostri cuori.

 

Catalogo parti: Vol. 1 Completo

6 dicembre 2015

Come anticipato la settimana scorsa, ho rimesso mano alla scansione di documenti, fra cui il Catalogo delle Parti di Ricambio. Il lavoretto era iniziato tempo fa – quando caricai i primi sette files del Vol. I – poi sospeso, oggi non più rimandabile, anzi urgente.

tav-88-giulietta-parts-manual

Serve a Domenico per il rimontaggio – tanto quanto i bulloni, ancora in padella per la brunitura – e prima o poi servirà anche a voi, che abbiate o meno il catalogo originale: chi, infatti, porterebbe oggi uno di questi rari documenti in officina?!

Ecco dunque i restanti otto capitoli (dall’8° [Freni] al 14° [Tergicristalli; Trombe; Cavi etc.] oltre all’Indice Numerico). Come detto a suo tempo, ogni cap. è scaricabile separatamente. Mi spiace ma non è possibile scaricare l’intero volume in un singolo file.

Ricordo inoltre che, anche se trackbacks e pingbacks sono abilitati, non saranno approvati per le pagine che contengono materiale scaricabile. Per chi non lo sapesse, ci sono dei buontemponi che con questo metodo cercano di fare quattrini linkando pagine a pagamento che portano dritte ai mie materiali!

Il manuale è scaricabile come al solito dalla pagina DOCS.

Entro la fine dell’anno anche il primo Volume: “Carrozzerie”.

 

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