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Prova impianto elettrico

10 dicembre 2017

L’impianto elettrico è la prima cosa da montare dopo che la scocca è tornata sulle quattro ruote. Per testarlo però bisogna aspettare ancora un bel po’, almeno finché tutti i servizi che ne dipendono siano su, dai dispositivi elettrici del motore fino alla strumentazione e, ovviamente, la fanaleria.

Fiat lux! E la luce fu. Ecco i proiettori Carello nuovi da fondo magazzino con vetri parimenti nuovi: presto per dire se “fanno giorno”, cosa su cui è lecito dubitare, abituati come siamo ai proiettori moderni, ma intanto sappiamo che funzionano a dovere, sia gli anabbaglianti che gli abbaglianti.

Passano il test anche i fanali di coda Altissimo: tutto ok, sia per le luci di posizione che per gli stop (ecco Alberto col piede sul pedale), come del resto anche le cosiddette ‘frecce’ arancioni, di destra e sinistra.

Imperdonabile: non ho fotografato i ripetitori laterali, le gocce Carello per intenderci, ma anche loro si sono accesi regolarmente. Un’altra omissione riguarda la strumentazione, la cui luce è troppo tenue per spuntarla sui tubi fluorescenti, ma sono riuscito a controllare tutte le spie, che come vedete fanno egregiamente il loro lavoro.

E la batteria? Dovrà essere sostituita con un’altra più piccola, in grado di stare dentro alla finta custodia in bachelite. Ve ne parlerò presto.

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Telaio capote e particolari vari

3 dicembre 2017

Manco fosse il suo! Dopo le prove, sul telaio capote non dovevano esserci sorprese e non ci sono state. L’istallazione certo non è mai cosa facile, specie a vettura verniciata, ma una volta andato dentro non c’è stato bisogno di nessun aggiustamento. Richiuso incontra il parabrezza con precisione millimetrica.

Così il lavoro di regolazione dei deflettori non ha richiesto ulteriori accorgimenti. Se il telaio capotte non fosse stato così preciso, ci saremmo trovati di fronte a due opzioni: lavorare sulle tolleranze del telaio stesso (preferibile, ma il lavoro è rognoso), oppure sull’inclinazione del parabrezza, cosa che avrebbe comportato una diversa regolazione dei deflettori e/o delle guarnizioni. Beato il possessore di un passo corto senza deflettori. Ma questa volta bisogna dirlo: ci è andata di lusso.

Così, incoraggiati dai risultati, siamo andati avanti con il montaggio di altri particolari che per varie ragioni erano rimasti indietro, come per esempio l’imbottitura interna del cofano motore, ordinata da Bergia e arrivata direttamente all’Old Factory Garage.

Quindi le targhette originali, che per fortuna si sono conservate bene e che mi sono limitato a ripulire, i vari componenti della serratura e infine, all’esterno, i fregi, corto e lungo, del cofano.

Ma anche all’interno – o meglio sulla soglia – la Giulietta ha una sua targhetta, di cui fino ad oggi non ho visto una sola riproduzione fatta con i caratteri giusti. Questa, viti comprese, è originale ovviamente e direi che si è conservata in ottima forma.

Vi lascio con uno scatto del vano portaoggetti, completo di fregio e serratura con chiave. L’interno è stato rivestito in velluto nero. Ignoro attraverso quale procedimento all’Alfa ottenessero questo tipo di finitura, ma l’effetto era quello, con funzione anti scivolo.

Vi devo la foto dell’interno, come del resto quelle della prova impianto elettrico. A presto.

 

 

Terra!

26 novembre 2017

La vedo in lontananza – e da un bel pezzo. Non è poi così distante ma, che ve lo dico a fare… c’è ancora da remare. Siamo alle regolazioni e registrazioni varie. Un lavoretto di pazienza piuttosto delicato che si porta via un sacco di tempo. Alberto e Fausto sono sul pezzo da un paio di settimane.

Infatti, in una macchina come la Giulietta, costruita semiartiginalmente, le regolazioni sono fondamentali e vanno fatte in modo altrettanto semiartiginale; uno bravo non basta, ce ne vogliono due che conoscano bene l’arte di ingegnarsi. Prendete le porte e tutto ciò che ci sta dentro.

Per quanto le prove di rimontaggio abbiano tolto di mezzo i grattacapi grossi, una volta verniciata e caricata di motore e trasmissione la scocca reagirà quel tanto che basta da richiedere piccoli spostamenti tali da garantire una perfetta chiusura. Lo stesso vale per i meccanismi interni.

Prendete poi i paraurti. Li volete perfettamente simmetrici davanti e dietro? Beh non illudetevi che basti applicare e serrare qualche dado. Anche qui ci vorranno tutta una serie di regolazioni minute, spostamenti di pochi millimetri che fanno la differenza. A cambio però di abbondante olio di gomito.


Dietro poi, giusto sopra i paraurti, c’è un altro bel cruccio, noto a chiunque abbia cercato di farci stare una guarnizione cofano non originale. Poco ma sicuro non ci sta, a meno che, come abbiamo fatto noi, non si decida di togliere materiale dal canale interno fino ad ottenere un cofano bagagliera perfettamente complanare con i bordi parafango (Nb. nella foto il cofano è solo appoggiato).

Come avrete notato (foto grande sopra), niente guarnizioni in gomma su griglia e baffi. Sui rostri paraurti invece, poiché a forza di vibrare tra una buca e l’altra tendono a segnare le lame sottostanti, abbiamo deciso di applicare una sottilissima guarnizione, poco visibile ma efficace. Sotto il dettaglio.

E cosa vedono i miei occhi? Quella lucina arancione.. è accesa! Beh sì, lampeggia pure. Ma niente paura, non è che ci defiliamo proprio ora: andiamo dritto invece fino al capolinea.

E’ precisamente di questo che vi parlerò la settimana prossima: dei test elettricità, ma anche della capote, senza la quale la regolazione dei deflettori è impossibile, e di altro ancora. A presto.

La prima volta della GF ad Automotodepoca

12 novembre 2017

E anche la mia, da “Testimonial”. Ma qui tutta la nostra attenzione va all’esordio in fiera della Carozzeria GF di Tezze sul Brenta, gestita da Annachiara e Luciano. In una parola, successone: bello, sobrio, essenziale lo stand allestito; fitta la presenza di pubblico, interessato, partecipe ed entusiasta.

E non poteva andare diversamente, quando si ha il coraggio di mostrare a cuore aperto il risultato delle proprie fatiche. Diciamolo subito: sapete cosa mi ha maggiormente colpito in quei due giorni lì a parlare con i visitatori? Presto detto, che buona parte di questi sono alla ricerca di professionisti seri in grado di porre rimedio a interventi di restauro a dir poco discutibili sulle proprie auto d’epoca, quando non a ri-restaurare vetture cadute in mano a praticoni dell’ultima ora.

E quando ti trovi in questa scomoda posizione l’auto rifinita di tutto punto e lucidata per stare in vetrina non ti dice proprio nulla, perché ci sei già passato; perché hai capito insomma che anche un crostone rimesso su in fretta e furia può fare la sua porca figura. Il cliente – ed era ora – è maturato: esige risultati all’altezza, pretende di essere coinvolto nel processo di restauro, vuole vedere anche sottopelle.

Perciò, la decisione di portare in fiera due scocche in primer si è dimostrata quanto mai azzeccata. Di fronte alla Giulietta nuda di Joseph cosa vuoi stare a domandare?  E’ tutta lì, perfettamente simmetrica da dove la si guardi, liscia al tatto senza stucco, sanissima. Curioso sui dettagli della lavorazione? Ci sono centinaia di fotografie e decine di filmati – in buona parte farina del mio sacco – che mostrano per filo e per segno l’intero processo.

Ma domande e richieste non si sono fatte attendere, anzi: ne siamo stati subissati. Non vi dico poi in quanti hanno provato a portarsi a casa quelle benedette scocche! Spiacenti, non sono in vendita. E per ogni richiesta la figura giusta, dagli aspetti gestionali e commerciali a carico dei titolari alle descrizioni dettagliate di chi è con le mani in pasta: Tiziano e Moreno. Insomma un esordio in grande stile. Congratulazioni a tutto lo staff.

E per finire una nota critica: non rivolta a loro ma all’organizzazione di Automotodepoca. Guardate la figura sotto. Non vi manca qualcosa? Ci avete mai fatto caso che non c’è un dannato mezzo padiglione che raccolga insieme i restauratori?

Come fosse scontato; come se il lungo e travagliato percorso dal rottame promettente all’auto restaurata (l’uno e l’altra ben rappresentati nei numerosi padiglioni dedicati ai ‘Commercianti auto’) fosse tutto sommato qualcosa da tenere fuori dalla portata dei riflettori. Così, i restauratori sono confinati qua e là in qualche angolo sperduto fra la pletora dei suddetti commercianti.

Si parla tanto di “valorizzare” le maestranze del settore; ci si lamenta della scomparsa di mestieri senza i quali il restauro stesso è destinato a scomparire. Ebbene io dico che sarebbe una bella idea dedicare nel contesto della Fiera uno spazio specifico a quest’attività – tutt’altro che marginale e anzi com’è evidente centrale nell’ambito dell’auto d’epoca – orientando l’attenzione del pubblico nella giusta direzione, verso la valorizzazione della qualità, della tradizione e, perché no, della responsabilità, anche storica, che un tale lavoro – se svolto con professionalità – si assume su di sé. Un altr’anno? Forse.

 

 

Autoemotodepoca 2017

29 ottobre 2017

Si è appena chiusa la 34° edizione del salone più importante d’Italia. Autoemotodepoca cresce ancora: 115.000 presenze. Ma la differenza la fa la qualità: quest’anno hanno messo insieme le auto più belle del passato, del presente e del futuro, per quella che sembra la più bella edizione di sempre.

Tra le novità, giusto per dirne una, la prima volta della Bonhams a Padova. Intendiamoci, niente a che fare con i fasti di 2000 Ruote a Milano l’anno scorso, ma lotti interessanti anche qui: pochi ma buoni, per tutte le tasche e palati. All’Asta dedichiamo la prima galleria fotografica, tutta rigorosamente rossa.

 

Svariati lotti invenduti. Per il resto rilanci su cifre ragionevoli, tant’è che qualcuno si è portato a casa la Spider veloce II serie (AR 1495 11415, restauro un po’ stanco ma corretto) a circa la stessa cifra che mi sono sentito chiedere per una californiana da (facile [?]) restauro: €66,700. Meno ancora per la “Sebring” (tarocco senza grosse pretese), battuta a €48,875. I risultati sono scaricabili in PDF sul sito della casa d’aste (link sopra).

 

La Fiera si è ingrossata all’interno, o meglio nei vialetti tra i padiglioni, dove sono spuntati tendoni qua e là, fra cui il più grande in fondo, dietro al padiglione ricambi. A fianco di quest’ultimo invece c’erano i ragazzi dell’Old Factory Garage, con svariate macchine che vorrei nel mio, di garage, come la Junior GT rossa o la 993 4s blue. E poi tantissimi altri pezzi da collezione un po’ ovunque. Ecco la galleria, compresa qualche Giulietta: altre nella Indoor Gallery sotto.

Molte Giuliette come avete visto, più dell’anno scorso, non escluse le veloci (fra le altre quella “grigia”: un quarto d’ora a discutere sul colore originale… ma chi me lo fa fare!), raramente o quasi mai con motore di primo equipaggiamento, spesso nemmeno corretto per il periodo. Questo sì, le richieste – nonostante le quotazioni si siano stabilizzate – sempre alle stelle. Dentro e fuori, che siano all’aria aperta o ‘telonate’, la costante è quella, come vedremo. Prima però, rapido intermezzo (ché di nuovo le case hanno portato poco) un giretto tra le automobili d’oggi, prime fra tutte le Pagani, le sole degne di supportare coi fatti lo slogan inneggiante a un Rinascimento del design automobilistico italiano.

 

 

Stanchi? Questo è Autoemotodepoca: un sogno che dura quattro giorni, ma se continua a crescere non basteranno sette a girarla tutta. E ci sono cose che meritano non una galleria fotografica a sé, ma un intero post: l’esordio in grande stile della Carrozzeria GF:

La settimana prossima 😉

La GF approda a Padova

22 ottobre 2017

La Carrozzeria GF di Tezze sul Brenta approda a Padova per la XXXIV edizione di Autoemotodepoca. Luciano ed Annachiara saranno al padiglione 6, ed io lì nei dintorni a fare qualcosa come il loro promoter. In mostra la Giulietta di Joseph fresca di verniciatura.

Un’altra Giulietta salvata; un altro progetto per temerari che messo nelle mani esperte di Tiziano Lago e Moreno Campagnolo torna tutto intero e in forma smagliante.

Ma non solo. Accanto alla scocca nuda dello spiderino verrà esposta una prova di bravura assai più impegnativa: la Fiat 508S Balilla Coppa D’Oro – quella vera – sotto i ferri da un paio d’anni e ora finalmente pronta. Vi mostro qualche immagine della vecchietta appena arrivata in carrozzeria.

Infine un’altra novità. La GF sbarca in rete. Il sito è già on-line e nella sezione News ci dà appuntamento a Padova tra il 26 e il 29 ottobre.

Ebbene sia. Ci vediamo in fiera giovedì prossimo. A presto.

 

Il Portachiavi di Carlo

15 ottobre 2017

E’ finalmente disponibile l’accuratissima riproduzione del portachiavi della Giulietta, fatta dall’amico Carlo di Milano. Ne avevo parlato a giugno dell’anno scorso, raccontandovi un po’ la storia del progetto. Ci è voluto un anno per ottimizzare in ogni suo aspetto questo piccolo gioiello. Eccovelo!

Per prima cosa ottenere un supporto il più possibile vicino a quello originale. Ebbene si è scelta pelle italiana conciata con prodotti vegetali e dunque verde di aspetto e di fatto, vale a dire ecologica. Poi la fabbricazione dei due inserti, in ottone nudo il primo e verniciato il secondo. Infine la cosa più difficile: riprodurre la matrice per lo stampaggio del logo Alfa Romeo.

Nelle prime due foto sopra il portachiavi è adagiato sulla mia pouche originale. L’osservatore attento dirà “be’ la pelle non è proprio identica; inoltre il portachiavi è più scuro”. Giusto, ma prima di palesarci più realisti del Re bisogna considerare due fatti, uno storico e l’altro, diciamo così, naturale. Anzitutto l’Alfa Romeo fece fare svariati modelli di pouche, con pelli diverse e variamente colorate.

Il discorso vale, presumo, anche per i portachiavi abbinati. In secondo luogo, se si osserva la busta verde a destra (che è nuova da fondo magazzino e prima di posare per la foto non aveva mai visto la luce) si noterà che appare infatti più scura rispetto alla mia: poco ma sicuro, la luce tende a scolorire le cose. So che Carlo ne era preoccupato e che provò a sentire in conceria se si potesse rendere la pelle più chiara. Beh secondo me è un falso problema e credo che abbia fatto bene a lasciarla così com’è.

Ancora, si potrebbe osservare che il logo non è stampato così netto come ci saremmo auspicati. Come prima, anche questa è un’obiezione disinformata. Non c’è da auspicarsi nulla: basta constatare che al tempo, considerata l’irregolarità del supporto, non andava diversamente. Il rischio nel riprodurre questi particolari è di farli meglio di quanto in realtà non fossero: si chiama ipercorrettismo ed è un errore.

Insomma io credo che con questo portachiavi siamo davvero al meglio che si può avere. L’unico difetto che ci trovo è che non è originale del tempo 🙂 Perciò mi congratulo con Carlo e lo ringrazio di cuore per quanto si è dato da fare per ottenere questo bel risultato. Come vedete, non tanto perché tendo a perdere le chiavi, ma perché mi piace l’oggetto, io ne ho ordinati due.

Se lo volete anche voi potete contattare Carlo attraverso il forum dell’AlfaBB. E in fretta, perché anche una mezza mucca, taglia oggi taglia domani (e gli alfisti americani ci hanno dato dentro di brutto), prima o poi finisce.

Ultima cosa. Prego non contattatemi per le pouches nuove di zecca di cui sopra: come voi, anch’io le ho viste solo in foto.

Telaio capote appena sfornato

8 ottobre 2017

Il telaio capote della Giulietta è un oggetto composito progettato per cambiare configurazione; ciò significa che alcune sue parti sono soggette ad attrito. Se a ciò aggiungiamo che non è precisamente comodo da aprire e richiudere, e che pertanto verrà regolarmente maltrattato… ecco avete capito:

la vernice da impiegare su di esso dovrà essere il più possibile tenace e resistente. Ecco perché meglio verniciarlo a polveri e dargli una bella infornata. Se ne è occupato Fausto dell’OFG e devo dire che ha fatto un gran bel lavoro. Il colore è ovviamente nero, né lucido né opaco ma giustamente semilucido.

Certo, è partito da una buona base: un telaio praticamente del tutto privo di ruggine. Così ci siamo risparmiati estenuanti sessioni di applicazione di filler, levigatura, ancora filler e giù altro olio di gomito. In questo caso la superficie dei vari pezzi, dal tubo alle centine, era quasi perfetta.

E ciò che perfetto non è andrà corretto in fase di preparazione al montaggio definitivo, che non dovrebbe sollevare grossi problemi, dal momento che è stato già montato in prova prima della verniciatura.

Ho motivato a suo tempo la decisione di cambiare telaio, ma siccome pare che da qualche giorno io sia in odore di apostasia 😀 mi ripeto. Ho optato per una capote a scomparsa totale solo perché tale modifica era piuttosto comune al tempo, richiesta da “molti clienti” insoddisfatti dell’infelice innovazione introdotta con la II serie. Cito l’auctoritas:

Caratteristica peculiare di questa seconda generazione dello spider Alfa era la capote in tela che, se aperta, rimaneva alloggiata parzialmente anche all’esterno. Una scelta che si è rivelata non propriamente entusiasmante dal punto di vista estetico e, proprio per questa ragione, molti clienti chiedevano (e ottenevano) la modifica come nella prima versione [Gaetano Derosa (1994) 2007]

Difficile azzardare ipotesi su che cosa passasse allora per la testa a chi approvò questa modifica; ancora più difficile immaginare valide argomentazioni a sostegno dell’iniziativa stessa, soprattutto, come giustamente osserva il Derosa, sul piano estetico. Da un punto di vista strettamente visivo, infatti, quel corpo nero adagiato sulla lamiera sta come un pugno in un occhio. Come ho letto altrove e pienamente condivido: “spezza la linea filante dello spiderino”.

Il discorso non fa una piega: non dovrebbe farla nemmeno la capote. Giusto. Ma c’è di più, e qui sì, mi espongo a critiche: la mia (l’occhio allenato ne è già al corrente) è una capotte III serie, non una I serie modificata! Ebbene sì, ma, corretta la prima “svista” del progettista – e giustificati sul piano storico – perché non cogliere l’occasione di migliorare quella doppia gobba tesa della Giulietta a capote richiusa?

Detto fatto: vuoi mettere?

 

 

Il Volante la renderà unica

1 ottobre 2017

Una Giulietta restaurata in assoluta rispondenza alle specifiche di fabbrica rimane pur sempre una Giulietta anonima, come tante altre, belle, bellissime, fedeli ai dettami dell’autenticità, ma senza quel tocco che la fa veramente tua. Dev’esserci, secondo me, un dettaglio che la renda unica.

Quel ruolo personalizzante non può essere demandato a un componente qualsiasi; deve avere anzi uno status particolare, dev’essere, per così dire, il trattino in mezzo al connubio uomo-macchina, l’elemento attraverso il quale l’auto si consegna al suo felice possessore. In una parola, quell’elemento è il volante. Quale volante? Di solito il Nardi: scelta raffinata ma quasi scontata, quindi obiettivo raggiunto a metà.

Il volante che ho scelto per personalizzare la mia spider veloce è questo splendido tre razze in bachelite leggera, con pulsante centrale nero lucido e biscione oro: non assomiglia a nessun altro volante visto in giro (a eccezione di quello per Maserati 3500 gt), ed è nuovo in ogni sua parte.

Ma non è Maserati (perquanto quasi identico), e di Nardi non c’è traccia. E’ invece un volante con ogni probabilità commissionato dall’Alfa Romeo a fabbricante a me ignoto, forse destinato a qualche modello speciale, magari un 1900. Dire che è di pregevole fattura risulta quasi offensivo.

L’ho trovato a Torino un paio di anni fa, quando l’impiego di un componente non originale mi sembrava a tutti gli effetti un sacrilegio. Tant’è che acquistai un pulsante clacson Maserati compatibile e lo buttai su ebay. Successe che, come vi dicevo qualche mese fa, mi vidi offrire una cifra spropositata, eppure non riuscì a disfarmene: troppo bello, troppo raro… e poi, perché non montarlo sulla mia Giulietta?

E’ così che è andata, è così che andrà.  Ovviamente, la mia  bella avrà anche un suo bel volante originale, il tipico Vg a due razze con ghiera clacson, completamente sano e quindi non verniciato, da sfoggiare quanto meno in sede di omologazione.

A proposito, siamo di nuovo sul pezzo: è stata completata la parte elettrica, zincati e istallati gli introvabili relais Lucas (che sembrano indistruttibili: ve ne parlerò in un’altra occasione), la spia blue sul cruscotto e l’interruttore a pedale comando fari.

E’ in arrivo il materiale per tappezzeria e interni, lavoro che seguiremo passo passo. A presto.

 

 

Mercatino d’autunno [2017]

24 settembre 2017

Come anticipato la settimana scorsa eccovi il Mercatino aggiornato con diversi pezzi di ricambio, in parte miei doppioni, in parte messi a disposizione degli amici del Blog. Il più interessante (oltre, va da sé, al kit strumenti veloce anticipato la settimana scorsa) è questa serratura baule completa

Proviene – ultimo pezzo – dal lotto “cipolloni” restaurato da me: ramato a spessore, levigato, ri-ramato, quindi nichelato e infine cromato. Completo di serratura (non in foto) e con tanto di emblema in ceramica perfetto. Poche storie… qui ci vuole il grano 😀 Perché? Confrontatelo con una riproduzione, disinvoltamente sormontata da patacca cinese caramellata, trovata su ebay a circa 250 eurini:

Questo invece è originale fino all’ultima vitina, con qualche difettuccio perché si sa, la zama è una brutta bestia, ma tutto sommato nelle stesse splendide condizioni di quello montato sulla mia spider.


Se poi serve anche lo stemma per la griglia frontale c’è anche quello, con qualche piccola abrasione, ma si tratta del primo tipo, a foro tondo, che monta sulle prime 750, su 1900 e altre vecchie Alfa.

 

Per il cruscotto della Giulietta è disponibile sia lo Sportello portaoggetti completo che il kit di fregi per modelli 101 in ottime condizioni, più una maniglia da ricromare per la spider 750.

Per la terza serie (o la sprint 2000 e 2600: i piedi ci sono entrambi) un bellissimo specchietto interno con scatto notte / giorno restaurato da me, 100% originale e riverniciato a forno con il raggrinzante.

 

E giusto per continuare a sfoderare pezzi introvabili  eccovi una pulsantiera volante originale per Giulia Spider o Sprint Speciale in condizioni miracolate, ‘unmolested’ e senza un graffio; la leva cambio per Giulietta prima serie e una luce targa Carello, completa e  con la parte superiore ricromata.

Sempre nel reparto fanaleria ho deciso di tirare fuori un altro paio dei miei fanali posteriore Altissimo, questa volta completo delle piastre di fissaggio e relative staffe

 

E per finire (si fa per dire) alcuni doppioni su cui avevo incominciato a lavorare (come il tubetto sfiato serbatoio, risanato e imprimato), il serbatoio liquido freni e la molletta cofano motore (già zincata), o acquisti sbagliati come il supporto webbers (per Gt anziché Giulietta) o i distanziali scatola guida, per 750 anziché 101. Ah ecco, poi qualche cuscinetto NOS.

E tutto per ora. Intanto sono qui e non scappano. Poi ciò che resiste invenduto passa nel mercatino.

Se vi interessa qualcosa e volete risparmiarvi le spese di spedizione sappiate che sarò a Padova. A presto.