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1000 Km Oil Service

13 giugno 2021

1000 e la mancia, ma tant’è, finalmente ci siamo: con l’olio nuovo potrò dare corso alla seconda fase del rodaggio e incominciare a spingere l’ago oltre la soglia delle 5000 rpm.

Devo dire che mi aspettavo di vedere uscire una colata di pece; ma mentre il filtro è venuto fuori bello lercio, l’olio di primo rodaggio era sì sporco, ma non più di tanto.

Dunque l’abbiamo riempito con sette litri di Mobil 20/50, minerale ovviamente. Mentre la cartuccia filtro, marca OFI, Made in Cyprus (nemmeno questo siamo più capaci di fare!) si presenta leggermente diversa con un rivestimento sintetico arancione intorno all’elemento filtrante.

In ogni caso, sicuramente più performante del filtrante originale del tempo, che ormai starebbe meglio in una vetrina assieme ad altri cimeli vintage.

Aspettiamo che l’olio coli al suo posto e giù la giulietta; quindi controlliamo il livello. A proposito, con i 7 liti d’olio in pancia, l’astina segna tuttavia tra metà e pieno, diciamo a 3/4. Mi dicono che è normale, ma io sospetto che la mia astina non sia del tutto corretta. Qualche velocista in ascolto?

Durante i controlli ci siamo accorti che nonostante la staffa che tiene su i cavi candele sia al suo posto, col caldo i cavi tendono a scendere ed entrano a contatto con il coperchio punterie, di solito piuttosto caldo. Abbiamo trovato una soluzione di fortuna, ma la cosa va studiata meglio.

Fatto: rieccola a terra pronta per i prossimi 2000 km.

A presto.

Alfa Revival Cup 2021

6 giugno 2021

Domenica piovosa con gara di formula 1 e Leclerc in pole. Nemmeno a dirlo, sono spiaggiato sul divano e chi si muove. Per completezza (almeno questo), eccovi il video di un’altra gara, questa su 2 ruote 🙂

Si tratta della prima gara dell’Alfa Revival Cup 2021, che si è svolta a Monza lo scorso weekend. No che non ci sono stato, purtroppo. Il video, quasi 15 minuti di pura passione alfista, è di 19Bozzy92, che ringraziamo. Buona visione e, soprattutto, buon ascolto 😉

Brunitura 5 anni dopo

30 maggio 2021

Sono passati 5 anni da quando mi sono messo a brunire la bulloneria. Come suggerisce Davide in un commento recente a quel post, è tempo di controllare se da quelle parti si è rivista la ruggine.

Il prodotto usato in quella occasione è il kit a freddo della tedesca korrosionsschutz-depot, che prevedeva tre passaggi (il link in apertura vi riporta al tutorial Brunitura bulloneria).

Bisogna considerare che nonostante la brunitura risalga a gennaio 2016 e il montaggio in vettura alla fine di quell’anno, il tempo si permanenza della Giulietta all’intemperie – ovvero nel mio garage, che è più o meno lo stesso – è all’incirca di soli 15 – 18 mesi. Mi si dirà che è forse ancora presto per valutare. Può darsi ma, come appena detto, l’ambiente di rimessaggio è così umido (tant’è che l’idea di acquistare un’Air Chamber prende sempre più piede) che se i bulloni dovevano arrugginire a questo punto i segni dovevano essere già ben visibili, come è avvenuto per alcuni campioni di ferro nudo lasciati in garage tutto l’inverno (e non a 20 cm da terra ma su di un tavolo!).

Direi invece che, tutto sommato, il kit ha fatto il suo lavoro. Giudicate voi dalla galleria qui sotto:

Ecco, giusto una campionatura veloce. Purtroppo non avevo a disposizione il ponte (la prima foto è dell’ultima visita in officina, il mese scorso). I punti dove la brunitura sembra saltata sono quelli su cui si è accanita la chiave del meccanico. Lì, credo, si può intervenire con un semplice brunitore nonocomponente di quelli che si trovano in qualunque armeria.

L’importante è non lasciare mai il ferro a nudo.

Veloce mezza rodata

23 maggio 2021

1950 km percorsi in totale – di cui 950 con il motore ri-rettificato – tre pieni circa di benzina e qualche kilata di moscerini spiaccicati sul muso, la mia Spider veloce è quasi a metà rodaggio

Anzi no; per la precisione, siamo a 1/3, alla prima fase, che prevede una percorrenza di 1000 km, prima di quella finale e decisiva, che ne aggiungerà altri 2000, in cui si vedrà che motore ne viene fuori. Siamo dunque al primo cambio olio: via l’olio sporco – pieno zeppo dei residui metallici derivati dagli assestamenti delle varie parti meccaniche -, aggiustatina in officina e via fino ai 3000.

Un rodaggio fatto male, si sa, può rovinare il motore riducendone la vita utile e compromettendo definitivamente la sua affidabilità. Ci si riesce benissimo tirando la macchina a freddo e andando oltre il regime di giri consentiti; ma anche senza combinare tali bestialità, il rodaggio verrà male se fatto in fretta, mettiamo portando la machina in autostrada a velocità sostenuta finché la rotellina non segni i benedetti 1000 e poi i 3000 Km.

“Fondamentalmente il rodaggio è costituito da un processo di usura selettiva e controllata, grazie al quale le superfici antagoniste vengono portate alla coerenza geometrica e alla microtopografia ottimale”. L’idea è che motore e cambio girino sostenuti ma a regimi diversi. Perciò, l’ambito ideale per rodare l’auto non sarà l’autostrada, ma quello che offre il maggior numero possibile di condizioni di guida diverse: tratti di percorrenza a marce basse, tratti più veloci per gli allunghi, salite e discese etc. Con un occhio, va da sé, a non andare – per il primi 1000 Km appunto – oltre la metà del regime massimo di esercizio del motore.

Dopo i primi 1000, invece, non dico metterla alla frusta, ma una tiratina ogni tanto sarà d’obbligo se si vuole avere un motore efficiente e brillante. Fino a 153 km/h in 5° e non di più, ci avverte il manuale – che purtroppo non parla la lingua dei giri al minuto. Se il vostro tacchimetro la dice giusta (e non ci sono fotografi in divisa sul ciglio della strada – ma questo è un altro discorso), non è un problema. Il mio però è appurato che segna tra i 10 e i 12 Km/h sotto la velocità effettiva. Per cui probabilmente sono andato un pelo sopra i 126 raccomandati, ma non di tanto: a 4k giri fino a un massimo di 4,5K negli ultimi 150 Km. E dovreste vedere come si è slegato e come spinge il 106!

Come va la Giulietta ragazzi! Con il motore ‘a mezza voce’ riesce già a regalare un’esperienza di guida divertente e appagante. Ne parleremo meglio dopo il taglandino 🙂

Mercatino di Primavera 2021

9 maggio 2021

Un po’ in riardo perché la bella stagione è entrata da un bel pezzo, mentre noi si parlava di rimessaggio invernale o giù di lì. Eppure rieccoci al Mercatino, con qualche pezzo da novanta.

Da montare all’ultimo momento, come i volanti sotto, oppure semplicemente da imbarcare, come questo sbalorditivo kit attrezzi [Venduto – SOLD] , il ‘mejo conservato’ che io abbia mai visto. Corretto per le ultime Giuliette prodotte e per Giulie, spider, sprint, o SS, con giravite a croce e chiavi rifinite al cadmio (perfette – guardate sotto) con la dicitura ‘Alfa Romeo’ sul lato A e ‘Made in Italy’ sul B.

Ho detto ‘da imbarcare’, ma è chiaro che questo kit non si è mai fatto un giro in vettura, perché la borsetta, incredibilmente senza nemmeno un buco e zero macchie di ruggine, non mostra nemmeno i segni da schiacciamento che di solito gli attrezzi lasciano sul tessuto per via dello scuotimento durante la marcia. Insomma perfetta. [Dimenticavo, quindi edito (12.05.2021) e aggiungo che la chiave leva-cope è un’ottima riproduzione dell’originale].

(A proposito, ho anche qualche chiavetta sciolta, di tutte le misure tranne l’impossibile 8/10).

Perfetto o quasi anche questo volante originale a tre razze per Giulia Spider o Sprint [Venduto – SOLD] . Lo è sicuramente la pulsantiera centrale, senza le tipiche screpolature interne sul bottone che ritrae il mitico Biscione, impossibili da eliminare. La corona non mostra segni del tipico distacco e sollevamento alla congiunzione tra alluminio e materiale plastico sulle razze. L’unico peccato – veniale – è una mezza rigatura sulla parte posteriore, quindi nemmeno visibile, prontamente sigillata con adesivo bicomponente 3M strutturale.

Per chi vuole andare oltre la rigorosa rispondenza alle specifiche di fabbrica e osa la personalizzazione raffinata, sempre in tema volanti c’è questo tre razze Nardi in legno, datato al 1964 [Venduto – SOLD]. Ricorderete che era stato il protagonista del Mercatino di Natale, ma inspiegabilmente quel ciccione barbuto ha preferito la solita slitta, quindi delle due l’una: o lo vendo ora a prezzo ridotto, oppure lo monto sulla mia Giulietta. Infatti, dopo circa 1500 km di rodaggio, mi sono reso conto che il due razze originale non è precisamente il massimo per il mio stile di guida, che incomincia a osare un pelino in curva e sul misto stretto. Mah, staremo a vedere…

Vi risparmio la minuteria, ma sappiate che se vi manca qualche fregio cruscotto per spider 101, li ho (tranne, ancora, quello piccolo a Dx). Ho anche un ottimo Filtro regolatore FISPA per Sprint Speciale, con gli attacchi giusti e un sacco di altri pezzi che non sto a elencare.

Se interessati, lasciate pure un messaggio qui sotto.

A presto.

Raritat: Giulietta Spider del 1956

2 maggio 2021

Parliamo di un progetto di restauro, impegnativo certo, come le foto – esplicite che più non si può (endoscopie a parte) – testimoniano ampliamente. E’ la rarità dell’esemplare a renderlo interessante.

Per far mente locale bisogna anzitutto ricordare due dati: a) che nel 1956 – primo anno di produzione in serie – furono prodotte (tra “normali” e veloci) solo 1007 spider; b) che quasi tutta la prima produzione andò in America. Perciò, se una Spider italiana del ’56 è una mosca bianca – e chi ce l’ha se la tiene stretta – qualunque altro esemplare di quell’anno rimane comunque una rarità molto appetibile.

L’esemplare in questione, una 750D – quindi va da sé, passo corto – è stato costruito sul telaio #00833 e proviene appunto dall’America, anche se al momento è proposto con documenti europei. Interessante, dicevamo. Decisamente interessante anzi, perché, dettaglio non da poco, il motore montato non è – come spesso accade per auto di tale veneranda età – uno qualsiasi purché ci stia nel vano, e nemmeno uno “corretto” per il periodo. Eh no, questo esemplare monta il motore con cui è uscito dalla fabbrica, è cioè un matching numbers.

Eccovelo. All’occhio esperto non sfuggiranno quei due particolari che, fra gli altri, distinguono a colpo d’occhio il vano motore delle spider di prima produzione: il passacavi disposto verticalmente sul parafiamma, e i bordi del cofano sprovvisti di risvolto sgocciolatoio. Per il resto, sembra tutto a posto: propulsore in bella forma, scatola sterzo giusta, carburatore solex, radiatore IPRA, pompa benzina in coppa e via dicendo. Quello che c’è; ciò che manca, manca, ma ci dicono che la macchina è “quasi completa”, per cui semmai portatevi il temperino per aprire gli scatoloni.

Capitolo lattonatura. Inutile nascondercelo, qui c’è parecchio da fare. Eppure, non più di quanto non vi sia in qualsiasi altra Giulietta, persino in talune “caramellate” per il mercato, dove la fregatura è sempre in agguato. Perché il lavoro – conviene saperlo – si concentra soprattutto su ciò che non si vede: i sottoporta, p.e., dove la condensa ha lavorato indisturbata per decenni: sono sempre da sostituire. E il pianale? In questo caso, un lattoniere monta-smonta vi dirà ‘via tutto’. Io invece salverei la croce, vale a dire il tunnel trasmissione e la parte centrale con le modanature radiali, e sostituirei i 4 pozzetti. Nota a margine: la leva cambio è corretta (non così il pomello), il che mi fa pensare che anche la trasmissione sia quella montata da mamma Alfa.

Sorpresona! C’è anche il telaio capotte, e la traversa sembra salvabile, se ricostruita alle estremità. Dietro, i pianalini del vano, sono da rifare completamente. Il combo originale – prima della spruzzata di rosso – era Celeste PF con interni neri: decisamente uno dei più raffinati.

Insomma se andate alla ricerca di uno spiderino speciale da riportare in vita e farlo proprio come dite voi; se non siete un feticista delle targhe nere e preferite invece la medaglia della soprintendenza ai beni culturali per aver rimpatriato un’opera d’arte nostrana, allora potreste farci un pensierino. (Azz, questa è una bella idea, ne riparleremo: il raduno di quelli che… La targaccia? Sì, portata con orgoglio).

L’esemplare è inserzionato su Subito e la richiesta è d Euro 28.500. Conosco l’inserzionista, Riccardo, titolare (a proposito arte su 4 ruote) della Classic Art di Padova, che di queste ne ha rimpatriato a dozzine. Se a noi andasse davvero una medaglia, per lui dovremmo pensare al cavalierato 🙂

Festa della Liberazione 2021

25 aprile 2021

Ricorrenza unica, quella del 2021, perché domani, in teoria, ci libereremo – o giù di lì – anche delle restrizioni che da mesi ci confinano in un caleidoscopio di chiusure: finalmente, siamo ingialliti!

Tanto per non trovarci impreparati, questa mattina abbiamo svegliato la Giulietta e ci siamo fatti un bel giro dalle parti dell’Abadia di Fiastra (di cui vi devo le foto, turistiche e devozionali), con stop over a La Baita, uno dei miei ristoranti ruspanti preferiti, dove si può mangiare ottima carne alla griglia all’ombra di querce secolari.

Certo, questa volta siamo tornati a bocca asciutta, perché proprio liberati, lo saremo da domani…. beh l’avevamo messo in conto. Ci siamo fermati più che altro per fare in bocca al lupo a Prassede, che ha la fortuna di gestire quel posto meraviglioso, e anche perché, com’è noto, è meta di alfisti DOC, amanti del verde e delle GT 🙂

Auguri anche a voi e buona Festa della Liberazione.

La bella e la bestia

11 aprile 2021

Poverina, bestia perché in quelle condizioni naturalmente sfigura accanto alla Giulietta, ma come ben sappiamo si tratta pur sempre di una berlinetta uscita dalla penna del grande Pinin Farina.

A parte questo, la foto riassume il mio programma per la bella stagione. Andare avanti con il rodaggio del 106 che batte – e a tratti incomincia a ruggire – sotto il cofano della Bella, e rientrato in garage, pian piano, un po’ alla volta, completare lo smontaggio della Bestiola, di modo che a settembre possa partire il restauro vero e proprio.

Strada e garage insomma, visto che per come butta – facili ottimismi a parte – anche quest’anno sulle vacanze c’è un bel punto interrogativo. Quindi mi porto avanti, intanto sul fronte del primo, faticoso 🙂 impegno, lungo le strade della mia Regione. Ecco come mi saluta la primavera, finalmente a cappottina abbassata.

E cosa fa il giuliettista non appena la stoffa rientra nel vano? Si mette a cercare eventuali segni lasciati dal bacio tra gomma e vernice, che ovviamente ci sono – più visibili a destra, altezza cerniere. Pignolerie certo, ma sulla vernice nuova fiammante si notano e richiederanno una passatina di polish.

Ma le magagne che di solito spuntano durante il rodaggio sono ben altre. Fatti altri 250 km circa sono tornato alla Car2001 e l’ho messa sul ponte: se il motore fa zero, il differenziale fa più di qualche goccia d’olio.

Ce ne occupiamo la settimana prossima.

Congiura pasquale

4 aprile 2021

Ci arrideva la primavera, fino a ieri; ma i Decreti ci tenevano il broncio: provare a uscire, anche per lavare l’auto, beh si rischiava una lavata di capo con shampoo a 400 euro e la messa in… piega.

Ora che il furor decretandi allenta giusto un pelo e le Marche, da martedì 6, passano in arancione, indovinate un po’… nemmeno a dirlo, colpo di coda dell’inverno, con minime sotto lo zero e pure la neve!

Che tempismo ragazzi: se questa non è una congiura…

Comunque, buona pasqua a tutti gli amici del Blog 🙂

Primer over Old Paint: Alarm!!!

28 marzo 2021

In questo post vi racconto l’incredibile storia di una IN-COOL-8 colossale, che poteva essere evitata prestando attenzione a pochi indizi ricavabili dal testo dell’inserzione stessa, anzi ne bastava uno.

Dopo il Post della settimana scorsa, in cui si parlava di aste on-line, è il caso di soffermarci sulle molte insidie che possono nascondersi sotto una presentazione ben confezionata. E occhio, non solo nelle aste on-line! Perché se è vero che pochi – forse nessuno – tra coloro che leggono, ha mai comprato un auto d’epoca on-line, sta di fatto che certe trappole possono funzionare anche de visu, se l’interessato (leggi malcapitato) non ha gli strumenti – concettuali e tecnici – per valutare i rischi.

Eccoci alla protagonista: la Giulietta Spider Veloce AR 1495 F 04381 passo corto del 1958. Un bel progetto di restauro messo all’asta su BAT nel settembre 2018 e battuta a USD $60,000 – così come la vedete (il resto in scatole). Ed ecco come viene riproposta qualche mese dopo, ad aprile 2019, sulla stessa piattaforma, dallo stesso compratore (ora venditore) la stessa auto.

Ops, come mai di nuovo spellacchiata a metallo nudo? Non doveva essere – come da descrizione – un restauro tutto in discesa, verniciatura e rimontaggio?

Ecco, precisiamo: sopra abbiamo presentato la protagonista; in realtà la protagonista non è quella scocca già bella imprimata, è sotto ciò si vede in foto: sotto quella mano di primer e, ancora più giù, sotto circa mezzo quintale di stucco.

Applicato a profusione per nascondere lavoracci di “restauro” da fare accapponare la pelle: parti completamente rovinate che andavano sostituite, saldature fatte da chi non ha la più pallida idea di come si tiene un cannello in mano. Certo, ma non solo. Un uso così abbondante rivela la necessità di far quadrare scocca, porte e cofani in una macchina abbananata dopo un urto violento. E infatti, c’era anche questo. E ancora, sottoporta completamente marci, sempre nascosti sotto lo stucco.

Come mai è potuto succedere? Come mai nessuno (non dico il diretto interessato / turlupinato, magari preso dall’entusiasmo etc. etc.), nemmeno i tanti che sono intervenuti con commenti alla discussione in calce all’annuncio, fra cui alcuni esperti ben noti nella comunità AR virtuale, si è fatto venire lo straccio di un sospetto? Dopotutto, l’esemplare era già noto fin dal 2005 almeno.

Infatti, a settembre di quell’anno era stato messo in vendita per interposta persona dallo stesso personaggio, titolare di una ditta di restauro in California. Ed era andato invenduto. Chiunque avesse letto quel post, qualche campanellino d’allarme avrebbe dovuto sentirlo, fin dalle prime righe:

I do not own this car which is currently in my shop, but the owner has decided he wants to sell. I have until Oct. 25 to find a buyer or the car will be turned over to a very interested buyer who is apparently willing to spend silly money even in its present unrestored condition.

Fammi capire Biba… dunque un cliente ha portato un progetto di restauro nella tua officina; poi, chissà perché, tutto a un tratto decide che non la vuole più, mo invece la vuole vendere. E tu giustamente gli fai questo servizio, la metti in vendita, anche se – dici – ci sarebbe già uno very interessato, disposto a sganciare una cifra assurda (“silly money”) per l’auto nelle condizioni in cui si trova. Mah, francamente non capisco: perché non lo vendi direttamente a questo tizio e ti risparmi la bega di metterla in vendita?

Forse perché hai la palla di vetro? Perché vedi già farsi avanti un altro interessato, disposto a svenarsi più di quanto non lo sia il very interessato silly spendaccione? Pare proprio di sì, tanto che aggiungi:

[…] the car is in surprisingly good condition and to use the cliche, a prime candidate for restoration. Engine [sic](AR*14880137) which is also a ’58 and am sure original to the car, is an unknown at the moment but will be dismantled in the next several days.

Peccato che a rintuzzare le certezze del mago Do Nascimento californiano ci siano i documenti della Casa, dove un motore con quel seriale è ancora tutto da costruire. Ma facciamo che nonostante tutto ci fidiamo. Perché? Perché c’è una clausola rassicurante: “Car is to stay at Biba Restorations until completed.” Perfetto, siamo in una botte di ferro! Eppure, nessuna risposta al post; zero interessati. Possibile? Chiudono la pagina due laconiche aggiunte dello stesso Biba, che fornisce qualche foto, poi ritirate.

Ecco, voglio dire, non occorre essere un esperto in pragmatica della comunicazione per capire che qui c’è qualcosa che non torna. E se proprio non si è bravi con le parole allora al minimo dubbio si cerchino le foto. Certo, ritirate appunto, ma non sfuggite all’occhio vigile di Chris aka Alfadoc, che le allega all’iscrizione dell’esemplare nel database del suo Veloce Register.

Bello il riflesso delle nuvole sul cofano bagagliaio celeste dello spiderino. Eppure, qualcosa mi dice che quelle dolci ondulazioni più che un paesaggio dovrebbero evocare un presagio. Nello specifico, che anziché il cofano bagagliera nuovo di pacca ostentato truffaldinamente a corredo dell’annuncio del 2018, al posto suo potremmo trovarci, come di fatto è avvenuto, quello maciullato venuto fuori nel 2019, dopo la sabbiatura.

Naturale che non chiuda bene, che le fughe siano un pelo sballate. La foto è piccola ma eloquente, come lo è quella accanto: quello sportello sembra un po’ troppo spesso (fattened by Bondo) e, di nuovo, lì sotto c’entra un dito. Nessuna sorpresa: stesso discorso per le portiere (come per il cofano motore, di cui vi risparmio le foto).

Infine… tutta quella ruggine nel sottoscocca. Come mai, sempre nell’annuncio del 2018, in mezzo a quella ‘ricca documentazione fotografica’ che rasenta la pedanteria (ancora un motivo per dubitare), in cui viene ritratto fino all’ultimo bullone, brillano per la loro assenza proprio i sottoporta nuovi?

Insomma, potremmo andare avanti col lavoro di scavo, confrontando magari il testo della descrizione del venditore – che trovate ancora nel Veloce Register -, pieni di contradizioni (“Well here it is, the closest thing to a barn find I have encountered […] The original color was Sky Blue. Then someone one painted it black and then a “kind-of” Sky Blue again“.), con quello dei redattori della BAT (che ovviamente non hanno colpe); o ancora confrontare altre foto, scandagliare entrambe le discussioni, del 2018 e del 2019, sul sito in cui sono comparsi gli annunci.

Ma ho detto fin dall’inizio che bastava un solo indizio per accendere, più che un campanello d’allarme, la sirena della Nostromo che in Alien fa da sfondo al countdown fino all’autodestruzione. Ed è questa, messa nero su bianco dal venditore:

The body is quite solid including the rocker panels. The original paint – since it didn’t show signs of rust was used as a base. All I can say is the last work done on the car in 2012 had shown no signs of any bubbling. I’ve had it covered – inside – and pulled the cover off recently and it looks just like it did in 2012. What else can I say?

Ma come si fa! Oltretutto, del “lavoro” fatto nel 2012, e quindi della “vernice originale” su cui ha dato il primer, non v’è traccia. E poi, perché imprimare, se la vernice era bella? Anche questo insomma… nessuno si è posto la domanda?

Dunque la morale è la solita: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Per quanto blasonata sia la casa d’aste, per quanto specchiata la reputazione del venditore e accurata la presentazione, tutto ciò non basta: bisogna verificare, e se emerge il minimo dubbio, approfondire; e se non si hanno gli strumenti necessari, affidarsi al parere di un esperto che possieda entrambe queste competenze, di vendite on-line e di giulietta. Come detto, strumenti concettuali e tecnici. E dire che, quanto a questi ultimi, ahimè qui bastava una calamita!

Ma non è questo il punto. Ciò che mi interessava mettere qui in evidenza è anticipato in apertura e riguarda un doppio fallimento, su due aspetti dello stesso fenomeno, strettamente collegati l’uno all’altro: il fallimento della rete come deposito di evidenze utili (erano lì, da 15 anni); il fallimento di quello spirito di collaborazione – improntato a correttezza e solidarietà – della comunità di appassionati Alfa Romeo: nessuno ha detto “ma… però….”.

Qualcuno invece ha preso una sonora fregatura, acquistando un progetto marcio e caramellato di Giulietta Spider Veloce a $ 60k; pochi mesi dopo ha cercato di disfarsene, con grande onestà, senza nascondere nessuna della magagne sul piatto; ma gli offrirono al massimo $38k.

A sputtanarsi è non soltanto il venditore disonesto, ma anche l’esemplare: chi la vuole più una Giulietta con una storia simile?

E pensare che nel 2005, a $ 15k, pure nelle condizione disastrate in cui si trovava, era un affare!