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Due Sprint da rimpatriare: ’56 e ’59

27 novembre 2016

Lo so, aspettate novità da Milano Autoclassica, ma tocca rimandare: ci sono cose più urgenti. Un amico fidato mi contatta dalla California; ha due Sprint, una del 1956 (!) e l’altra del 1959, entrambe con motore di primo equipaggiamento, complete e già lattonate: suo malgrado deve disfarsene.

1959-sprintimg_5776E deve farlo entro la fine dell’anno, dunque ascolta offerte. La prima e più desiderabile è la AR 1493*02880 con motore AR 1315*02671, nata rossa con interni grigio / rosso (foto a dx). La seconda è la AR 1493*20109 con motore AR 1315*010170, nera con interni anch’essi color grigio.

1959-sprint-vinimg_5776-jp-vinConoscendo l’attuale proprietario, collezionista di Ferrari e Maserati oltre che di Alfa Romeo, ho motivo di credere che la sua rassicurazione quanto alla qualità del lavoro di lattonatura eseguito sia al 100% veritiera. Lo stesso dicasi sul lotto di parti a corredo, in parte già restaurate, di cui allego foto.

1957-sprint_01giulietta-sprint-partsHo  anche fotografie dei numeri telai e motori; al  resto, come è giusto che sia, ci pensa l’Archivio Storico, che ha già certificato l’autenticità degli esemplari, compreso appunto l’abbinamento telaio motore.

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Va da sé, la movimentazione di queste due Sprint non sarà agevole, essendo entrambe completamente smontate. Il lavoro più pesante però rimane traghettarle in Italia, e su questo abbiamo tutta la disponibilità del proprietario a collaborare (fra l’altro, i motori sono stati già sistemati sul vano motore, il resto è in scatole).

Non ho idea di quale sia l’offerta congrua per l’una e per l’altra, ma se siete interessati contattatemi pure qui e vi passo tutte le info necessarie ad avviare le trattative.

33 Alfa e mezzo a 2000 Ruote

20 novembre 2016

Volete mettere su una collezione di auto classiche a 6 zeri? No, rapinare banche non è una buona idea, meglio lavorare con loro: furgone portavalori, sala da conta e conta conta che un po’ alla volta fai un buco da 40 milioni. Ottimamente investiti, per carità; peccato che prima o poi fanno la fine di queste.

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430 vetture (per limitarci alle 4 ruote) nell’asta più importante mai avvenuta in Europa. Accadrà il prossimo fine settimana a 2000 Ruote, organizzata dalla RM Auctions nel contesto di Milano Autoclassica. Tra i pezzi da 90 una Ferrari 275 GTB/6c alloy, 6 esemplari prodotti, con stima d’asta fino a 2,8 milioncini. Ma c’è di tutto e di più, e nessuna riserva!

Rappresentatissime le grandi case italiane, con Ferrari in testa appunto: oltre alla diva in foto ci sono infatti svariate 250, 330, 365, fra cui una Daytona, 550 e 575, una Dino, una F40! e una mezza dozzina di testarossa. Ma anche Maserati non scherza: oltre alla rara e costosa MC12 stradale con stima milionaria, ci sono due 3500GT, marciante e da restauro, tre ghibli 4.9 e una 4.7, un paio di Mistral, una Khamsin e due bellissime Sebring.

maserati-3500gtmaserati-sebringmaserati-ghibli-49 Ben 33 le Alfa Romeo (e mezza se contiamo anche la 6c progetto pickup), fra cui la più blasonata una stupenda GTA telaio AR 613721. Fra le più anziane un’altra 6c, l’austera ma bella 2500 Sport Touring Coupé Aerlux, e una 1900 CS Pininfarina.

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E certamente non potevano mancare le Giuliette: due Sprint, di cui una veloce con passato corsaiolo, una Sprint speciale e quattro spiders.

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Fra le quali la diva dell’asta – in questo modesto comparto s’intende, dedicato allo spiderino del portello – l’esemplare n° 00016!

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Eccola, in ottima forma, tirata a metallo nudo ed incelofanata per l’occasione, con il caratteristico parafiamma dei modelli pre-’57 e il cruscotto delle primissime della serie. Presentata come un esemplare del “1955”, se non vado errato dovrebbe essere stata costruita l’anno successivo.

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La stima d’asta è tra i 35 e i 40k euro, ma persino il sottoscritto, spolpato com’è da un oneroso restauro, potendo offrirebbe qualcosa in più… staremo a vedere.

Si diceva appunto ‘senza riserva’, ma non facciamoci illusioni. La politica della casa d’aste per questa particolarissima occasione è chiara: inondare il web – e per tempo – di pubblicità sul grande evento, e sparare stime d’asta quanto mai lontane dal mercato reale, pur di attirare la maggior quantità di collezionisti possibile: saranno lì (o al telefono da chissà dove) a darsi battaglia a suon di rilanci. Sarà uno spettacolo, e io sarò lì. Arrivederci a Milano.

 

Tris di crostoni in apnea

13 novembre 2016

Tutte e tre veloci, americane, cannibalizzate, disastrate. Se stavamo raschiando il fondo del barile, beh è il caso di dire che ormai anche quello è sfondato e ci siamo ridotti a raccogliere i pezzi da terra. Eppure, non mi sorprenderebbe se ce le ritrovassimo di nuovo da queste parti.

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La prima è la AR1495F11641 con motore AR 00106 01028, nata bianca nel 1960 e attualmente offerta su ebay con scadenza tra un paio di giorni: 26 offerte ma si arriva a mala pena a superare i $7,5k. Il venditore la presenta come “Fresh Out Of The Barn”, ma com’è evidente di fresco ce n’è ben poco. Afferma inoltre che viene fornita col suo motore 106 completo, salvo poi essere smentito dalle fotografie.

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A meno che con “motore” non si intenda monoblocco nudo e crudo, magari con la sua testata, e si sorvoli su coppa dell’olio, coperchio punterie e gruppo aspirazione con tanto di carburatori, tutti articoletti specifici della veloce, costosi e rari, tanto che mancano anche qui. Per il resto… tutto da rifare, ma proprio tutto: fondi, sottoporta, traverse, bagagliaio, telaio sedili, strumenti, volante, forse anche il telaio capote.

 

Accanto a questa la seconda sembra una diva da copertina Ruoteclassiche… sembra. E’ la AR1495F11643 (ci avete fatto caso? fra le due c’è solo la -42!), bianca anche lei, ma equipaggiata con un motore tipo 111 e, come la prima, spogliata del suo gruppo aspirazione completo.

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Infatti la bella è già stata oggetto di qualche attenzione, sicché al netto dello stucco che potrebbe celarsi sotto a quella vernice improponibile la scocca dovrebbe essere piuttosto sana e i fondi stessi salvabili. Certo, i lamierini un po’ maciullati della doppia presa d’aria Sx e lo scodellino saldato alla rovescia non promettono niente di buono,  ma se non altro è l’unica che potrebbe sottrarsi all’impietoso titolo di questo post, il che si tradurrebbe in migliaia di euro risparmiati in lattoneria.

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ar1495f11643_01ar1495f11643_02Trovate anche questa su ebay, com’è giusto che sia a un prezzo sensibilmente più alto: 33K. Il venditore, il noto cacciatori di tesori Mr. Rapley, accetta offerte e mancano 14 gg alla chiusura, per cui abbiamo tutto il tempo per riflettere🙂

 

Infine una veloce di cui sappiano poco o nulla. Perché nulla ci dicono dal Beverly Hills Car Club, se non quel poco – o tanto a seconda dei punti di vista – che si vede nel solito girotondo di fotografie.

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Imbiancata fuori e imbrattata di verde all’interno, è persino difficile stabilire quale sia stato il colore originale. Poco ma sicuro, come la prima, anche su questa i fondi sono da rifare integralmente e non solo: il muso è anch’esso sfarinato come tutto il resto. Il motore, simpaticamente appoggiato sulla culla, non è certamente il suo e, ancora una volta, i cannibali si sono portati via il gruppo aspirazione.

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bhcc-veloce_03Di  buono c’è la strumentazione e lo scheletro di un bel volante Nardi che meriterebbe di essere restaurato. Infine svariate scatole piene di minuteria, ma nemmeno l’ombra di un carburatore. Proposta a $ 27,5k, ma su ebay si ascoltano offerte.

Domandona a 1 milione… delle tre, quale scegliereste? Nessuna ovviamente, ma volendo la prima, a patto che spunti fuori il monoblocco 106. Dopotutto è solo per questa ragione che acquistai la mia, che tutto sommato non era messa molto meglio: perché c’era il motore (e quasi nuovo) con cui è uscita dalla fabbrica. A tutto il resto – certo son sempre dolori ma… – si rimedia.

veloce-baresiE infatti, se quel crostone non dovesse superare i 12 – 15 k (sono ottimista) sarebbe da farci un pensiero. Non a caso è proprio questo tipo di “progetti” che stanno arrivando oggigiorno dall’America. Un altro esemplare del ’60, parimenti disastrato, è attualmente in vendita da Luigino Baresi. Ma questo, colabrodo quanto si vuole, nel vano motore ha conservato il suo 106 che, con il gruppo aspirazione al completo, scusate s’è poco, respira!

 

 

 

 

Progetto Serbatoio Inox

30 ottobre 2016

Anche se al momento da queste parti abbiamo tutt’altro per la testa e sotto i piedi la terra che trema praticamente in continuazione, noi teniamo duro e andiamo avanti a testa bassa. Vi presento il nostro progetto di serbatoio benzina in acciaio inox. La butto lì: si fa un gruppo d’acquisto?

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Perché non limitarsi a risanare il buon vecchio serbatoio originale? Si può fare, certo. Infatti, quello che vedete a sinistra proviene dalla mia Veloce, è stato ripulito e sottoposto a trattamento anticorrosivo “permanente” con Tankerite. Il problema è lì, nell’aggettivo virgolettato. Con buona pace delle assicurazioni del produttore ci chiediamio: quanto può durare, realisticamente, il rivestimento interno?

giulietta-spider-stailess-steel-fuel-tank_02giulietta-spider-stailess-steel-fuel-tank_01giulietta-spider-stailess-steel-fuel-tank_03Diciamo anzitutto che il serbatoio della giulietta non è quello di una moto: è molto più grande, dalle forme interne non precisamente complesse ma con paratie antisciabordio e piccoli anfratti difficilmente raggiungibili sia dai prodotti per il decapaggio sia dalla tankerite stessa. Perciò, per quanto il trattamento sia applicato a regola d’arte, in 2 o 3 anni circa si potrebbero avere le prime avvisaglie di un distacco, sia pure parziale, e quindi l’intero sistema di alimentazione, a partire dai filtri, seriamente incasinato.

La soluzione è un bel serbatoio in acciaio inossidabile, verniciato in nero se volete: l’importante è tenera la benzina al riparo da contaminazioni e impurità

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Certo, sono già in commercio: si va da 1.070 euro (OKP) fino a circa 1.400 (Mr. Fiat). Qualcosa però mi dice che a farcelo fare si riuscirebbe a risparmiare qualcosa, tanto più se si riesce a mettere in piedi piccolo gruppo d’acquisto. Per le prove generali ci siamo quindi rivolti al sig. Arrigo Pasini di Erbusco (Brescia).

Non fate caso al prototipo che vi presento in questo post: è stato finito in fretta e furia pur di averlo pronto per Padova, ed è venuta fuori qualche ondulazione. In futuro verranno utilizzate saldature argentate per evitare l’inconveniente. Per tutto il resto infatti si tratta di un pezzo di pregevole fattura.

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E non poteva essere diversamente. Il sig. Pasini costruisce accessori nautici in acciaio inox e ha, in particolare, una lunga esperienza nella realizzazione di serbatoi carburante per imbarcazioni, che realizza in acciaio inox Aisi 304 oppure 316. Ogni serbatoio rispetta le normative CE per regioni europee, in particolare le norme ISO 21487, e le normative NMMA per gli Stati Uniti, in particolare la ABYC-H33. Ogni serbatoio viene certificato e testato alla tenuta di 0,5 bar.

Chi collabora con lui da vent’anni mi assicura che mai si è verificato un problema di tenuta, e stiamo parlando di bestioni da 2000 litri. Non sono ancora in grado di quantificare la spesa, ma siamo già in due a portare avanti il discorso: se siete interessati a unirvi al gruppo lasciate pure un commento.

Auto e Moto d’Epoca 2016

23 ottobre 2016

L’edizione 2016 di Auto e Moto d’Epoca si è appena chiusa e, tanto per cambiare, rimbalzano i comunicati stampa con cifre da capogiro: abbiamo girato la boa dei 100.000 visitatori! La notizia più importante però riguarda il futuro della Mostra, che lascerà il quartiere fieristico per riversarsi in città.

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I rumors su uno spostamento della mostra patavina non sono in verità freschissimi e anzi la voce gira da un bel pezzo: fra le varie ipotesi ho sentito anche dire di una fusione con Verona. Ma sradicarla da Padova sarebbe per molti cosa dura da digerire. Fuga ogni dubbio l’ultimissimo comunicato stampa: “Dal 2017 sarà l’intera città a divenire ‘Auto e Moto d’Epoca’. Il salone è pronto: lavoriamo per portare le grandi Case nelle piazze, la fiera nelle strade e decine di migliaia di appassionati a scoprire il territorio”. Se ci riuscissero, con o senza street food, sarebbe davvero un gran bel colpo.

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Che dire di questa edizione… E’ stata bella, come al solito, anzi di più, entusiasmante. Nonostante il giovedì grigio e freddo si respirava un’aria frizzante piena di grandi aspettative. Poi venerdì, spuntato il sole, dalle 10 circa ci fu la calca: si respirava ancora ma non si camminava più. E a toglierci definitivamente il fiato ci hanno pensato i ricambisti. C’era di tutto e di più, ma a quali prezzi! Possibile che il mercato delle storiche si sia, diciamo così, stabilizzato, mentre i ricambi invece continuano a crescere a ritmo sostenuto? 300 Euro per una fispetta (filtro regolatore FRB-11)? Altrettanti per una Bobina. Vi serve un libretto per la vostra Giulietta? Sono 250! E chi più ne ha… anzi chi ancora non li ha, si sveni pure.

Meglio non pensarci, noi almeno, che siamo quasi al capolinea. Ma chi si sta rimboccando le manica per restaurare la sua bella? Appunto, meglio non pensarci. Buttiamoci sulle macchine piuttosto. Ecco una galleria, un po’ alla rinfusa ma tant’è:

Visto? C’erano anche diversi progetti di restauro, tra cui due veloci, una Sprint e una Spider passo corto. Prima o poi si affaccerà qualcuno a chiedermi se ho qualche idea a proposito delle richieste. Questa volta io lo so. Siete sicuri di volerlo sapere anche voi?😎

Pronti per Padova?

16 ottobre 2016

Ma certo! Siamo alla 33° edizione e da quel che promettono i comunicati stampa la manifestazione è in crescita anche quest’anno. Si allarga, intanto, per accogliere sempre più – e siamo a 16 – marchi internazionali, fra cui Pagani. Ma crescono anche i contenuti, sempre più diversificati.

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Arredi, abbigliamento vintage e accessori ispirati al mondo dell’auto, street food, che non guasta, e soprattutto ricambi, il meglio, ciò per intenderci che non troverete in altre fiere, perché a Padova ci sono tutti, i nostri e anche gli stranieri.

Mi fermo giovedì e venerdì: il resto lo lascio ai turisti.

Se siete in zona fatemi uno squillo che ci si piglia un caffè🙂

 

Scatola Guida a Cuore Aperto

9 ottobre 2016

Mai sottovalutare la scatola sterzo; mai cioè fare come ho fatto io, dando per scontato che se il resto della meccanica è in ottime condizione, dovrebbe esserlo anche la scatola guida. Sbagliato! Ma c’è un errore ancora più grave: fidarsi di chi te ne vende una assicurandoti che è in ottime condizioni.

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Le ho centrate entrambe, ste due cazzate, e vorrei che nessun altro ci debba passare: ecco perché ve la mostro a cuore aperto. La scatola sterzo è un pezzo delicatissimo: non occorre un grosso incidente – di quelli che ti abbananano il telaio – per farla fuori; basta una botta su un mozzo, nemmeno tanto violenta, e la vite senza fine andrà a schiacciare il pignone: uno dei due ne uscirà ammaccato e la fluidità del ruotismo verrà seriamente compromessa.

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Quale dei due? Probabilmente l’anello debole è il pignone, tant’è che delle due scatole che mi sono passate per le mani, su entrambe è stato quest’ultimo ad avere la peggio. L’ho evidenziato (foto sopra a destra) con un pennarello: guardate, l’ammaccatura è appena visibile, di 3 o 4 millimetri, ma basta e avanza a far sentire lo scatto ogni volta che la vite ci passa sopra.

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Su questo pignone c’è poi abbondante la corrosione, per cui la fluidità è cosa da escludersi a prescindere dalla botta. Il che ci riporta alla seconda, grossa cazzata: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Infatti questa è l’ormai celebre scatola che acquistai “a scatola chiusa” in quel di Modena. Mai e poi mai: con macchine in strada da oltre 5o’anni… vuoi vedere che ben che vada, una bottarella l’hanno presa quasi tutte? Figurarsi le rottamate! Perciò, al momento di prenderne una, non basta “sentirla” a orecchio; la scatola guida andrebbe aperta e, muniti di lente d’ingrandimento, ispezionata accuratamente alla ricerca di eventuali ammaccature, anche piccole, su vite e/o pignone.

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Perché le conseguenza di una fregatura, soprattutto se in fase di rimontaggio, vanno al di là dell’incazzatura e della beffa: si perde un sacco di tempo, non soltanto a cercarne un’altra… perdi il treno in officina! Eh sì, perché in qualunque officina seria, non è che stanno lì a reggerti il moccolo. Il personale che si sta occupando della tua bella viene giustamente dislocato ad altre mansioni e sulla tua cala il telo.

ofg-2600-zagato-bianca_01ofg-2600-zagato-bianca_02ofg-2600-zagato-bianca_03Infatti, mentre io ero alle prese con il mio ‘problemino’, all’OFG i ragazzi intenti al rimontaggio della mia giulietta hanno fatto in tempo – fra le altre cose a smontare completamente ben due alfa: quella giulia spider rossa che tanta voglia di strada aveva e questa ben più rara 2600 Zagato.

Dite che sia il caso di fare a gomitate per averla sotto l’albero di natale? Beh non direi: la Winter Marathon la lascio a piloti più esperti e poi… insomma con la mia tempistica è già tanto se siamo in strada a primavera. E non mi lamento.

Modena Motor Gallery 2016

2 ottobre 2016

Anche quest’anno il richiamo della manifestazione modenese ebbe la meglio sul progetto – decisamente meno impegnativo – di un weekend poltronista in casa, di cui da queste parti se ne sente decisamente il bisogno. Ma tant’è, ne è valsa la pena: ricambistica a parte, Modena non delude.

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Ce n’è per tutti i gusti, dalle Supercar di casa (e non: avete mai visto un esemplare della spagnola Pegaso? Ce n’era uno superbamente restaurato!) alle microcar; dai trabiccoli di inizio secolo (scorso) alle modernissime e strabilianti Pagani. Mostre nella mostra, visite guidate, dimostrazioni di bravura a carico degli artigiani della zona, proiezioni di film (la triste storia del progetto Bugatti EB110), aste, presentazioni di libri, l’omaggio a Ducati, Maserati e Lamborghini. E nel bel mezzo una più bella dell’altra le auto che tutti noi sogniamo: la signora nella foto ne sa qualcosa  :)

Ecco la galleria, anzi le gallerie:

E le Alfa? C’erano anche loro, ovviamente, ma come dicevamo la volta scorsa, pare che le giuliette siano ormai una rarità. A parte una vecchia conoscenza e un paio di sprint le altre erano tutte giulie, compresa una veloce bianca con targa estera:

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Deludente, come detto sopra, il reparto ricambi. Il padiglione dedicato quest’anno era addirittura dimezzato. A quanto pare i maggiori ricambisti si limitano a tre fiere: Padova, Reggio Emilia ed Imola.

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A proposito, a Imola ci sono stato, di venerdì. Per via della scatola sterzo (problema che dovrebbe ormai essere risolto) e altra minuteria dell’ultima ora. Ne riparliamo domenica prossima.

Franco Scaglione genio assoluto

18 settembre 2016

Ho da sempre sentito una specie di sommessa indignazione nel vedere le più belle auto della storia attribuite all’imprenditore carrozziere anziché allo spirito creatore che ne ha concepito le forme, secondo uno schema filisteo e un po’ ottuso che riuscì a rilegare nell’ombra persino l’autentico genio.

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La figura di Franco Scaglione – di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita – è a questo riguardo emblematica. Credo che, se nell’ambito del design automobilistico la parola ‘genio’ non la si potesse applicare a lui, allora nessun altro potrebbe meritarla. Genio autentico certo, ma anche genio assoluto – laddove quest’ultimo aggettivo fornisce una chiave di lettura alla sua tormentata biografia. “Assoluto” cioè nel senso primitivo e radicale, quindi svincolato dalle logiche aziendali, dalle strettoie della produzione industriale ma non – ed è qui la sua grandezza – dai limiti che la funzione impone al design.

ruoteclassiche-settembre-2016Persino nei casi estremi, come nella serie delle BAT, dove l’occhio tende a cogliere l’aspetto meramente estetico, l’estro creativo e, nel peggiore dei casi, il capriccio formalista… insomma ciò che alla Pininfarina chiamavano “la bertonata”, c’è invece, come spiega Massimo Grandi nel suo libro Il Paradigma Scaglione edito dall’ASI (di prossima uscita), e di cui leggo qualche frammento nel bell’articolo di Gilberto Milano su Ruoteclassiche di settembre, c’è, appunto, un magistrale tentativo di reindirizzare i flussi per riprodurre la forma aerodinamica perfetta, “una goccia teorica”.

Scaglione genio incompreso. Non lo capì Bertone che ne sfruttò le impareggiabili capacità per poi a un certo punto rompere improvvisamente a causa di un litigio sfociato in astio; non lo capì Pininfarina che lo mise alla porta in men che non si dica.

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Non lo capì l’Alfa Romeo, che ci mise anni a decidere di commercializzare la SS e più tardi, proprio mentre lavorava alla 33 stradale, lo relegò a mansioni da capo squadra e finì con l’invitarlo, per bocca di un direttorucolo, letteralmente “a togliesi dai coglioni”.

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Non l’hanno ancora capito certi alfisti se, come si diceva l’altro giorno a Imola, seduti al muretto della Pit Lane 2 con Paolo Bergia, molti di loro non riescono a farsi piacere la Sprint Speciale!

L’ha capito Lopresto invece, che non esitò un attimo a prendersi il prototipo ancorché in condizioni pietose; l’hanno capito i californiani di Pebble Beach, che hanno appena premiato proprio quel prototipo; l’hanno capito tanti altri insomma, che negli ultimi anni si sono messi in garage i pochi esemplari rimasti in giro. C’è chi anticipa i tempi, c’è chi la storia e chi proprio nemmeno se ne accorge. Io ci avevo visto bene: quando andai da Joop c’erano 5 squali in parata, ma l’amore per il cabrio ebbe la meglio, e quello per Scaglione rimase un amore platonico.

Imola? ah sì sì, sto arrivando🙂

 

 

Giulia spider: un futuro a tutto gas

4 settembre 2016

Ci avete fatto caso? Finite o quasi le Giuliette da restauro, si affacciano al mercato folte schiere della sorellina maggiore: all’ultima mostra di Verona ne avrò contato una dozzina. Beh è fisiologico, direte, se la preferita è ormai introvabile, c’è pur sempre la scelta di ripiego. Ma si tratta davvero di un ripiego?

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Dipende. Certo la prima, la 750 passo corto, rimarrà per sempre la giulietta per antonomasia, la più ambita, la preferita dai collezionisti, tanto più se veloce, meglio ancora se la ‘F’ sul parafiamma (o la ‘G’! – e vabbe’, queste sono mosche bianche) sovrasta un bel doppio zero. Se però il criterio alla base della scelta è un altro, se cioè più che all’onanismo garagista si è portati al pieno godimento dell’auto su strada, allora probabilmente ci si orienterà su versioni più evolute, comode e affidabili dello spiderino.

giulia-spider-veloce-390539_agiulia-spider-veloce-390539_cgiulia-spider-veloce-390539_bE qui la campionessa non è la Giulietta bensì la Giulia, meglio ancora se di fine produzione, dotata cioè non solo di cambio a 5 marce ma… helas! di freni a disco all’avantreno! Ecco perché vedo un futuro roseo per questi modelli, sul piano della loro appetibilità e quindi anche dal punto di vista della loro (ri)valutazione sul mercato.

L’esemplare AR*390539 del 1965, di cui vi propongo qui qualche scatto (*), ne è un esempio ed è tre volte fortunato: prima per quanto appena detto, secondo perché è stato salvato dalla presa, acquistato, rimpatriato e verrà restaurato da un appassionato che il modello lo conosce a menadito per essersi già cimentato nell’impresa più di una volta e con risultati eccellenti: l’amico Dario di Palermo. Infine perché questa è una delle poche spider veloci prodotte in quell’anno.

Ecco, ripartiamo così, dopo un’estate funesta, con un post che guarda avanti. Dalla settimana prossima torneremo invece sui miei grattacapi, che ripartono precisamente da Imola.

Un augurio di buon lavoro a Dario.

 

(*) Thanks to Christopher Boles for the pictures.