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Buone vacanze

22 luglio 2018

Cari amici si chiude per ferie: da domani a dopo ferragosto, indicativamente: con ogni probabilità fino a domenica 19 agosto. Ne approfitto per un tagliando, non alla Giulietta ma al sottoscritto, che ne ha più bisogno :-/ Auguro a tutti ottime vacanze alfiste. Arrivederci a  presto.

Grazie a Nicola123 del Duetto Club Italia Forum per la bella foto 🙂

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Home sweet home

15 luglio 2018

Siori e siore è arrivata la Giulietta. Eccola prendere posto sotto l’insegna (mendace) Alfa Romeo Punto Vendita. Decisamente no! Nemmeno il cappellino appeso al chiodo mi vendo, figurarsi l’esemplare cui ho dedicato parsimoniosi risparmi, amorevoli cure e anni di duro lavoro. Mai!

Imbarcatasi a Balanzano il 9 luglio alle ore 10 su uno dei furgoni super tecnologici della Old Factory Garage, con Alessandro alla guida era già a casa prima di mezzogiorno.

Giù il telo a fisarmonica, pollicione sul pulsante del verricello elettrico ed ecco che la Giulietta rimette di nuovo piede su suolo marchigiano, dopo oltre 6 anni in giro per l’Italia. Tanto e forse più – se ci mettiamo anche il mio olio di gomito – è durato il restauro.

E cosa abbiamo fatto, appena messa a terra? Accendere il motore ovviamente, che canta tutta la sua voglia di strada. Ma ecco, per ora solo un giretto nel cortile, perché le targhe sono ancora di là da venire.

Nel frattempo partono i lavoretti di post produzione. Ho già sostituito quella brutta patacca di cui vi dicevo un paio di settimane fa, con la targhetta approvazione originale. La prossima cosa da fare è rimettere al posto giusto quei due tergicristalli e dunque risettare il motorino.

Tanto per dirne una, ma come immaginate le cose da fare sono tante e le vedremo nelle prossime settimane.

A presto.

 

Serratura cassonetto portaoggetti

8 luglio 2018

Qualche settimana fa mi contatta un utente in cerca della serratura del cassonetto portaoggetti con chiave. Purtroppo non ne ho più nemmeno una. Parlandone viene fuori che si era visto chiedere oltre €200 perché, a detta del venditore, per fare la chiave ci vuole non so quale attrezzatura computerizzata.

Parafrasando Crozza mi vien da dire… INC. COOL 8 in piena regola. Certo, sono rari e chi ne ha uno può chiedere quel che vuole: se il cliente c’è, avrà quanto richiesto, anche 200 e passa eurini. Ma per piacere, proprio per questo motivo non c’è bisogno di sparare cazzate, dire che il “dispositivo” non è smontabile e che per fare la chiave ci vuole il team del CERN. Scemenze! Si smonta eccome:

E poi si porta in ferramenta a fare la chiave; il costo? Tra 15 e 20 auro. A voi l’esploso: sono nove pezzi (più quelli all’interno del blocchetto, che non ci interessano). Vi do qualche dritta per smontarlo in sicurezza e rimontarlo agevolmente. Per prima cosa occorre rimuovere il perno passante (in basso). Resiste? Scaldate leggermente (occhio alla plastica!) e giù di svitol. Con un punteruolo sottile martellate piano finché non molla. Piano: quella è una lega piuttosto friabile. Tolto il perno viene via tutto. Prendete nota della posizione di ogni pezzo, in particolare della levetta, o rimontarlo sarà una rogna.

Fuori il blocchetto. La vedete la chiavetta in ottone (foto a dx)? E’ agendo su di essa che in ferramenta smonteranno il blocchetto per copiare la serratura e fare la chiave. Lasciate fare a loro, a meno, va da sé, non vi raccontino altre favole: nel caso cercate un professionista, oltre che capace, anche onesto. Voi rientrerete in azione nella fase di rimontaggio.

Ecco come funziona il meccanismo: azionando la chiave, il pistoncino (1) esce dal suo alloggio e preme sulla levetta trilobata (2): più precisamente, sul lobo più corto (in basso); siccome il lobo forato è fissato al perno passante, ricevuta la spinta la levetta compierà un 1/4 di giro, di modo che il lobo più lungo [che è incastrato nel supporto del dente (3)] spinga nella direzione indicata dalla freccia, facendo sì che il dente stesso rientri e dunque lo sportello si possa aprire.

Nelle foto sopra ho lasciato la levetta fuori per indicare la corretta posizione: chiuso a Sx e aperto a Dx. La parte più rognosa del rimontaggio è infatti il posizionamento della levetta nel punto di esercizio, di modo che una volta fissata dal perno, il lobo più lungo si trovi effettivamente a fare pressione sul supporto del dente. Vista così è facile:

Ma diventa un po’ più complicato non appena i vari pezzi vengono infilati nell’apposito cilindretto. Comunque insomma, si è visto, lo scienziato non ci vuole.

Del tipo di chiave ne parliamo un’altra volta. Comunque anche se la vostra ferramenta non ha la chiavetta originale (ne dubito proprio) non fa niente: una volta rifatta la chiave, fosse anche una patacca, poi una volta trovata quella giusta basterà riprodurla senza più bisogno di toccare la serratura.

Buon lavoro.

Targhetta Approvazione IGM 0995 OM

30 giugno 2018

Il luogo comune vuole che il buon Dio si nasconda nei dettagli. Sarà: altrimenti non ci sbatteremmo così tanto per trovare minuteria originale. Ma io direi piuttosto che ce li nasconde, questi dettagli, in fondo alla cassetta del ricambista, negli anfratti della rete, e anche in casa, che nasconde ma non ruba.

La targhetta approvazione IGM 0995 OM per la mia veloce l’ho trovata a tempo scaduto su Leboncoin, un sito di annunci francese, per caso, mentre rovistavo in cerca di ricambi per la mia Simca (e ho trovato anche quelli!). E solo ora che la guardo da vicino e la confronto con la soluzione di ripiego, mi rendo conto di quanto sia orrenda la riproduzione che si trova in giro.

Intanto il materiale: lo spessore dell’alluminio è circa la metà dell’originale (occhio ai fori), il taglio agli angoli è approssimativo e i margini sono anche più larghi. Poi la vernice: nell’originale fa spessore, tant’è che le lettere appaiono in bassorilievo e i numeri al contrario vengono in avanti con un effetto piacevole allo sguardo e anche al tatto. I font sono tutti sbagliati: a parte il logo Alfa Romeo, copiato di sana pianta e dunque identico, per il resto non ci siamo proprio: guardate la doppia ‘tt’, la ‘p’, la ‘G’ in IGM… insomma, per chi mastica un po’ di tipografia, è chiaro che qui hanno scelto un font con le “grazie” (forse un Helvetica), quando nell’originale le grazie non ci sono. E, horribile visu: *giulietta con la minuscola!

E così vola via anche l’unica targhetta ‘patacca’ rimasta in auto, la prima a richiamare lo sguardo all’apertura del cofano, e al suo posto subentra quella giusta: sempre di “provenienza sconosciuta” ma originale. Anche da un punto di vista scaramantico diciamo, era quello che ci voleva.

Ma in questo post voglio richiamare la vostra attenzione su un altro giuliettista in cerca di ricambi, il caro amico Marco dalla Sardegna. A lui servono i componenti LUCAS elencati sotto. Li scambierebbe con pezzi Magneti Marelli in suo possesso: un Motorino d’avviamento MT40B e una Dinamo DN44B.

Oppure sgancerebbe il quattrino se il buon samaritano non fosse interessato allo scambio. Vero Marco?

Fatemi sapere, grazie.

 

 

Scuderia Marche

17 giugno 2018

Reimmatricolare un’auto d’epoca priva di documenti e targa, per di più di provenienza estera, non è una passeggiata. Anzi, se state a sentire il folklore che da più parti monta intorno a una normativa in fumoso buracratese, diventerà un vero incubo. Prima cosa: andate nel vostro club: cercate chi ci è già passato.

Ecco il mio: la “Scuderia Marche“. Ci sono arrivato col morale a terra, dopo aver sentito tante “campane”, vagliato un ventaglio di ipotesi finite in altrettanti vicoli ciechi, sentito agenzie specializzate (nel farti venire un ulcera)*. Ebbene nella Scuderia ho trovato gente amichevole, che sa il fatto suo ed è disponibile ad aiutarti veramente. Infatti mi hanno messo sulla strada giusta. Grazie!

Il che non significa che i tutti problemi siano svaniti come per magia, o che sia riuscito a scansare la pila di scartoffie che incombe su ogni pratica del settore.  No; semplicemente, ora so che si può fare e come farlo. Infatti ho avviato la pratica alla luce del sole, senza dover ricorrere a soluzioni strampalate quanto costose e, soprattutto, accantonando l’ipotesi più assurda, quella dell’origine sconosciuta. La burofuffa, però, non ve la toglie nessuno.

Che poi, va detto, non sarebbe nemmeno così borbonica, se non ci si mettessero le amministrazioni regionali (bollo alle 20enni docet) a definire modalità attuative e ambiti di competenza, insomma a incasinare il tutto.

Com’è noto, il fulcro della normativa che ci riguarda è rappresentato dal DM 17.12.2009, che Disciplina le procedure per l’iscrizione dei veicoli di interesse storico e collezionistico nei registri, *nonchè [nonché] per la loro riammissione in circolazione e la revisione periodica. Nell’art. 4.2 c’è scritto:

Nelle ipotesi di veicoli cessati dalla circolazione o di origine sconosciuta, ai fini del rilascio del certificato di cui al comma 1, i registri devono altresì acquisire, per il tramite del richiedente il certificato di cui al comma 1, una dichiarazione rilasciata da ciascuna impresa di autoriparazione intervenuta nei lavori di recupero e/o ripristino e/o manutenzione e/o verifica del veicolo, attestante il tipo di lavori eseguiti e la esecuzione degli stessi a regola d’arte, firmata dal rappresentante legale dell’impresa medesima, con particolare riferimento agli aspetti strutturali, al gruppo propulsore, ai sistemi di frenatura e di sterzo, ai dispositivi silenziatori, nonché ai componenti della carrozzeria.

E qui casca l’asino. Perché, aggiungiamo, “l’impresa di autoriparazioni” che rilascia la/le dichiarazione/i (quanto meno l’ultima) deve trovarsi nello stesso comprensorio della sede competente che effettuerà poi l’accertamento tecnico dei requisiti di idoneità alla circolazione. In altre parole, se volete che la vostra storica sia immatricolata vicino casa anziché a Roma o Barletta, dovete farvela riparare da Ciccio il carrozziere di quartiere. Altrimenti, fornitevi di trailer o automezzo idoneo e sballottate pure la vostra auto da Trieste a Marsala.

Il minimo che si possa dire di questa normativa è che riposa sul presupposto – anacronistico e illiberale – secondo il quale non si ravvede alcuna necessità di ricorrere, per il ripristino di un’auto d’epoca, a professionisti fuori Regione. Il che è già assurdo, ma d’accordo: mettiamo che sotto vi sia una ratio. E se fossi costretto a servirmene (per motivi tecnici diciamo) oppure volessi farlo (perché mettiamo, so che Pinco Pallino, appena fuori provincia, lavora bene e a buon mercato)? Perché mai poi le certificazioni di costui dovrebbero essere irricevibli dalla autorità competenti della mia Provincia?

Insomma se ce la vedete, sta Ratio, fatemi un fischio. Io ci vedo solo l’ennesimo sfoggio di ottusità in una burocrazia scollegata dalla realtà delle cose, che tanto per cambiare dispiega i suoi effetti nefasti su una delle categorie più tartassate: gli automobilisti.

Mi chiedo, per ora sommessamente – ma prometto, sarò un socio rompiscatole – cosa fa, se lo fa, l’ASI per cambiare questa e tante altre desolanti realtà con cui ci tocca di giorno in giorno fare i conti?

* Con una bella eccezione: L’agenzia Bresciana ‘La Luna’ dell’amico Stefano, che mi ha disinteressatamente dato il consiglio giusto.

 

 

I Sessant’anni della Sprint Speciale

10 giugno 2018

Come tutti i grandi eventi, anche le celebrazioni per i 60’anni della Giulietta Sprint Speciale si prendono il suo tempo, tant’è che sono in corso ormai da un bel pezzo, secondo un calendario di eventi dislocati su scala globale che impegna tutti gli appassionati del marchio, dai grandi eventi ai raduni locali.

L’apice di queste saturnalie alfiste, l’omaggio più alto agli uomini che vollero offrirci questo capolavoro di [meccanica e] design, e ci riuscirono, è dovuto non alla FCA e nemmeno al Museo Storico, ma all’iniziativa di un privato, non a caso il più grande collezionista italiano di automobili d’epoca italiane, Corrado Lopresto, che scovò il prototipo della SS in America, lo acquistò, lo riportò a casa e lo restaurò fedelmente, infine lo presentò ai due più importanti concorsi di eleganza al mondo vincendoli entrambi.

Scelta Most Elegant Closed Car tra 200 vetture concorrenti a Pebble Beach nel 2016, il prototipo AR10120*00001* (svelato nel 1957 al Salone di Ginevra), l’anno successivo – nel centenario della nascita del suo designer, Franco Scaglione -, viene presentato a Villa d’Este da Giovanna Scaglione, figlia del grandissimo Franco, dove fa incetta di trofei, aggiudicandosi il premio di classe (Supergioiello –Post-War), il Best of Show della Giuria, e qualora non bastasse a confermare una superiorità stilistica siderale nel suo tempo e oltre, anche il BMW Group Italia assegnato dal pubblico.

Nel lustrarci gli occhi di fronte a questa meraviglia su quattro ruote, ciò che celebriamo quest’anno un po’ dappertutto in Italia e nel mondo, è che da questo prototipo sia partita – dopo la sua presentazione a Torino nel 1958 – la produzione in serie della Sprint Speciale. Certamente diversa, meno BAT , più lunga e pesante, col musetto meno “basso”, più stradale insomma di quanto il prototipo non volesse esserlo rispetto ai tre magistrali esercizi aerodinamici e stilistici da cui nasce. Ma con intatto il suo DNA Alfa e tutti gli stilemi che la resero, non certo un mezzo di trasporto un po’ “esotico”, e nemmeno quella vettura che sin dal nome si segnala “speciale” fra le altre della serie, ma insomma, per dirla con Dennis Simanaitis, qualcosa di completamente diverso: un vero e proprio “automotive love affair“.

E’ così che anche qui da noi, nelle Marche, il club La Manovella del Fermano ha dapprima allestito uno stand a lei dedicato nella fiera annuale che si tiene al Fermo Forum, poi organizzato un grande raduno e tour dalla riviera ai colli ascolani, appena conclusosi .

Come vedete, le “Speciali” erano ben accompagnate da una ‘alleggerita’ altrettanto speciale.

Mancava solo la ‘scoperta’, e la mia, proprio lì in mezzo, avrebbe potuto esibire la propria specialità. Se non fosse, poverina, al momento un pelino impelagata in questioni burocratiche.

Ma niente paura: è questione di giorni e poi, al raduno, questa volta abbiamo il nostro ‘inviato speciale’. Appena arrivano gli scatti, ecco che parte una bella Galleria.

 

Donna al volante…

2 giugno 2018

Su ragazzi, siamo seri, ammettiamolo: sono solo stereotipi radicati in un immaginario collettivo retrogrado e sessita. Le statistiche sono altalenanti: quanto a incidenti oggi vincono loro, ieri eravamo noi, domani chi lo sa. In ogni caso questo post è dedicato a loro, in un giorno particolare…

…quello in cui, anche nel lembo più oscurantista di un mondo che ancora le odia e le teme, le donne hanno conquistato (almeno) questo diritto. Lo so, proprio oggi ci sarebbero cose ben più importanti da celebrare. E vorrei anch’io essere in piazza a Roma a festeggiare quella che ci auspichiamo sia la nascita di una nuova Italia, con quel popolo che dopo tante travagliate vicende è riuscito a spazzare via l’indegna zavorra politicante che ci ammorba da decenni.

Ma faccio i conti con qualche acciacco e i postumi di due lutti in una sola settimana, Maria e Monia: due donne eccezionali a me carissime: a loro va il mio pensiero più dolce mentre rendo omaggio a tutte le donne, anche a quelle più imbranate alla guida 🙂  pur sempre meno pericolose dell’infinita carovana di giovanotti esagitati ed emeriti rincoglioniti alla guida sulle nostre strade, tutti quanti maschi.

Quella che vedete sopra è niente meno che Ada Pace, leggenda dell’automobilismo italiano, la più grande “corridrice” (come le chiamavano al tempo) e “uno dei piloti (senza far distinzione di sesso) più forti della sua generazione”.  Quella che vedete sotto invece potrebbe essere l’immagine della prima donna araba al volante.

Finalmente a partire da giugno 2018, nell’ultimo paese al mondo in cui vigeva ancora questa assurda restrizione, alle donne sarà consentito guidare auto e moto. Certo, non illudiamoci sulla bontà delle ragioni alla base di questa decisione: non è quel passo storico verso la parità che in molti ingenuamente hanno creduto, ma bieca opportunità economica, consumismo nudo e crudo. Eppure, dico io, non si può mai sapere quali potrebbero essere, un domani, le ripercussioni su quella società di questo piccolo spostamento nei rapporti fra i sessi.

Voglio dire se quei barbudos inquattrinados da fare schifo a forza di pompare oro nero in tutto il globo sono disposti ad abdicare a un potere di millenaria tradizione per altro denaro, allora significa che quel (dis)valore culturale si mostra ormai senza parentesi, che moralmente sono alla frutta e che un domani potrebbero vendersi anche il deretano. Quindi, al di là del fatto che questo ripiego altrettanto integralista sul modello consumistico americano mi sembra la cosa più preoccupante in tutta la faccenda, ciò non toglie che le donne potrebbero cogliere l’occasione per approfittarne, per esempio, non comprando una sola dannatissima macchina, e un domani sperare di rovesciare la situazione.  A quanto pare c’è già chi un’idea se l’è fatta.

A presto.

 

MM 2018: tris di Alfa. Imbattibile Tonco

20 maggio 2018

Podio tutto Alfa Romeo alla 36° edizione della rievocazione storica della corsa più bella del mondo, tutte 6C: 1500 GS “TESTA FISSA”, 1500 SS e 1750 SS ZAGATO. Sul gradino più alto ancora una volta l’argentino Juan Tonconogy, questa volta in coppia con Barbara Ruffini, moglie navigatrice.

Quale modo migliore di festeggiare i 90° anniversario della prima delle 11 vittorie ottenute dalla casa del biscione nel 1928, quando Campari e Ramponi portarono al traguardo un esemplare di 6c 1500 SS come quello custodito nella Macchina del tempo di Arese, guidato oggi di nuovo sul podio bresciano da Moceri e Bonetti?

Gioia immensa per tutti gli appassionati e auspicio per il futuro del marchio, che festeggia questo simbolico traguardo con una galleria di 90 immagini in cui un presente fino a pochi anni fa inimmaginabile, incorniciato da altrettanti luoghi di sublime bellezza tutta italiana, si rispecchia in quel passato glorioso che rende assolutamente unica e inimitabile l’Alfa Romeo.

Congratulazioni all’imbattibile regolarista argentino, viva la Mille Miglia e viva l’Alfa, nata e rinata per stupire, emozionare e vincere!

 

Giulietta in posa per il CRS

13 maggio 2018

Scattare le foto per il CRS (Certificato di Rilevanza Storica e Collezionistica) in un garage pieno zeppo di auto non è una buona idea: all’ASI potrebbero non gradire. E se fuori piove? Nemmeno a dirlo, nelle ultime due settimane, ogni volta che imbracciavo la mia Canon… toh, veniva giù a catinelle.

Ma giovedì scorso, in faccia alle previsioni che su Perugia minacciavano uno sciame di temporali, mi sono messo in macchina, ho rischiato ma ci è andata bene: siamo riusciti a farle tutte. Un po’ di fretta perché appunto sembrava che dovesse arrivare il finimondo, ma dopotutto non devono mica andare sul catalogo di Villa D’Este: basta che l’auto la si veda nelle inquadrature richieste. Eccole.

Oltre alle foto del veicolo prima del restauro e di quelle del restauro stesso (troppe ne abbiamo viste ormai), la prima da “graffare” a pag. 7 è la vista 3/4 anteriore lato destro. Troppo alta? Angolata? Non abbastanza ravvicinata? Niente paura ne ho qualcuna di riserva.

Per le vetture “aperte” è richiesta ovviamente anche la foto a capote abbassata, cosa che per i motivi addotti sopra (rischio pioggia, governo ladro!), un po’ a naso abbiamo rimandato a fin seduta; intanto però è arrivato quel c… di camion) 😛

Sotto nella stessa pagina ci va la vista 3/4 posteriore lato sinistro; come prima, aperta e chiusa. E qui l’inquadratura è stata banalmente condizionata dal paesaggio retrostante, che a capote chiusa sono riuscito a nascondere, mentre una volta abbassata… eccoli: i buzzichi daa ‘monnezza! Pazienza.

Quindi la selleria, che dev’essere inquadrata in modo che siano ben visibili, va da sé, i due sedili, ma anche “il rivestimento del tunnel, del pavimento e delle porte”. Cosa quest’ultima che, nella fretta, mi è sfuggita: infatti, per avere una migliore illuminazione su tutto il resto, entrambe le portiere sono rimaste aperte. Corriamo ai ripari “graffando” altre due foto scattate durante i lavori di tappezzeria.

Queste ultime tre immagini sono state rielaborate in modo da adattarle alle proporzioni richieste dall’ASI, vale a dire cm 14 x 10.

Si passa dunque alla punzonatura del numero di telaio, che dev’essere completa di “eventuali prefissi e/o suffissi”. La foto va scattata da vicino in modo da consentire la leggibilità. Ebbene qui ne abbiamo un bel assortimento: su prima vernice, su lamiera nuda, in primer e a lavoro finito.

 

Poi il motore. Qui la foto è un po’ troppo abbondante. Forse meglio stringere sul motore e lasciare stare il musetto e, possibilmente, presentare una inquadratura frontale e due dai lati.

Infine le varie targhette: in primis quella di “identificazione del numero del telaio e del motore” (che nel mio caso, essendo una 101, identifica solo il tipo di propulsone, un 106, non il numero), poi – ma non è specificato: io ce la metto lo stesso – quella di omologazione / approvazione (l’unica che ho in riproduzione: se ne avete una originale la pago a peso d’oro, tanto è alluminio 🙂 )

Fatto, non servono altre immagini. Il resto è riempire scartoffie con dati su dati (sulla pag. 4 c’è da perderci mezza giornata), dichiarazioni e ancora dichiarazioni: sostitutive dell’atto di notorietà, di corretta conservazione [!?], di assunzione di responsabilità e altre cosucce del genere, fra cui alcune non precisamente chiarissime.

Ragion per cui martedì prossimo, munito di Domanda di Rilascio debitamente compilata o giù di lì, mi recherò al mio club (non ve l’ho detto: mi sono associato alla Scuderia Marche – ve ne parlo la prossima settimana) per controllare assieme a chi è più esperto di me che tutto sia a posto prima di consegnare e spedire il “libriccino“.

A presto

 

 

 

 

Ghostbusters

6 maggio 2018

Non so se anche fantasmi, ma nel mio garage c’era di tutto: impensabile dare alla Signorina un’accoglienza dignitosa in quel bordello di sporcizia e disordine. Così ho fatto la mia parte (ehem ci ho provato) e per il resto ci hanno pensato due acchiappafantasmi bene attrezzati.

Fantasmi non credo insomma; una cosa è certa però: per ancora qualche settimana (mesi?) la Giulietta dovrà convivere con quello zombie della Simca, che sia pur tiepidamente si ostina a tornare in vita. Infatti lo smontaggio non è precisamente a buon punto, per cui prevedo che non sarà facile tenere pulito.

Ma peggio del soprannaturale c’è la natura stessa: l’umidità! Ho fatto delle prove il cui risultato è davvero desolante. Come tutti i locali situali al pian terreno, anche il mio garage tende a imitare la palude. Ho lasciato in giro un paio di chiavi Alfa Romeo appena spazzolate a mola per vedere quanto ci mettevano ad arrugginire. Un mesetto? Circa: in un paio di settimane erano imbiondite, in un mese si può dire anche arrugginite. Quindi, la soluzione è una e si chiama Car capsule.

Sarà efficace? Vedremo.